LEGA, PROVA DI FORZA VENETA. CON TOSI O CON GOBBO?

di GIANLUCA MARCHI

Facciamo il punto del fine settimana appena messo alle spalle in casa Lega Nord. La scena è stata  incontrovertibilmente dominata dalla coppia Roberto Maroni/Flavio Tosi, che da Verona ha rilanciato le parole d’ordine di quella che dovrebbe essere la loro Lega. E quali sono queste indicazioni? La prima: il movimento deve presentarsi da solo alle prossime elezioni amministrative, perché non ci si può alleare sul territorio con chi, il Pdl e Berlusconi, a Roma sostiene un governo che, in tema di federalismo, ha “messo due dita negli occhi” al Carroccio. Il ragionamento ha una sua logica, anche se una riforma federalista così pasticciata come quella che è andata delineandosi in questi anni è forse meglio sia finita nel cassetto: a tale conclusione sono arrivati persino eminenti sostenitori del federalismo, come ad esempio il prof. Luca Ricolfi. E poi c’è un altro particolare su cui si sorvola: se da soli si deve correre alle amministrative, ciò dovrebbe avvenire sempre e comunque e non solo a Verona, dove esiste una ragionevole certezza di poter vincere la partita contro tutti, anche grazie alla enorme popolarità e all’apprezzamento che circondano il sindaco Tosi. Invece già si odono alcuni distinguo: a Monza, per esempio, la Lega tornerà o no ad allearsi col Pdl per tentare di confermare il sindaco Marco Mariani e alla Provincia di Como, sempre che le elezioni avvengano, cosa succederà? Se una linea deve essere, logica e onestà politica vorrebbe che venisse applicata ovunque, anche a rischio di mettere a repentaglio qualche succosa poltrona. Tutto, però, sembra demandato al Consiglio federale, dove ancora una volta Bossi detterà la linea, ascoltato Berlusconi, e con tutta probabilità sarà una scelta mezza e mezza, con buona pace dei “barbari sognanti”.

Secondo messaggio. La Lega deve perseguire il cosiddetto “progetto egemonico”, cioè l’obiettivo si essere partito di maggioranza in tutte le Regioni del Nord. Maroni rispolvera questa immagine, ripescandola dalla memoria e dal suo primo incontro con Umberto Bossi (fine anni Settanta), che è indubbiamente il progetto di tutti i partiti territoriali, i quali puntano a essere maggioranza fra la propria gente per potersi sedere al tavolo faccia a faccia con lo Stato centrale e trattare le condizioni di un diverso rapporto. Ma la Lega degli ultimi 12 anni si è comportata in maniera totalmente opposta, ha governato a lungo a Roma fianco a fianco con Berlusconi, non ha praticamente portato a casa nulla non dico sul fronte del federalismo, ma neppure di un semplice e accentuato decentramento. E adesso ci si viene a voler convincere che tutto dovrebbe ricominciare da allora come se nulla fosse, senza neppure impegnarsi in un esercizio critico sulle scelte compiute almeno dal 1999 a oggi e sugli errori clamorosamente compiuti. E’ arduo pretendere di cancellare tutti questi anni con un semplice colpo di spugna, dopo aver comodamente imbullonato i lombi sulle “careghe” del potere romano.

Terzo messaggio. La Lega è unita alle spalle del suo incontestabile capo, Umberto Bossi. Scusate, ma qui ci viene da ridere e forse qualche ghigno, dietro gli occhialetti rossi, sovviene anche a Bobo Maroni. Suvvia, non facciamo torto all’intelligenza di alcuno raccontando la favoletta che le divisioni e le incomprensioni sarebbero superate. Prova ne sia che a Porto Tolle in 140 hanno rimesso le tessere, e che a Verona, alla convention di Tosi e Maroni, non solo mancavano i due veronesi ammessi la cerchio magico/malefico, Francesca Martini e Federico Bricolo: quest’ultimo proprio per domenica mattina aveva convocato una riunione di tutti i bossiani, giusto perché a qualcuno non venisse in mente la malsana idea di presentarsi alla Fiera di Verona. Dove è mancato anche il sindaco di Treviso Giampaolo Gobbo, che vede proprio in Tosi il suo più insidioso avversario verso la riconferma a segretario nazionale della Liga Veneta, incarico a cui si è incollato quasi 15 anni fa e che non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello di mollare. La partita fra i due è aperta – sempre che entro giugno i congressi nazionali del Carroccio si svolgano regolarmente – e passa anche da braccio di ferro sulla presentazione, alle comunali scaligere, di una Lista Tosi a fianco della Lega, ipotesi che Gobbo osteggia con risolutezza fino ad aver imposto, durante l’ultimo Consiglio federale in via Bellerio, che fosse diramata una circolare contraria alle liste nominali. La combatte perché tenta disperatamente di ridimensionare Tosi il quale, criticato o meno che sia per il proprio passato, oggi come oggi viaggia con il vento in poppa. A Verona, per la cronaca, non si son visti neppure il governatore Luca Zaia e il neo capogruppo alla Camera Giampaolo Dozzo, ma quelli sono navigatori di lungo corso in odor di sacrestia, entrambi trevigiani, e quindi costretti a tenersi buono il segretario lighista.

Sullo scontro Tosi-Gobbo consentiteci un piccolo gioco: nel sondaggio che trovate nella colonna di destra della home page proponiamo il classico gioco della torre: chiediamo di dirci chi volete buttare di sotto, il sindaco di Verona o quello di Treviso? A voi la parola.

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