L’ex assessore finito in carcere rivuole il suo posto alla Asl

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Le malelingue dicono che ormai nessuno vuole più mollare la poltrona: neppure chi finisce in carcere con l’accusa di voto di scambio con la ‘ndrangheta. Del resto, un uomo delle istituzioni vuol sempre restare al servizio del cittadino. L’ex assessore regionale Domenico Zambetti, 61 anni, vuol tenersi stretto il posto da dirigente all’Asl di Milano, dove ha iniziato la carriera. L’altro ieri al Tribunale del Lavoro è stato discusso il suo ricorso contro l’Asl che – in seguito alle indagini della Procura – l’ha licenziato con un provvedimento del manager Walter Locatelli.

L’arresto di Zambetti, avvenuto lo scorso 10 ottobre, è stato il colpo definitivo per il governo ventennale di Roberto Formigoni, già minato dalle inchieste giudiziarie sulla sanità: il Consiglio regionale si è sciolto il 26 ottobre, dopo un terremoto politico-istituzionale. Dopo sei mesi di carcere, oggi l’ex assessore è libero. E, difeso dagli avvocati Giuseppe Cusumano e Giuseppe Giannì, contesta il licenziamento. «È avvenuto solo sulla base di accuse e non di fatti», spiega Cusumano. Chiunque è innocente fino a prova contraria – è la linea di difesa – e qui non c’è neppure la sentenza di primo grado. Il giudice si esprimerà a giorni.

DA: WWW.CORRIERE.IT

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