Legge elettorale: per una vera rappresentanza di territori e cittadini

di UNIONE PADANA

Da mesi la nuova Legge Elettorale sembra essere all’ordine del giorno dell’agenda politica: tutti ne parlano e la confusione aumenta. Ogni partito o corrente di partito si inventa una sua proposta che ha comunque un comune denominatore: serve a favorire o a salvare il partito che la propone. Nessuno mostra davvero di preoccuparsi del significato e dell’utilità di un meccanismo elettorale giusto ed efficiente che dovrebbe in ogni caso perseguire alcuni obiettivi principali:
• permettere la massima libertà di decisione ai cittadini,
• garantire la rappresentanza di tutte le istanze politiche e territoriali,
• marcare una forte differenza fra la Camera e il Senato,
• cercare di garantire la stabilità di governo.
Per cercare di raggiungere queste finalità, l’Unione Padana ha elaborato una bozza di legge da sottoporre ai suoi iscritti, agli altri autonomisti e a tutti coloro che vogliono costruire un ragionamento serio su questo argomento.

I punti essenziali sono descritti di seguito.

Il Senato viene eletto su base regionale.
Ogni regione è rappresentata da un senatore ogni 200mila cittadini aventi diritto al voto, e frazione superiore ai 100mila. La Valle d’Aosta elegge comunque un senatore.
Il numero dei senatori per ogni Regione è aumentato della stessa percentuale con la quale la Regione eventualmente supera il Pil medio nazionale.
Esempio: nella Regione Veneto gli aventi di ritto al voto per il Senato sono 3.443.433. I seggi spettanti sono perciò 17. Posto a 100 il Pil medio nazionale, quello del Veneto è uguale a 116. I seggi aumenteranno perciò del 16% e diventano 20.
Ogni Regione (o Macroregione) decide autonomamente i criteri per eleggere i propri rappresentanti al Senato delle Regioni.
Le funzioni del Senato sono stabilite con legge costituzionale.

La Camera dei Deputati è eletta sulla base di ampie circoscrizioni.
Viene eletto un Deputato ogni 100.000 voti regolarmente espressi. Le astensioni, i voti nulli e le schede bianche determineranno un proporzionale calo di eletti.
Esempio: se gli aventi diritto sono 47.142.437 e i voti espressi (2008) solo 35.898.269, i seggi attribuiti saranno perciò 359. 112 posti restano vuoti.
Ogni lista riceve un seggio per ogni 100 mila voti effettivamente conseguiti. Le liste devono superare un quorum di 50.000 voti in almeno una circoscrizione. I resti sono suddivisi su base nazionale.
Ogni cittadino ha diritto di esprimere tre preferenze all’interno della stessa lista.
Il candidato del partito o della coalizione che ottiene la maggioranza – purché superi il 40% dei voti validi – riceve un bonus di seggi virtuali che gli consentono di arrivare alla maggioranza parlamentare del 55%.
Si tratta di voti “virtuali” perché non corrispondono a seggi o ad eletti, ma a un valore di voto (una sorta di quota societaria) di cui il premier eletto può disporre finché è sorretto dalla maggioranza parlamentare della coalizione con cui si è presentato: il suo potere di voto in Aula non sarà uno ma il numero di “voti virtuali” che si è conquistato con il premio di maggioranza. Nel 2008, Berlusconi aveva ricevuto il 46,81%, con questo conteggio avrebbe conquistato 171 deputati: per arrivare a 197 (il 55%) il suo voto avrebbe dovuto contare per 27 (il suo più la differenza mancante).

Modalità di presentazione delle liste.
Ogni lista deve essere presentata da 50 sottoscrittori “veri” che si presentano fisicamente davanti a un notaio: questo mette fine alla ignobile pantomima delle firme false, taroccate o “estorte”. Ogni lista deve essere accompagnata da un deposito di 50mila Euro che verranno restituiti alla lista se elegge almeno un rappresentante: questo serve a evitare la presentazione di liste di perdigiorno o di disturbo.
Ogni candidato deve versare un deposito di mille Euro che saranno restituiti solo in caso di elezione: questo serve a evitare la presentazione di riempilista e a responsabilizzare i candidati.

Un sistema elettorale di questo tipo serve a dare una rappresentanza più giusta alle Regioni più produttive in almeno una delle Camere, serve ad avere composizioni anche piuttosto diverse fra le due Camere che hanno funzioni diverse, serve a garantire a tutte le minoranze e posizioni di essere rappresentate, da il giusto valore alla scelta dei cittadini di astenersi e consente a chi raggiunge la maggioranza un notevole grado di stabilità ed elimina alla radice il fenomeno dell’acquisto dei voti per sostenere una maggioranza che è garantita da un pacchetto cui non corrispondono degli eletti in carne e ossa. Consente soprattutto alla gente di scegliere i propri rappresentanti e di votare liste che non sono penalizzate da quorum di sbarramento, che sono la negazione stessa della democrazia e lo strumento più odioso della casta per impedire la crescita di nuove formazioni politiche o di liste locali non gradite.

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

Un Paese che proprio non va e non vuole andare

Articolo successivo

Quando lo Stato ti dà una mano comincia a preoccuparti