A VOSTRA INSAPUTA ECCO L’U.R.S.E, L’UNIONE SOVIETICA EUROPEA

di GIANMARCO LUCCHI

Il premier italiano Mario Monti è stato investito del compito di costruire l’Europa unita. Politicamente unita, sfruttando le condizioni propizie per la cessione della nostra sovranità. Ma noi cittadini non ne sappiamo praticamente nulla. Questa Europa unità la insegue Monti, la insegue Mario Draghi, la inseguono Merkozy, il duo Merkel-Sarkozy. Tutti la vogliono, questa Europa unita, tranne i popoli che la compongono. Ma questo è meglio non dirlo, perché ogni volta che a un popolo è stato concesso di esprimersi sul tema, ha bocciato il progetto. Un referendum in Irlanda ha bocciato il Trattato di Lisbona. I referendum francesi e olandesi hanno bocciato la nuova Costituzione Europea. Ogni volta che questo accade, la UE trova un modo nuovo per aggirare la volontà popolare. La Costituzione Europea, gettata dalla finestra, è rientrata dalla porta dentro al Trattato di Lisbona. L’Irlanda è stata costretta a ripetere il referendum e a votare sì. In Grecia, il referendum sull’austerity è stato impedito dalle banche prima ancora di riuscire ad essere indetto. Come dice Nigel Farage (nella foto), politico britannico leader dell’UKIP: l’Europa conosce solo due risposte possibili alle consultazioni popolari: “Sì” e “Sì, per favore!”.

In Italia un referendum sulla questione è tabù. Nessuno lo chiede. Nessuno lo concede. Il Trattato di Lisbona è stato ratificato dal Parlamento a Ferragosto del 2008, quando la gente distratta dalle vacanze. Una questione di mera precauzione, quasi inutile. Se lo avessero ratificato in qualsiasi altro giorno sarebbe stato lo stesso: i media avrebbero comunque parlato d’altro. Mercoledì della scorsa settimana, nel silenzio pressoché generale, il Parlamento italiano all’unisono ha conferito a Mario Monti il mandato ufficiale di costruire Gli Stati Uniti d’Europa. Un passaggio di consegne dopo le dimissioni del professore dalla Commissione Trilaterale, che lo impegnava allo stesso obiettivo.

Nessuno, però, chiede ai cittadini se sono d’accordo. Siamo una democrazia rappresentativa, è vero, ma sulle questioni di grande interesse – e questa non può che esserlo – una vera democrazia consulta il popolo. Da noi invece nulla. Forse per questo nessun dibattito pubblico è stato organizzato in televisione, nemmeno in quella pubblica, che pure dovrebbe contribuire ad aprire la testa della gente. Meglio Schettino e i plastici della Concordia.

Le mozioni presentate sono state approvate tutte, tranne quella della Lega Nord. Tutte hanno impegnato il governo a rafforzare i trattati europei e a costruire una unione fiscale, economica e in molti casi anche politica. Ora non possiamo più dire che Monti persegua i suoi obiettivi. Persegue quelli del Parlamento, cioè i nostri. Siamo stati unificati a nostra insaputa.

La mozione della Lega chiedeva al Governo di costringere l’EBA, l’autorità bancaria europea, a tornare sui suoi passi per quanto riguarda le norme sulla capitalizzazione che rende povere le nostre banche, con evidenti ricadute sulla nostra economia, e ricche quelle tedesche. Una proposta che ha rimediato 53 sì e 400 no. Al Parlamento italiano non interessa se Unicredit è costretta alla ricapitalizzazione, finendo per addebitala sui nostri conti correnti. D’altra parte che gliene frega al PDL, il partito che era al governo quando l’EBA, nell’assenza totale dell’Italia da ogni tavolo di lavoro, prendeva questa decisione assolutamente iniqua.

Ma è proprio Angelino Alfano, a sorpresa, che dopo avere parlato del “Grande sogno degli Stati Uniti d’Europa”, conferma che questo loro sogno per il popolo si è sempre rivelato un incubo.

“ Presidente del Consiglio, se chiediamo a un nostro concittadino se per lui l’Europa ha un mercato, qualunque nostro concittadino ci risponderebbe che un mercato lo ha; se chiediamo a qualunque nostro concittadino se l’Europa ha una moneta, qualunque nostro concittadino ci risponderebbe che ha una moneta, l’Euro; se chiediamo a qualunque nostro concittadino se l’Europa ha un popolo ed è un popolo, credo che qualunque nostro concittadino ci risponderebbe di no, che l’Europa non ha ancora un popolo. È questo l’insegnamento di questo decennio, l’idea, cioè, che il mercato e la moneta non sono in grado di costruire un popolo. […] E forse anche per questo, quando a ratificare i Trattati sono stati chiamati i Parlamenti, i Trattati sono stati ratificati immediatamente, ma quando a ratificare i Trattati sono stati chiamati i popoli europei con i referendum confermativi l’Europa ha preso e ha subito gran dispiaceri ”.

E subito dopo chiede “la rapida entrata in funzione dell’European stability mechanism (Esm)”, in italiano il MES , “migliorato quanto a modalità di azione e a quantità di risorse”. Come se 125 miliardi di euro da sganciare sull’unghia per gli italiani non fossero già abbastanza, e come se la totale impunità e inviolabilità delle sue sedi e dei documenti personali dei suoi governatori (tra cui Mario Monti) fossero garanzie ancora troppo deboli.

L’Italia dei Valori, viceversa, prima di impegnare il Governo a “un rafforzamento delle politiche di coesione europea con misure e provvedimenti che delineino una vera unione politica del continente”, ci spiega che la crisi iniziata il 7 luglio 2007 con il crollo dei mutui subprime era sostanzialmente una crisi del debito privato, e che dopo l’iniezione di liquidità per oltre 6 mila miliardi di cui hanno beneficiato le banche (ma Bloomberg ha svelato recentemente che solo la FED, di nascosto, ha pompato più di 7700 miliardi di dollari a tutte le istituzioni bancarie americane), queste ultime hanno deciso di reinvestire nei debiti sovrani, che erano più sicuri. “Ma”, aggiunge la mozione presentata da Massimo Donadi, “essendo i tassi pagati dagli Stati molto bassi, si è pensato di operare un attacco speculativo sui debiti sovrani dei Paesi dell’Unione europea ritenuti più deboli, obbligando questi ultimi ad alzare i loro tassi di interesse”.

Erano i tempi della corsa in su dello spread e del “Fate presto!” del Sole 24 Ore. I tempi della fulminea ascesa di Mario Monti. Quelli in cui tutti erano d’accordo che non c’era il tempo di restituire la parola agli elettori. I tempi in cui la crisi indotta rendeva il momento propizio per proseguire nella cessione di parti di sovranità nazionali.

Da alcuni giorni, in ogni caso, l’Italia ha impegnato il suo presidente del Consiglio a perseguire il “Grande sogno degli Stati Uniti d’Europa”. Ma per non “dare subito gran dispiaceri” alla UE, direbbe Alfano, a voi non è stato detto niente. Perchè la loro vera aspirazione è l”U.R.S.E. (Unione delle Repubbliche Socialiste Europee).

 

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