Leoni, urbanistica e Città Stato

di Giuseppe Leoni – Cos’è l’urbanistica? A tale domanda posso rispondere che l’urbanistica è un approfondimento culturale di grande complessità, un’avventura dello spirito e dell’intelletto per l’uomo moderno; è una tematica nata agli albori degli anni 30 e che ha come finalità il miglioramento della “qualità della vita” per il singolo abitante del territorio; ma anche in egual modo per tutti i singoli abitanti e dunque per l’intera comunità territoriale. Io affermo che l’urbanistica si deve porre come motore di progresso sociale concreto ed effettivo. Ma questa che ho chiamato avventura dello spirito, non è sorta per caso fortuito o per folgorazione nella mente di qualcuno; essa è nata per forzata conseguenza allo spontaneo svilupparsi di una inopinata fenomenologia sociale a livello prima europeo e poi mondiale.

Dunque possiamo dire che l’urbanistica moderna, vale a dire l’urbanistica come avventura dello spirito, come approfondimento intellettuale e come creazione nuova ed artistico-culturale è la sua nascita indispensabile al futuro dell’uomo e delle sue comunità. Risale agli anni 30, quando le nostre città e il nostro territorio vivevano una realtà ancora incontaminata; solo le scelte politiche scellerate  dei nostri amministratori (vedi tangentopoli ed ultimamente Milano per ora) li hanno portati a quel disastro sociale, territoriale, ambientale e culturale, che tutti noi ora dobbiamo vivere giornalmente.

Dunque, se la finalità dell’urbanistica è quella di migliorare la qualità della vita quotidiana di tutti i singoli abitanti del territorio, e se essa si pone come autentico motore di progresso sociale concreto ed efficace, ecco il suo grande compito: dominare il fatto fenomenologico testè descritto, cioè guidare, plasmare, preservare, valorizza tutto il territorio e di conseguenza le città. Compito evidentemente di altissima tensione concettuale e spirituale. Molti pensano che l’urbanistica sia un modulario per costruire le case. Invece come abbiamo visto essa è un fatto politico sociale di primaria importanza e di grande complessità. E perciò l’urbanistica deve assumere come base di studio tutto il territorio, considerandolo in ogni sua articolazione naturalistica; non deve limitarsi, come attualmente capita, ai confini comunali, più o meno edificati, dando la possibilità ad un manipoli di politici senza scrupoli di sviluppare una logica decisionale e spartitoria delle aree, lontana dalle dovute attenzioni alla qualità della vita, ai beni ambientali e culturali; questi ultimi ingabbiati da vincoli punitivi senza nessuna speranza di sopravivenza. Il concetto di città, volutamente non interpretato nella sua reale ampiezza, dai politici, per i motivi sopra descritti, è purtroppo stato condiviso tacitamente anche da un grande numero di architetti al servizio, che invece avrebbero dovuto illustrare e far capire che i confini comunali non sono i confini della città, che molte città sono ormai delle aree metropolitane, che molte aree metropolitane ormai sono delle megalopoli, con tutte le conseguenze del caso, e che per poter operare per il bene di una grande comunità si sarebbero dovute inventare strutture pianificatorie-sovracomunali.

Al centro della filosofia urbanistica e dell’azione progettuale deve essere posta la persona, quale fruitore e trasformatore del patrimonio naturalistico ambientale. L’urbanistica ha quindi analizzato la giornata della persona nei suoi momenti ritmici dell’abitare, del lavorare, del ricrearsi, considerando tali momenti i componenti primari che definiscono la qualità della vita di ciascun individuo e di conseguenza della nostra società. Una parte della società appare sempre più ricca di soldi ma povera di attenzioni nei riguardi dei valori sociali, della cultura, della natura e dell’arte espressi della propria città. troppe volte dei cittadini conoscono abbastanza bene situazioni d’arte di città che non appartengono loro e tralasciano svogliatamente di conoscere con competenza e puntiglio città in cui sono nati o vivono, facendo torto cosi alla propria cultura, identità e ai propri padri che sicuramente, in tempi passati, con grandi sacrifici, avevano partecipato a creare quei monumenti che ora contribuiscono alla memoria e alla vocazione della città. Ho detto vocazione perché è questo elemento che ha creato da sempre le città, una diversa dall’altra. sono state appunto le capacità e i desideri dei propri abitanti a configurare e ad imprimere carattere e vocazione così diverse da città a città a mantenerne la fisionomia, fino al secondo conflitto mondiale, data d’inizio dell’esplosione urbanizzativa delle nostre città rendendole molto simili  parti cresciute lontane dalle logiche urbanistiche, con zone di città e periferie squallide, non certo a misura d’uomo.

Dunque, cos’è successo di preciso in queste nostre città, ormai così poco diverse tra loro, come mai tutto o quasi era funzionato fino ad un certo punto e poi basta? E’ proprio dall’entrata in vigore della legge urbanistica che le cose sono cambiate, tanto da farci pensare che sia proprio lei la causa di tutto ciò. I nostri padri avevano invece compiuto un grande progetto urbanistico, senza regole precise ma suggerite dal rispetto e dalla voglia di rendere le proprie città una più bella di un’altra, riuscendo così bene a caratterizzarle in modo diversificato, votata ad un bene comune. E qui ne voglio ricordare alcune.

Eccole: Genova, la superba; Torino, la severa; Vicenza, la materna; Venezia, la bella; Firenze,l’aristocratica; Bari, la luminosa; Bologna, la dotta; Roma l’eterna; Milano l’operosa. Possiamo dire che questi obiettivi ben definivono le città, mettendo in risalto il loro carattere che però ora è andato perdendosi per quelle grandi trasformazioni vissute nel dopoguerra, in una logica di grandi speculazioni edilizie. Come può essere Genova Superba, con un centro storico il più grande d’Europa, ricco di arte e testimonianze di cultura, ma reso invivibile e volutamente morente? Torino non può essere severa se non decide di abbandonare il permissivismo decadente dei suoi grandi palazzi sparsi in tutta la città. Venezia la bella:solo in cartolina è impossibile nascondere un degrado impressionante.

Roma eterna, eternamente sporca, caotica, immobile schiacciata da un grande patrimonio artistico che nessuno ha mai voluto e saputo organizzare. E la nostra Milano, così operosa, seria, capitale morale trascinata da un periodo politico , ha conosciuto l’accusa infamante di tangentopoli proprio per aver usato l’urbanistica non a difesa dei beni e dei patrimoni culturali e d’arte, ma per soddisfare sfrenate esigenze di consumismo a discapito del miglioramento della qualità della vita, una lezione che i nuovi amministratori hanno dimenticato ricadendo con altra tecnica a squassare la città.All’inizio degli anni 70 con entusiasmo collaboravo in uno studio di urbanistica dove già si parlava di megalopoli, si chiedevano leggi speciali per poter operare una pianificazione sovra comunale mai attuata sono trascorsi 55 anni siamo ancora all’anno  zero. Qualche apprendista stregone ora parla di città stato…….. Qualche settimana fa avevo giusto scritto che la prima cosa da fare è designare un territorio alla nascente città stato.  Ho l’impressione che lo stregone voglia far diventare città stato il suo cortile…….

 

Default thumbnail
Articolo precedente

La regione autonoma, fonte di benessere comune. Bargna: Missione di Patto per il Nord

Default thumbnail
Articolo successivo

Il nuovo annuncio di Trump questa sera alle 19