Liberi Comuni, la nuova Costituzione è un cantiere aperto

di RIVO CORTONESI

Mi sembra doveroso fermarmi a riflettere un attimo sullo stato dei lavori intorno al progetto della nuova Costituzione dei LIBERI COMUNI, che è parte integrante del modo in cui ci presenteremo alle prossime elezioni politiche italiane, e di farlo pubblicamente. Se fossi di sesso femminile il miglior paragone sarebbe quello con Penelope. Infatti, come la moglie di Ulisse tesseva la tela di giorno per disfarla di notte, anch’io mi trovo a fare la stessa cosa, per quanto temporalmente invertita: disfo di giorno quello che, in tema di nuova Costituzione, scrivo di notte.

Con parecchia presunzione potrei anche paragonarmi a quegli artisti, che alla fine di un lungo e travagliato lavoro per portare a compimento la loro opera, cominciano a girarle intorno avvertendo sempre più forti i sintomi della loro insoddisfazione. Sicché ad un certo punto decidono di porre fine alla loro macerazione distruggendola. Di questo massacro interiore sono complici gli amici, che in modo superiore a quanto io sospettassi, hanno reagito alla mia richiesta di fornirmi le loro impressioni sulla bozze, via via aggiornate, della nuova Costituzione (l’ultima release è quella datata 22 marzo 2014).

Tante e tali sono state le osservazioni, gli emendamenti, le domande, le richieste di integrazioni che alla fine questa nuova Costituzione mi è esplosa tra le mani. Tutti i contributi erano pertinenti, come sintetizzarli, come ordinarli, dove metterli? Dove fermarmi all’enunciazione di un principio e dove scendere fino o quasi ai dettagli di un provvedimento? E con quali norme affrontare la fase transitoria di passaggio tra l’attuale ordinamento costituzionale e quello nuovo? Per non parlare di tutte le questioni aperte: debito pubblico, titoli di Stato, ecc.

Alla fine questo cantiere aperto mi è sembrato superiore alle mie forze. Ma, come spesso capita, a volte le imprese impossibili dipendono da un errore di approccio alla loro realizzazione e dalla metabolizzazione di condizioni al contorno sbagliate. Vediamo prima queste ultime.

Ho capito che, nella formulazione della nuova Costituzione, stava avendo su di me una forte influenza quello che, da un po’ di tempo, sta accadendo qui in Svizzera: il vizietto di rinforzare l’attuazione di una norma scrivendola nella Costituzione. Anche l’approccio al cantiere era sbagliato: davo troppa importanza agli arredi  e ai rivestimenti senza aver riflettuto abbastanza sui blocchi portanti in cui avrebbe dovuto articolarsi l’edificio. Mi era già accaduto, sette anni fa, quando decisi di staccare dal chiodo la bici che vi avevo appeso molti anni prima. Alla prima salita, presa come veniva, dissi tra me: “Non ce la farò mai più, non riuscirò neppure a rialzarmi più sui pedali, è passato troppo tempo …”.

Eppure, per quanto l’età non fosse più quella giovanile, non era la mancanza di forze che mi impediva di fare la salita, ma la mancanza di testa, di approccio ragionato a come affrontare quella sfida, ormai per me inusuale. A poco a poco ho ripreso confidenza con il mezzo meccanico, sono tornato a capirlo e lui a capire me. In questa riacquista simbiosi perfetta tra ciò che potevo dare e ciò che lui, cioè meglio, lei, la bici, poteva darmi, ho ripreso a rifare salite che pensavo, qualche tempo prima, impossibili. Ho sentito che difronte a questo cantiere aperto, mi stavo comportando allo stesso modo di quel giorno di sette anni fa davanti alla prima salita affrontata maldestramente. Ma, a differenza di quanto accaduto con la bici, in questo caso mi stavo rassegnando all’incapacità di non saper relazionarmi con il problema.

Poi è accaduto un evento fortunato, quelli che ogni tanto, anche se raramente, capitano nella vita  delle persone e le aiutano ad uscire dal tunnel dove si erano infilate. Qualcosa di simile, con le giuste proporzioni, deve essere accaduto anche a San Paolo, folgorato sulla via di Damasco. Un amico, diversamente dagli altri che hanno collaborato, direi con grande acutezza, sui contenuti della nuova Costituzione, si è preso la briga di entrare nel merito della «struttura» della Costituzione, cioè di quello che si stava rivelando il mio problema più grande, illuminandomi.

Mi ha scritto, tra l’altro:

– Lascia fuori i Princìpi dalla Costituzione, sono di un livello gerarchico superiore, meritano una lista a parte;

– Scrivi la Costituzione includendo in essa solo le norme istituzionali, cioè quelle che definiscono le istituzioni dei Comuni, ne identificano le funzioni e ne separano i poteri;

– Fai in modo che le nuove norme istituzionali separino il potere di chi decide i provvedimenti da chi dovrà custodire e difendere i Princìpi, in modo che vi sia una sola istituzione che si occupi dei Princìpi e tante istituzioni che si occupino dei provvedimenti quanti sono i Comuni, le quali potranno approvare provvedimenti e regole particolari diversi, ma nessuno in contraddizione con i Princìpi;

-Scrivi, se lo ritieni necessario, un Programma che includa (imponendoli a tutti i Comuni) i punti inclusi nella Costituzione che mi hai inviato. Dai a questo programma un livello gerarchico inferiore a quello della Costituzione. Questo programma, naturalmente, non deve includere nessuna norma istituzionale (tutte le norme istituzionali stanno infatti nella Costituzione) e nessun Principio (tutti i Princìpi stanno infatti nella lista dei Princìpi).

Ecco, adesso ho la chiave per capire come allocare l’enorme contributo di quanti, tra i miei amici, mi aiutano in questa opera titanica, che non sarà né facile né breve, ma sicuramente pronta per quando andremo a parlarne nei santuari mediatici fino ad ora, ma non per sempre, inaccessibili ai libertari. La salita è lì, davanti a noi, è dura, ma adesso sappiamo come affrontarla. Non è poco. Tutti coloro che la stanno percorrendo con me avranno la giusta menzione nella presentazione della nuova Costituzione, se non mancherà il loro consenso.

Vogliamo mettere insieme una lista di Princìpi, una Costituzione e un Programma di attuazione quali non si sono mai visti prima. Non siamo modesti, ma siamo prodighi. Chi, per altre via sta inseguendo lo stesso obiettivo, quello della difesa della proprietà privata, e quindi della libertà, potrà attingerne a piene mani. È tutto gratis!

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2 Comments

  1. Caro Gian Piero, ho già dato il mio “mi piace” alla tua nota su Facebook.
    Il percorso di riformulazione della nostra proposta politica va nella direzione da te indicata.
    Il tuo scritto mi rafforza nella convinzione che questa “virata” ci voleva.
    Adesso vediamo cosa ne esce fuori.
    MI sforzerò al massimo delle mie possibilità per partorire un quadro operativo coerente entro il quale poter tornare a coltivare le nostre personali speranze e soddisfare i nostri altrettanto personalissimi bisogni.
    Grazie per il tuo importante contributo in tal senso,
    Rivo

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