Legge elettorale: se l’Italicum è anche peggio del Porcellum

di GIORGIO CALABRESI

La Corte costituzionale boccia la vecchia legge elettorale perché assegna un premio di maggioranza spropositato? E noi adesso facciamo anche di peggio. La classe politica italica sembra proprio fuori di zucca, per non dire di peggio. L’Italicum, la riforma di legge elettorale proposta da Matteo Renzi, «è ancora molto lontana» dal rispondere ai rilievi della Corte costituzionale che aveva bocciato il ‘porcellum’. «Non ci siamo», commenta il costituzionalista Alessandro Pace. L’aspetto che maggiormente rischia di incorrere nuovamente in questioni di costituzionalità e che dunque si allontana parecchio da quanto aveva indicato la Consulta è la soglia del 35 per cento per vedere assegnato il premio di maggioranza. «Questa scelta non rispetta affatto quello che aveva detto la Corte costituzionale», dice  il professore emerito di diritto costituzionale alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università La Sapienza di Roma. «Con il 35 per cento non siamo di fronte ad una vera e propria maggioranza – insiste il professor Pace -, è una maggioranza relativa, una percentuale da ‘poveraccì per una coalizione» che vuole governare in base ad un sistema elettorale maggioritario e che dunque punta a superare le larghe intese con il bipolarismo. Per quanto riguarda invece un altro nodo della riforma proposta, quello delle liste bloccate, «in linea teorica la sentenza della Corte costituzionale non le aveva completamente escluse ma dovrebbero essere liste corte, cortissime, al massimo di tre o quattro persone». Al momento il testo di Italicum prevede invece, sì, liste corte ma con un numero che può arrivare fino a sei candidati, cioè il numero di tutti i seggi assegnati ad un determinato collegio (che variano da tre a sei).

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