Lega: timori intorno alla vittoria di Maroni. E c’è odore di fuoco amico

di ANONIMO PADANO

In assenza di sondaggi ufficiali, vietati per legge, per fare qualche previsione anche sulla gara elettorale per la conquista della Regione Lombardia bisogna affidarsi alle quote degli scommettitori. E i numeri dicono che è testa a testa tra Umberto Ambrosoli e Roberto Maroni. Quasi alla pari nelle previsioni dei bookmaker i due candidati, con quello del Pd leggermente in vantaggio a 1.80, mentre il leghista si gioca a 1.85. Più staccato a 7.00 Gabriele Albertini, l’ex sindaco di Milano sostenuto dal Movimento Lombardia Civica e dall’Unione dei Democratici Cristiani e di Centro. Quota 10.00 invece per Silvana Carcano, candidata per il Movimento 5 Stelle. Chiude a 20.00 Carla Maria Pinardi (Fare per Fermare il Declino).

Che la competizione per la conquista del Pirellone e di Palazzo Lombardia sia all’ultimo sangue, o meglio all’ultimo voto, è un fatto che appariva chiaro da tempo. E tuttavia gli spifferi che filtrano dai quartieri generali dei due maggiori competitor sembrano aver cambiato un po’ temperatura negli ultimi giorni. Allora diciamo che traspare un certo nervosismo da via Bellerio, dove invece fino a una decina di giorni fa sembrava regnare una certa tranquillità per una corsa condotta sempre in testa. Nell’ultima settimana qualcosa è mutato e, stando ad alcune voci che escono dal fortino maroniano, la vittoria è considerata tutt’altro che scontata, anzi sarebbe subentrata una sorta di paura di perdere a seguito dell’esito degli ultimi sondaggi riservati. Prova ne sia che negli ultimissimi giorni sono partite batterie di sms nei confronti di personaggi storici del Carroccio, rimasti defilati in questa campagna, al fine di sensibilizzarli a mobilitare tutti i voti possibili e immaginabili, perché il successo potrebbe appunto risiedere in una manciata di voti.

Ma c’è un’altra preoccupazione che attraversa la Lega 2.0 ed è qualcosa che, se confermato, è destinato a scatenare un redde rationem post elettorale che rischia di far passare come serata per educande la famosa “notte delle scope” di qualche mese fa. Si racconta che in giro per la Lombardia vi sarebbero schiere di militanti legati ai cosiddetti bossiani, e comunque agli accantonati dalla gestione Maroni, impegnati a organizzare un vero e proprio fuoco amico: in sostanza la parola d’ordine che animerebbe questi gruppi è quella di non votare il segretario federale per la presidenza. Non potendo far esplodere il bubbone prima del voto, la dirigenza maroniana starebbe già predisponendo una raffica di espulsioni per il dopo.

E’ chiaro che se Bobo Maroni dovesse uscire vincitore, allora anche gli uomini a lui vicini che governano le segreterie nazionali e hanno la maggioranza nel Consiglio federale ne sarebbero rafforzati. Ma se dalle urne lombarde dovesse emergere una sconfitta, allora il rischio è quello di assitere a una resa dei conti senza precedenti, che potrebbe persino mettere a rischio la sopravvivenza del movimento così come l’abbiamo conosciuto.

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