LEGA: SOLDI ALL’ESTERO, QUALCHE DOMANDA

di GIANLUCA MARCHI

La notizia non è in discussione: il tesoriere della Lega Nord, Francesco Belsito (ex sottosegretario alla Semplificazione), ha confermato che tra Natale e la Befana la Lega Nord ha investito circa 7 milioni di euro in operazioni finanziarie fra la Tanzania, Cipro e la Norvegia. Da ieri sera la notizia è stata rilanciata anche da L’Indipendenza, riprendendola dall’ottima inchiesta firmata dal collega Giovanni Mari sul Secolo XIX di Genova. E dal quel momento è stata la notizia più cliccata sul nostro sito. Stamane è stata ripresa da alcuni grandi quotidiani, che vi hanno aggiunto il commento sconcertato di Matteo Salvini: “Ci sono diverse sezioni che chiedono 100 euro ai militanti per pagare l’affitto a fine mese. La Padania , il nostro quotidiano, versa in difficoltà economiche che tutti conoscono. E poi leggiamo della Tanzania… Spero, per rispetto dei militanti, che ci sarà una spiegazione per ogni quattrino speso”.

Ecco, Salvini ha messo subito il dito nella piaga: lo sgomento dei militanti del Carroccio davanti a una notizia del genere, e poco vale spiegare che spesso i partiti ricorrono a investimenti esteri per mettere a frutto e al sicuro i loro soldi, che poi sono quattrini che provengono dal finanziamento pubblico o meglio dai rimborsi elettorali, un meccanismo infernale che riempie le loro casse in base ai risultati elettorali, un sistema partorito dalla mente finanziariamente diabolica dello storico cassiere leghista, Maurizio Balocchi (oggi passato a miglior vita), per aggirare l’ostacolo dell’abolizione del finanziamento pubblico. La Lega e i suoi militanti si son sempre fatti forti di essere diversi dagli altri e scoprire – ma ormai è un ritornello che si ripete in tutte le occasioni – di essere uguali, se non peggio, disorienta coloro che ci hanno creduto e ancora ci credono in Umberto Bossi (nella foto con la moglie Manuela Marrone).

Questa “storiaccia” – chiamiamola pure così, anche se ovviamente si tratta di un investimento in perfetta regola, senza risvolti illegali – pone però alcune domande. E a una in particolare i vertici della Lega, cioè il segretario federale e quello amministrativo, dovrebbero essere chiamati a dare una risposta chiara dalla loro gente. Nel corso del tempo, fin da circa vent’anni fa, tutte le operazioni finanziarie della Lega sono state condotte dalla Pontidafin srl, una sorta di cassaforte del partito, proprietaria anche dell’immobile di via Bellerio. Quella era la situazione finché è stato in vita Balocchi. C’è da presumere che il suo successore, l’altro ligure Belsito, abbia continuato sulla stessa strada. E allora anche i 7 milioni di euro investiti nei giorni scorsi potrebbero far capo alla Pontidafin: e qui, appunto, sarebbero opportuni i primi chiarimenti da via Bellerio.

Non si tratta di una questione di lana caprina, in quanto la società in questione ha come soci Umberto Bossi, Manuela Marrone, Giuseppe Leoni e un altro paio di esponenti. Ergo, se un giorno la Lega Nord dovesse liquefarsi come neve al sole oppure passare sotto il controllo di un altro gruppo di potere, i beni contenuti nella Pontidafin a chi resterebbero? Ai suoi soci, ovviamente, che non sono però tutti gli iscritti al partito.

Ripetiamo: è una questione sostanziale di trasparenza che non presume alcun comportamento contrario alle norme. E tuttavia siamo convinti che i militanti, coloro che hanno sempre generosamente e convintamente aperto il portafoglio per sostenere le iniziative politiche del movimento, debbano sapere come stanno le cose, tanto più adesso che la reale situazione del partito, viste le cifre in ballo, non è più da “vacche magre” come per molti anni è stata.

A fronte di questa vicenda, sorge però un secondo interrogativo, più da retroscena politico: senza nulla togliere alla bontà del servizio giornalistico che ha svelato gli investimenti oltreconfine targati Carroccio, com’è che essi vengono ora scoperti, quando di sicuro altre operazioni del genere, condotte in un passato più o meno recente, sono rimaste coperte da riservatezza?

Visto che dietro l’operazione Tanzania si intravvedono le tracce di Aldo Brancher (uomo pld da sempre di collegamento fra Berlusconi e Bossi) e di tal Stefano Bonnet, imprenditore veneto legato all’ex ministro dei 18 giorni, non è che alle loro spalle vi possa essere lo zampino del Cavaliere? Il motivo è facilmente individuabile: la Lega di opposizione è una spina nel fianco per il Popolo delle Libertà costretto ad appoggiare il governo Monti e allora Berlusconi potrebbe aver lanciato un messaggio verso l’amico Umberto affinché riporti il suo partito a più miti consigli, ricordandogli che in fin dei conti la loro avventura politica è indissolubilmente legata da un contratto notarile.

Le nostre forse sono solo illazioni. Ma come diceva qualcuno, spesso a pensar male ci si azzecca!

 

Sulla vicenda viene presentata una interrogazione da parte di alcuni deputati Pd.

 

QUI L’ARTICOLO DEL SECOLO XIX: http://www.lindipendenzanuova.com/wp-content/uploads/2012/01/I-SOLDI-DELLA-LEGA.jpg

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