L’Europa sempre più in crisi preoccupa Obama che chiama a rapporto Monti

di FABRIZIO DAL COL

L’euroscetticismo dilaga. Sul rischio di un dissenso popolare crescente verso la Comunità Europea  Monti si era espresso anzitempo. Il premier aveva paventato, ancora nel mese di agosto, il dubbio che la moneta unica potesse rivelarsi in futuro un fattore disgregante per la costituenda Europa Politica. L’ambasciatore americano David Thorne ha reso pubblico in queste ore la notizia dei “frequenti contatti tra presidente Usa e premier  Italiano su Eurozona”, sostenendo anche che “Obama fa affidamento, diciamo, sul premier e sulla sua opinione su come stanno andando le cose nella zona europea perché Monti ha molta esperienza in questo campo”. Gli ultimi sondaggi  effettuati in Germania e in Francia al riguardo oggi sono lì a  confermare quelli che erano i dubbi del premier Italiano e vedono i cittadini francesi e tedeschi  fortemente contrariati dalla partecipazione alla moneta unica Europea. Il quotidiano francese Le Figaro aveva commissionato una inchiesta all’istituto Ifop facendo il raffronto con il dato di vent’anni fa con il referendum sul trattato di Maastricht dove i ‘sì’ passarono per poco, ma rappresentavano comunque la maggioranza, il 51 per cento. Oggi, invece, il 64 per cento dei Francesi ha cambiato idea e voterebbe contro. Il 60 per cento, per altro, non vuole un’unione economica  e di bilancio ‘troppo rigorista’, anche se il 65 per cento è contraria ad abbandonare l’euro, per i probabili rischi di questo momento. Anche la Germania ha voluto sondare la sua popolazione e il 65 per cento dei tedeschi ha ritenuto oggi peggiorata la propria vita personale, ritenendo che sarebbe stata migliore se il loro Paese avesse conservato il marco. Ci sono poi i Paesi come la Finlandia e l’Austria che rimpiangono già oggi la scelta di essere entrati a far parte della eurozona. Per la Finlandia, il primo ministro Erkki Tuomioja ha sostenuto che “la fine dell’euro non significherebbe quella dell’Unione europea, anzi potrebbe permettere alla Ue di funzionare meglio”. In Austria invece, da tempo il governo è impegnato a proporre un meccanismo che permetta l’espulsione dalla zona euro di chi non rispetta le regole sui bilanci pubblici. La Bulgaria voleva fino a ieri  entrare a far parte dell’Europa, oggi invece preferisce l’attendismo in quanto, consapevole di essere lo Stato più povero d’Europa, ma anche di avere una finanza pubblica virtuosissima, oggi teme che entrare in Europa possa finire col rimetterci. Infatti il ministro degli esteri bulgaro Simeon Djankov all’inizio di settembre ha dichiarato  al Wall Street Journal  che “il nostro Paese non otterrebbe alcun beneficio, solo dei costi”. Aggiungendo poi : “Noi bulgari vogliamo sapere per chi dovremo pagare, se entriamo nell’area euro. In ogni caso, è un rischio troppo forte, finché non sapremo quali sono le regole e cosa diventeranno fra uno o due anni”.

La Lettonia e l’Estonia, che avrebbero dovuto aderire alla moneta unica come la Lituania entrata nel 2011, hanno però bloccato il processo e da tempo non hanno più interesse a parlarne. Jacek Rostowski,  ministro delle finanze polacco, ha voluto fare delle precisazioni circa la partecipazione all’Europa della sua Polonia e, poco convinto forse anche per l’euroscetticismo sempre più dilagante, ha preferito cautelarsi. Ha reso noto infatti che la Polonia ha sempre ambìto all’adesione all’Euro ma data la controtendenza del suo Paese rispetto alla crisi economica europea, ha voluto sottolineare che “non possiamo trasferirci in una casa in cui alcuni elementi architettonici non sono ancora stati realizzati. C’è il rischio che un muro ci crolli addosso”. Il Regno Unito, il paese più scettico sulla moneta unica , si guarda bene dal solo pensare alla partecipazione europea e il premier Cameron si è impegnato con i suoi elettori a non aderire all’Euro durante il suo mandato ovvero fino al 2015. Infine la Danimarca, che beneficia di un opting-out per cui la sua valuta è legata all’euro senza l’obbligo di adottare la moneta unica Europea: era stato previsto un nuovo referendum che doveva tenersi nel 2011, ma poi è stato procrastinato come già accaduto con quello previsto per il 2008. Stavolta però ci hanno aggiunto che la data per tale consultazione non è stata ancora decisa né verrà decisa a breve.

 

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