L’erba del Ticino non è più verde. Arriva l’onda di licenziamento dei frontalieri

Le prime notizie arrivano dalla stampa del Canton Ticino.

Ed ecco infatti  che il settimanale Il Caffè dà alcune anticipazioni.

“Stando alle prime informazioni giunte ai sindacati, sono già centinaia, da un mese a questa parte, le disdette di lavoro registrate soprattutto nel settore della ristorazione e in quello delle agenzie di lavoro interinali. Stando a fonti italiane, delle regioni di frontiera lombarde e piemontesi, da dove proviene gran parte dei circa 67mila lavoratori pendolari, coloro che hanno ricevuto una disdetta o che, nel caso della ristorazione, si sono visti sciogliere dei contratti stagionali in fase di definizione proprio nelle scorse settimane, sarebbero già migliaia. C’è chi parla di seimila”.

Cifre ufficiali in Svizzera ancora non ce ne sono perché lavoratori frontalieri si registrano in Italia.

Come a casa nostra, i settori più colpiti sono quello della ristorazione e delle agenzie interinali.
E specifica amaramente Il Caffè: “Le imprese che nelle settimane scorse hanno chiesto il lavoro ridotto potranno comunque, a seconda dell’evolvere della situazione, sciogliere dei contratti di lavoro. La penale è relativa solo al pagamento totale dei mesi di disdetta.
Quale sarà l’ondata di senza lavoro che si registrerà in Ticino, anche al netto del numero dei frontalieri licenziati, non è ancora dato sapere”.

L’ultima edizione del Caffè, uscita domenica 5 aprile parlava di una emorragia del 10 per cento.

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