L’Europa: e adesso buttatevi giù dal water

bagno_04di GIUSEPPE REGUZZONI
C’è un re, nel “Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry che ogni giorno ordina al sole di sorgere e di tramontare. Il Sole sorgerebbe e tramonterebbe comunque, ma il re è tutto contento, perché si sente potente ed è convinto che il Sole gli ubbidisca. Il re del Piccolo Principe è buffo, finanche assurdo, dato che è l’unico abitante del suo pianeta, ma non è pericoloso. E nessuno paga delle tasse stratosferiche per mantenerlo al suo posto. Basta lasciarlo fare, nel suo angolo nascosto di universo. Le cose sarebbero ben più complesse se, a lui che crede di governare il moto del Sole, fosse data la possibilità di disporre realmente di qualcosa e di qualcuno. Sembra che a Bruxelles si sentano come il re del Piccolo Principe: devono dare ordini. Non importa quali, ma devono darli, fosse anche solo per ricordarci chi comanda davvero. Il problema è che, questa volta, sul loro pianeta ci siamo anche tutti noi.
L’ultima nuova da Bruxelles, puntualmente smentita, ma, a quanto pare veritiera, riguarda le nostre docce, le nostre vasche da bagno e persino i nostri water, più volgarmente detti “cessi”.
Dopo le disposizioni sulla curvatura di cetrioli e banane, pare stia arrivando una raffica di disposizioni sulla regolazione del consumo domestico d’acqua a uso igienico. Non ci sono ancora atti ufficiali e, quindi, per il momento, da Bruxelles smentiscono, ma sono stati commissionati i soliti studi ad hoc, alle solite agenzie europee, e il risultato è già foriero di future disposizioni per il bene dei cittadini europei: bisogna consumare meno acqua. Si badi che, proprio per evitare sorprese (con il solito linguaggio criptico della Commissione si parla di: «esiti indesiderati»), gli studi che preparano gli interventi normativi dell’Unione Europea sono pressoché secretati. Accade anche, e non di rado, che quando i risultati non piacciono, essi vengano semplicemente ignorati o considerati non vincolanti, in base all’assioma eurocratico per cui «l’autorità decisionale compete alla Commissione Europea e non agli scienziati incaricati delle ricerche». L’acqua è certamente un bene prezioso ed è quindi importante sviluppare una cultura dell’acqua che, peraltro, in passato non è affatto mancata, soprattutto quando l’utilizzo e il governo delle acque era affidato alle comunità locali. Già il fatto che a decidere dei fiumi alpini siano, ex lege, Roma e Bruxelles è qualcosa di contro natura, oltre che, con tutta evidenza, contro la geografia. Ma la soluzione che la Commissione prospetta è tutto tranne che sulla linea di una cultura dell’acqua “dal basso”.
Si parla già di rubinetti e miscelatori omologati UE, con obbligo di sostituire quelli esistenti. Si parla anche di sistemi di controllo automatico dei consumi di acqua domestica, con tanto di rubinetterie a blocco o docce “con tasto a tempo”, più o meno come il water. Qualcuno fa anche una data: dal 2014 in poi,  con obbligo, a cascata, di adeguamento progressivo, con conseguente nuovo capitolo di spesa per i proprietari di case. Forse è questo il modo in cui la Commissione intende rilanciare l’economia …
Ci sarebbe da ridere, se non fosse che gli studi dei reucci di Bruxelles hanno già comportato non pochi danni per i bilanci delle nostre famiglie. Il Sole sorge e tramonta anche senza la Commissione, ma, per grazia ricevuta, essa ha il potere di obbligarci a cambiare i rubinetti e le docce di casa nostra. E pazienza se, certamente, si risparmierebbe molto di più abolendo la Commissione e i suoi privilegi.

 

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