LEGA: BOSSI FISCHIATO. MA L’INVESTITURA DI MARONI NON C’E’

di REDAZIONE

 

La Lega unita, la Lega in pace proprio non esiste. E’ tutta una sceneggiata. E per la prima volta  durante un comizio Bossi è interrotto da cori, grida, slogan. Lui alza la voce, cerca di spostare l’attenzione sul governo Monti e su Roberto Formigoni. E lancia l’ennesima minaccia che cadrà nel vuoto appena il Cavaliere lo chiamerà a rapporto: “Li stanno arrestando ogni giorno, se continua così andiamo a elezioni e corriamo da soli; Formigoni ricordati che i soldi sono i nostri”, grida. Ammonisce il Berlusca che se non stacca la spina al governo Monti, la Lega staccherà quella alla Giunta del Pirellone (avrebbe dovuto farlo da tempo, dopo gli arresti in sequela, ma nisba, meglio tenere le poltrone). Ma i circa ventimila riuniti in piazza del Duomo vogliono sentire Maroni, assistere al passaggio di consegne. Invocano i congressi, gridano a gran voce Bobo, instancabili mostrano manifesti contro il cerchio magico (“ormai è stato inquadrato, basta giochi”) e i suoi componenti (“Bossi e Maroni in Padania gli altri 4 coglioni in Tanzania”), se la prendono con la consigliera regionale Monica Rizzi, cerchista e del Trota (“Sei falsa come la tua laurea”). Insomma sono arrivati fin qui nella speranza di assistere al passaggio di consegne, innalzando oltre 300 bandiere dei Ducali Insubri. E invece niente, devono assistere a una gran carrellata di discorsi inutili o quasi, e al “capo” che sproloquia di centrali energetica a legna.

Ecco quindi il succo del discorso da far digerire ai militanti, prendendoli ancora una volta in giro. «Nella Lega hanno dimostrato tanta saggezza per evitare rotture, sono stati fatti passi indietro e abbiamo messo da parte ogni discussione. Chi monta il caso sono i giornali di regime. Questa scelta di Maroni, di Reguzzoni e mia, di fare passi indietro è servita a mettere da parte ogni discussione. Io non avrei mai fatto niente contro Maroni, che è con me da tanti anni». E’ allora il famoso diktat che impediva a Maroni di parlare da chi è mai partito? Da Bossi stesso, ovviamente, che poi ha fatto marcia indietro quando ha constatato la reazione popolare a favore dell’ex ministro. Solo che ai militati la verità non si può raccontare, perché altrimenti scoprirebbero che dietro la facciata ci si accoltella.

Siccome però bisogna andare avanti nella sceneggiata, ecco che Bossi invita «Maroni e Reguzzoni a darsi la mano ad abbracciarsi».  Ma al nome di Reguzzoni una parte dei manifestanti ha quasi interrotto il discorso del leader della Lega con fischi. Poi la situazione si è subito ricomposta.

La folla in Piazza Duomo -gli organizzatori parlano di 70-75 mila persone, ma non sono nemmeno un terzo – urla «Maroni, Maroni», chiedendo che l’ex ministro prenda la parola. Ma Bossi prende tempo e non gli consente di parlare. A quel punto dalla folla si alza una selva di fischi all’indirizzo del senatur che invita lo stesso Maroni e Reguzzoni a stringersi la mano sul palco.

Poi Bossi passa ad altro e dice «Caro Berlusconi non si può tenere il piede in due scarpe. Devi scegliere, tanto alle elezioni ci arriviamo ugualmente». È questo l’invito rivolto da Umberto Bossi a Silvio Berlusconi dal palco di piazza Duomo a Milano. Per Bossi non è possibile «pretendere che la Lega sostenga il governo della Regione Lombardia quando Berlusconi sostiene il governo infame di Mario Monti».

A fine comizio Umberto Bossi rivolge un saluto al cardinale di Milano Angelo Scola. «Avete notato che abbiamo iniziato in ritardo. Lo abbiamo fatto perchè celebrava la Messa in Duomo un nostro amico che è arcivescovo di Milano ed è stato patriarca di Venezia, uno che è nato a Lecco, era a Venezia e il Papa nella sua saggezza ha mandato a Milano. Scola dica una preghiera per la Padania», ha detto Bossi dal palco. «Siamo davanti al tuo grande Duomo non volevamo che gli schiamazzi disturbassero la Messa».

E dopo il sacro, ecco il profano!!!! «Padania libera. E Roma? Fanculo…». Con queste espressioni Bossi ha chiuso il suo intervento a Milano. Peccato che la maggior parte dei dirigenti leghisti siano bene imbullonati alle poltrone romane e i deputati del Carroccio siano i più scatenati a ricorrere contro il taglio dei vitalizi dei parlamentari. Evviva l’ipocrisia.

Un abbraccio tra il capogruppo uscente alla Camera, Marco Reguzzoni, e Gianpaolo Dozzo, che lo sostituirà a breve, è stata una delle ultime immagini offerte ai militanti dal palco della manifestazione della Lega Nord a Milano contro il governo Monti. I due si sono salutati davanti a tutti a conclusione della manifestazione, dopo l’intervento di Umberto Bossi e mentre anche tutti gli altri big del Carroccio erano presenti. Quasi contemporaneamente dal palco l’europarlamentare Matteo Salvini ha mostrato verso Piazza Duomo una sciarpa con la scritta “Barbari sognanti”, che è diventato ormai il motto dei maroniani. Motto che compariva oggi su decine di adesivi che proprio esponenti della Lega vicini all’ex ministro dell’Interno hanno esibito vistosamente su giacche e felpe.

Malgrado Umberto Bossi l’abbia auspicato più volte dal palco, l’abbraccio tra Roberto Maroni e Marco Reguzzoni, durante la manifestazione della Lega, non c’è stato. I due non si sono neanche stretti la mano. L’ex capogruppo alla fine del comizio del Senatur si è avvicinato all’ex ministro dell’Interno senza però riuscire a scambiare un saluto.

Dopo la sceneggiata appuntamento in via Bellerio per il Consiglio federale che decide lo svolgimento dei congressi provinciali entro tre mesi e di quelli nazionali prima dell’estate. Se ne vedranno delle belle.

 

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