LETTONIA, RUSSO SECONDA LINGUA? L’80% DICE NO!

di CARLO GATTI

E’ uno dei paesi baltici che – un attimo dopo la caduta del muro di berlino – s’è ripreso la libertà. Ora, ha rafforzato questa sua voglia di indipendenza dalla Russia, della quale conserva pessimi ricordi.

Oggi, è stato ufficialmente bocciato in Lettonia, con un referendum popolare, il russo come seconda lingua ufficiale.

Secondo i dati diffusi dalla commissione elettorale, relativi allo spoglio delle schede in quasi la metà dei seggi, l’80,97 per cento dei lettoni ha respinto la lingua che durante il periodo sovietico era imposta come prima. Hanno votato il 69,23 per cento degli aventi diritto.

La Russia ha accusato la Lettonia di “aver violato i suoi obblighi internazionali” per non aver accettato la presenza di osservatori russi al referendum. Il risultato della consultazione ha provocato, come era prevedibile, “lo sconcerto” di Mosca, almeno secondo quanto ha precisato un portavoce del ministero degli esteri russi, Alexadr Lukashevich, che ha anche ruchiesto son urgenza “una spiegazione” da parte delle autorità lettoni.

L’esito – secondo il russo – “non riflette pienamente l’umore nel paese. Lo ha affermato ricordando che 319mila persone residenti in Lettonia di origine russa non hanno la cittadinanza lettone e non possono quindi votare. “Auspichiamo – ha concluso Lukashevich – che la voce di tutta la popolazione lettone che parla russo sarà ascoltata.

Ancora: secondo Vladimirs Lindermans, il leader del movimento Lingua Madre (russofoni), da oltre vent’anni i cittadini lettoni di lingua russa sono trattati come cittadini di serie B perché privati del diritto di utilizzare la loro lingua madre in situazioni ufficiali e nei rapporti con lo Stato. Al contrario il presidente lettone, Andris Berzins, che aveva definito il referendum “assurdo”, sostiene che i lettoni abbiano problemi più seri a cui pensare, come l’uscita dalla pesante recessione degli ultimi anni.

Intanto, il popolo sovrano ha scelto.

 

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