Legge elettorale: un ginepraio inestricabile fatto di “tira e molla”

di DANIELE V. COMERO

Legge elettorale: dopo due mesi di tira e molla, si riscontra un sostanziale nulla di fatto al Senato, titolare dell’iniziativa legislativa. Tra lunedì e martedì, alcuni giornali lanciano la notizia di una nuova proposta, messa a punto da PDL e UDC, basata sul modello tedesco con sbarramento al 5%, premio al primo partito e una soluzione originalissima al dilemma (preferenze/collegi) con una salomonica divisione tra  Camera e Senato: preferenze nella prima e collegi nella seconda. Come nella prima Repubblica.

Quest’ipotesi potrebbe essere discussa da Roberto Maroni e Ignazio la Russa nella terza giornata della Summer School di Magna Charta a Frascati, di martedì 11 settembre. Maroni è molto ricercato dal PDL. E’ coccolato come fosse una specie di salvagente, una tavola per presunti naufraghi. Però, lui non si lascia scomporre, gioca di rimessa con le carte coperte. “Ho intenzione di convocare un’assemblea federale, probabilmente a gennaio, proprio per prendere la decisione finale sulle alleanze, ma oggi come oggi non c’è dubbio che non possiamo fare un’intesa con un partito che sostiene il governo Monti” dice in un’intervistata ad Affaritaliani.it (al Forum Ambrosetti di Cernobbio, in bell’ambiente, di gente che conta). In quel momento ha dimostrato di avere sangue freddo: a pochi mesi dalle elezioni non si scompone, deciderà all’ultimo minuto, se dovesse sbagliare e rimanere fuori dai giochi, può sempre dare la colpa al Consiglio federale, proporre un nuovo Congresso e riprendere in mano la ramazza verde.

Dal Senato interviene il Vizzini. “Se i giornali sono cosi cortesi di mandarci il testo in commissione dicendoci che hanno fatto un accordo ne prendo atto ben volentieri. Faccio salvo quello che scrivono i giornali perché ovviamente non se lo inventano ma hanno qualcuno che glielo dice. Ma so benissimo – conclude Vizzini – che non mi diranno mai chi glielo ha detto”.

Intanto, si sono perse le tracce del famoso Comitato ristretto, istituito a inizio luglio per accelerare la riforma elettorale dopo che il presidente Napolitano aveva perso la pazienza. Dalla Camera Pierluigi Mantini, responsabile riforme istituzionali dell’Udc, chiude il capitolo riforme istituzionali, quelle dello scambio fasullo di fine luglio, approvate con l’accordo tra PDL e Lega al Senato, con la supervisione di Roberto Calderoli. “Oggi abbiamo verificato in Commissione Affari costituzionali alla Camera che è scaduto il tempo delle riforme istituzionali. Abbiamo avanzato proposte, denunciato i rischi e i ritardi, rivolto appelli accorati ma il blitz presidenzialista del PDL ha definitivamente ucciso le riforme istituzionali”. Conclude Mantini: “Il testo presidenzialista è pasticciato e mortifica il Parlamento e non è un buon lascito neppure per la prossima legislatura. Ora l’unica soluzione è un accordo per eleggere, contestualmente alle elezioni politiche del 2013, un’Assemblea costituente con un mandato di un anno”.

Mantini ha una marcia in più rispetto a Calderoli, che ad una cosa simile non c’è ancora arrivato: fare una terza Assemblea, oltre alla Camera e al Senato, che romperebbe il bicameralismo perfetto, così con il numero dispari si potrebbe fare a maggioranza. Poi, male che vada, sono tanti posti, più le commissioni interparlamentari, le sottocommissioni e gli esperti. Insomma, da Camera nasce Assemblea e prima o poi una legge elettorale decente si riuscirà a fare. L’idea è molto valida per risolvere il problema della crescente disoccupazione, che diventerà drammatica a marzo del prossimo anno, dopo le Politiche 2013.

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