LEGA NORD: TENER LA SCHIENA DRITTA NON PAGA

di ROBERTO LAMAGNI*

Egregia redazione de “L’INDIPENZA”, vorrei raccontare ai lettori cosa succede a chi come me ha tenuto la schiena diritta e la testa alta in politica.

Il sottoscritto è leghista dal 1987, quando alla televisione per la prima volta avevo visto il “senatur”, da allora ho fatto propaganda casa per casa, avvantaggiato dal fatto che io faccio l’ambulante di abbigliamento a domicilio da più di 30 anni. Nel 1999 sono stato eletto al comune di Castel Goffredo e nominato vice sindaco perchè il più votato della Lega Nord, nel 2006 sono risultato l’uomo più votato della Lega  della provincia di Mantova e lì sono cominciati i miei guai; infatti, il giorno dopo la mia elezione a consigliere provinciale, mi avevano chiesto di dimettermi in cambio di un posto ben pagato. Al mio deciso rifiuto, hanno capito che mai avrei piegato la schiena davanti a nessuno, ma hanno aspettato l’occasione giusta per farmi fuori, occasione che gli è arrivata alla fine del 2008 con una mia intervista in radio.

Tanto odiavano chi non abbassava la testa, davanti ai loro diktat, che non gli interessava perdere un consigliere provinciale e un vicesindaco di un comune come Castel Goffredo. Non volevano solo buttarmi fuori dal partito, volevano anche umiliarmi, affinchè il mio caso fosse di esempio per tutti quelli che avessero pensato di ribellarsi, infatti avevano anche chiesto la mia testa al sindaco PDL, il quale prima di togliermi le deleghe mi aveva mandato un collega assessore, che a nome del sindaco mi aveva chiesto di rimettere le deleghe di vicesindaco in cambio della presidenza di una municipalizzata, con lo stesso stipendio e pieni poteri, alla proposta ho risposto tirando un pugno sulla scrivania tanto forte che il video del pc si è alzato di 4 dita mentre dicevo che “Io e le mie idee non siamo in vendita per nessuno”!

Dopo qualche giorno il sindaco, obbedendo al segretario provinciale leghista di allora Bottari, ha tradito il patto elettorale che aveva fatto con me – non con la Lega – e tradendo anche il rapporto di amicizia, che pensavo ci fosse dopo 9 anni di amministrazione insieme, mi ha esonerato da vicesindaco dandomi il colpo finale e il posto di vice è finito a un ex di AN oggi PDL.

Speravo però che il partito, al di fuori di Mantova, fosse sano e nel frattempo avevo portato alla commissione disciplinare di Milano – dove uno dei tre componenti era l’attuale segretario provinciale di mantova Prandini – prove di complotti ai mie danni e ai danni di altri ex militanti, più la documentazione di strani prelievi di denaro con registrazioni e documenti in originale, che ancora sono in mio possesso, invocando giustizia. Ma niente è stato fatto, anzi, invece di organizzare confronti per fare emergere la verità dei fatti mi avevano mandato la sospensione senza neanche più interpellarmi.

Non contento, mi ero rivolto anche al deputato europeo Matteo Salvini, che dopo mesi di messaggi, telefonate e un incontro personale, mi aveva detto che ero un grande leghista ma che non avevo amici che contavano dentro il Consiglio nazionale, per questo gli dispiaceva tanto ma Giorgetti – il segretario nazionale, la cui moglie è stata condannata dalla giustizia (vedasi Corriere della sera del 15.05. 2008) – gli aveva detto che a Mantova andava bene così. In pratica il processo farsa che mi avevano fatto aveva solo lo scopo di farmi fuori. Probabilmente a Mantova il mio consenso popolare dava fastidio a qualcuno, lo stesso, credo, che si è poi candidato al consiglio regionale.

Nel 2010 mi è poi arrivata una querela per diffamazione da Bottari, che nel frattempo era diventato consigliere regionale, il quale mi accusava di avergli dato del mafioso e per questo motivo mi chiedeva un risarcimento danni di 25mila euro. Per la querela si era avvalso di due testimoni: Cesare Cisaria, residente a Brindisi e Giulia Merloche si è poi accontententata di prendere solo il mio assessorato ai servizi sociali. Per fortuna il giudice aveva capito bene la situazione e da quel processo penale sono stato assolto “per non aver commesso il fatto”.

Ora sento Maroni che dice che “chi rompe le palle fuori dalle palle”; che “nella lega chi sbaglia paga” e mi viene la voglia di fargli un paio di domande: ma il leghista Lamagni Roberto dove è che ha sbagliato? Che sia stato espulso proprio perchè rompevo le palle ai suoi “maroniani” mantovani?

*Segretario provinciale di Mantova “Unione Padana”

 

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