IL TROTA LAUREATO IN ALBANIA: 29 ESAMI IN UN ANNO. UN GENIO!

di GIANLUCA MARCHI

Agli atti delle procure di Napoli e Milano c’è un diploma universitario che Renzo Bossi ha conseguito in Albania. È stato trovato dalla Gdf nella cassaforte di Belsito dove era custodita la cartella ‘The Familiy’. E il sospetto è che il corso sia stato pagato con i fondi della Lega.  Gli investigatori della Gdf, che hanno perquisito la cassaforte dell’ex tesoriere del Carroccio Francesco Belsito a Roma, trasmettendo poi le carte anche al Noe, hanno infatti rintracciato un diploma dell’Università ‘Kristal’ di Tirana in Albania, che, come risulta dallo stesso certificato di laurea, il figlio di Umberto Bossi ha conseguito il 29 settembre del 2010. Il diploma reca la data di consegna dell’8 ottobre 2010 e si tratta di un corso di laurea in «gestione aziendale» della Facoltà di «Economia aziendale». Il documento universitario è scritto in lingua albanese ed è corredato dai voti che il ‘trotà ha preso nelle varie materie come «sociologji (in lingua albanese, ndr)». Nella cassaforte di Belsito, inoltre, gli investigatori della Gdf hanno trovato anche un diploma universitario sempre della stessa Facoltà di Tirana conseguiti da Pierangelo Moscagiuro, il bodyguard del vicepresidente del Senato Rosi Mauro. Laurea quest’ultima che, come risulta sempre dal documento, è stata conseguita il 29 giugno 2011, con consegna il 20 luglio successivo.

 

Dal diploma di laurea che Renzo Bossi ha conseguito in Albania – agli atti dell’inchiesta delle Procure di Milano e Napoli che indagano sulle distrazioni dei fondi della Lega Nord – risulta che il figlio di Umberto Bossi ha sostenuto un corso di «primo livello» all’Università ‘Kristal’ di Tirana che, come risulta dal sito della stessa università, è di durata triennale. Il figlio del Senatur, però, stando anche alle prime analisi degli investigatori, avrebbe ottenuto la laurea in un anno circa. Renzo Bossi, infatti, ha preso il diploma di maturità in Italia nel luglio 2009 a 21 anni. Il certificato di laurea nella facoltà albanese reca invece la data del «29 settembre 2010» come conseguimento e dell«’8 ottobre 2010» come consegna dell’attestato. Gli investigatori della Gdf stanno cercando di capire se la laurea sia stata pagata con i soldi della Lega: il documento era infatti custodito nella cassaforte dell’ex tesoriere Belsito, dove l’ex amministratore del Carroccio teneva la cartella ‘The Family’ con le spese personali di Bossi e i suoi familiari. Nel documento di laurea si legge che il ‘Trotà ha sostenuto «29 esami» del corso di «gestione aziendale», acquisendo «180 crediti», che come risulta dal sito dell’università privata albanese ‘Kristal’, fondata nel 2005, prevedono una percorso di studi di 3 anni. Sempre nel certificato, tutto in lingua albanese, Renzo Bossi è registrato col numero di matricola «482». Accanto la sua fotografia.

QUI LA NOSTRA INCHIESTA CHE DIMOSTRAVA L’INESISTENZA DEL DIPLOMA DI RENZO BOSSI

LA LEGA NEL CAOS. CALDEROLI VA CONTRO LA PADANIA

 

Tira brutta aria in casa Lega Nord, ammesso che ce ne fosse bisogno dopo lo tzunami di rivelazioni che ha investito il movimento in queste ultime settimane. L’uscita a sorpresa di Umberto Bossi che a Zanica ha buttato sul tavolo la propria ricandidatura a segretario federale, anziché unire il movimento, come negli intenti della manifestazione, ha finito per spaccarlo nuovamente, facendo riesplodere le divisioni che covavano comunque sotto la cenere. Gli esponenti maroniani sono stati colti di sorpresa dalla mossa del presidente federale e solo Flavio Tosi ha avuto il coraggio di giudicare inopportuna la ricandidatura del capo. Più democristiana la posizione  del governatore veneto Luca Zaia che ha rinviato il problema al congresso federale. Chissà però se proprio l’ex ministro dell’Agricoltura non possa trasformarsi in un’alternativa, capace di compattare maroniani e cerchisti e salvare il partito dalle lotte interne. Una possibile via d’uscita per non far esplodere tutto adesso sembrano le primarie, un’idea lanciata ieri sera da Bossi e apprezzata da Maroni. Da oggi si possono votare i candidati alla segreteria attraverso l’invio di tagliandi che vengono pubblicati da la Padania: c’è da immaginare che potrà scattare una corsa non proprio limpida ad accaparrarsi i moduli e comunque a pilotare i consensi. Non sarà una consultazione determinante, ma si sa di fronte a certe improbabili e magari non chiarissime valanghe… Quantomeno l’iniziativa forse servirà a smuovere le copie stagnanti del quotidiano! Ovviamente tutto è stato deciso da Bossi senza consultare altri, come se nulla fosse cambiato dopo le sue dimissioni…

Ma a sorpresa contro l’iniziativa del giornale nel pomeriggio di oggi si è scagliato Roberto Calderoli. «Le primarie rappresentano un insostituibile strumento di democrazia di un movimento e infatti la Lega Nord già le fa internamente e con serietà attraverso vere ed ufficiali convocazioni, una reale verifica dell’identità dei votanti, della loro qualifica di Soci Ordinari Militanti e attraverso votazioni a scrutinio segreto che coinvolgono decine di migliaia di tesserati. Iniziative diverse che coinvolgano gli elettori veri o presunti tali non sono possibili, visto che l’articolo 48 della Costituzione prevede che il voto debba essere ‘libero e segretò»: ha dichiarato il coordinatore delle Segreterie nazionali della Lega Nord e componente del Comitato esecutivo federale dei Triumviri. «L’iniziativa de La Padania – ha aggiunto – di individuare i candidati alla carica di Segretario federale attraverso l’invio di un coupon pubblicato sul quotidiano presuppone la presenza di più candidati, cosa che contrasterebbe con lo spirito di un congresso unitario da tutti auspicato». «Il segretario federale – ha continuato – viene eletto dai militanti delegati al Congresso attraverso le primarie, i congressi provinciali, i congressi nazionali e non attraverso sondaggi dove la preferenza viene espressa su un coupon da chicchessia, fosse anche da un nemico giurato della Lega e della Padania, come peraltro ha già invitato a fare Gad Lerner, correndo così il rischio, paradossale ma serio, che il candidato possa essere Cetto La Qualunque. Non parlo mai, per spirito di disciplina, fuori dal coro, ma oggi – ha concluso – è necessario farlo per il bene del movimento e per prevenire le sindrome-Tafazzi».

La rivolta dei barbari sognanti si è comunque consumata soprattutto fra i militanti, scatenatisi sulla pagina Facebook di Roberto Maroni. I sostenitori di Bobo non mandano giù il ripensamento di Umberto Bossi. C’è chi va giù duro e promette di ridurre in brandelli la tessera del Carroccio nel caso in cui il Senatur non dovesse arretrare. «Voto leghista da 20 anni, ma se c’è ancora Bossi, voterò Grillo. Maroni pulizia vera! Bossi fora dei bal». La rabbia è palese, tant’è che in più di un post cade l’ultimo tabù: la malattia del Capo. «Bossi all’ospizio»; «In casa di riposo subito»; «È meglio che cominci a stare a casa plaid e minestrina». In tanti, tantissimi, chiedono il passo indietro di Bossi annunciato più volte ma ieri, a sorpresa, ritrattato. «Vada in pensione e cominci più a seguire i suoi figli da padre che è meglio»; «largo ai giovani? meritocrazia? con Bossi fra i piedi niente è credibile», scrive un militante leghista.

C’è poi chi riconosce al Senatur i meriti del passato, ma invita a voltare pagina per dare il la al nuovo corso. «Mi duole dirlo ma Umberto sta sbagliando, sbaglia a ricandidarsi. Lui ha dato vita al nostro grande progetto, ora è giusto che passi la mano, magari rimanendo al tuo fianco. Ora Roberto sei tu la nostra guida». «Se non si comprende quando è il momento di dire basta e fare un passo indietro – scrive un fan di Bobo – significa che non si è disposti a fare il bene del movimento ma di continuare a fare solo il proprio». La parola d’ordine è «Maroni segretario», almeno sulla pagina Fb dell’ex ministro dell’Interno.

I maroniani nel tentativo di nascondere il colpo subito sottolineano che nulla è già deciso, che «il congresso è sovrano» e che «la gente deciderà ». Anche Roberto Calderoli tende a ridimensionare le parole di Bossi: «Ha detto si ricandida se lo richiede l’unità del movimento e anche che è pronto a lasciare spazio al nuovo e ai nuovi, e che lui non si ricandida». Ma in serata viene smentito dallo stesso Senatur che, arrivando a Cassano Magnago, ha risposto “per forza” ai giornalisti che gli chiedevano conferma della candidatura. Poi, un’ora più tardi, ha detto: “Al congresso federale vediamo chi ci sarà, sarà la militanza a dire chi deve presentarsi: bisogna fare le primarie. Qualcosa può partire da lì, poi vediamo”. Nel giro di pochi minuti Maroni ha giudicato «molto positivamente» l’idea di organizzare le primarie della Lega. A margine di un comizio elettorale a Cuneo Maroni, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha commentato: «Reputo questa iniziativa positiva perchè in un partito democratico come la Lega la parola viene data ai militanti e questa cosa che Bossi ha deciso è una novità molto importante e interessante».

Intanto, i cerchisti rialzano la testa e affilano le armi. E danno sfogo a un fuoco di dichiarazioni di sostegno al leader leghista. Alessandro Montagnoli definisce la «ricandidatura di Bossi la soluzione migliore». Per Paola Goisis il senatur è «l’unico segretario federale» possibile. Alessandro Valli aspetta solo che «il congresso suggelli questa decisione». Sulla stessa linea Giacomo Chiappori e Angelo Alessandri. È il segno che i cerchisti non sono morti, ma pronti a dar battaglia al congresso. E il primo segnale della riscossa è venuto dal congresso provinciale di Padova.

Fuori dall’ufficialità, la guerra tra le due fazioni è accesissima. Lo scossone dell’inchiesta giudiziaria ha evidenziato le divisioni tra i ‘lumbard’. In disparte restano i ‘bossiani’, cioè quei parlamentari vicini a Bossi per legami personali e antichi, a cominciare da Roberto Castelli e Andrea Gibelli, per arrivare al segretario della Lega Lombarda Giancarlo Giorgetti, che non è escluso possa ricandidarsi al congresso di Bergamo (2-3 giugno) sfidando la probabile sconfitta contro chi scenderà in campo fra i maroniani: Matteo Salvini o Giacomo Stucchi. Insomma, la Lega è tornata a essere una polveriera, pronta ad esplodere da un momento all’altro e i giochi interni sembrano essere tutt’altro che conclusi. E molti cominciano a pensare che la divisione in due partiti sia ormai inevitabile, ma prima ci sarebbe da far fuori la questione della proprietà del simbolo.

 

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