BOSSI SI E’ DIMESSO! CONGRESSO FEDERALE ENTRO L’AUTUNNO

Il segretario della Lega, Umberto Bossi ha rassegnato le proprie dimissioni «irrevocabili» nel corso del consiglio federale del Carroccio. Secondo indiscrezioni la guida del partito viene affidata ad un ‘triumvirato’ composto da Maroni, Calderoli e Manuela Dal Lago che manterranno l’incarico molto probabilmente fino al congresso. Approfittando dell’ingresso di un’auto nel cortile della sede della Lega Nord di via Bellerio, una trentina di militanti, al grido «Bossi, Bossi, Bossi», hanno fatto irruzione nella sede. Ora sono sotto le finestre dello stesso Bossi, chiedendogli di «non mollare».  «Chi sbaglia paga qualunque sia il cognome che eventualmente porti». Lo ha detto Umberto Bossi durante il federale della Lega, secondo quanto ha riferito l’europarlamentare Matteo Salvini a Radio Padania. Il Consiglio federale ha concesso l’onore delle armi al Senatur, nominato presidente federale al posto di Angelo Alessandri, così potrà continuare a partecipare alle riunioni dello stesso Consiglio. Durante il Consiglio Roberto Maroni ha detto rivolgendosi a Bossi: “Se ti ricandidi a segretario sarò il primo a sostenerti”.

L’ex ministro dell’interno Roberto Maroni è stato contestato dai simpatizzanti di Umberto Bossi riuniti davanti alla sede della Lega in via Bellerio. All’uscita di Maroni in auto sono partiti cori «buffone, buffone» mentre
gli venivano gettati sulla macchina dei volantini con riferimenti al bacio di Giuda. 

 

«Ancora una volta Bossi ha mostrato di essere un gigante e ha dimostrato di voler più bene alla Lega che a se stesso»: lo ha detto all’ANSA Giancarlo Giorgetti, segretario della Lega Lombarda, da sempre vicinissimmo al leader. «Oggi è stato molto sereno, covava la decisione dentro di sè da tempo».

Questo il comunicato ufficiale del Consiglio Federale. «Il Consiglio Federale della Lega Nord per l’Indipendenza della Padania annuncia che nel corso della riunione odierna il Segretario Federale, on. Umberto Bossi, in apertura dei lavori, ha voluto comunicare all’assemblea leghista le sue preoccupazioni alla luce degli ultimi eventi e, dopo aver espresso le sue valutazioni politiche, ha annunciato la sua decisione, definita da lui stesso irrevocabile, di rassegnare le dimissioni da Segretario Federale, per poter meglio difendere e tutelare l’immagine del Movimento, e la sua famiglia, in questo delicato frangente». «Il Consiglio Federale, all’unanimità, ha chiesto ripetutamente a Umberto Bossi di ritirare le sue dimissioni, ribadendo al contempo l’unanime stima e solidarietà al Segretario Federale, che, però, ha ribadito con fermezza di ritenere irrevocabile la sua decisione di dimettersi. A fronte di questa decisione il Consiglio Federale, sempre all’unanimità ha deliberato di nominare Umberto Bossi nuovo Presidente Federale della Lega Nord, con la richiesta di proseguire la sua attività politica con una determinazione e convinzione, se possibile, ancora maggiori». «Al contempo, lo stesso Umberto Bossi ha incaricato un comitato composto da Roberto Calderoli, Roberto Maroni e Manuela Dal Lago di occuparsi, transitoriamente e temporaneamente, della gestione politico-ordinaria del Movimento, fino alla celebrazione del Congresso Federale da svolgersi entro l’autunno». «Nel corso della riunione si sono succeduti numerosi interventi dei presenti, che hanno manifestato la loro commozione e l’unanime apprezzamento per la scelta compiuta da Umberto Bossi per tutelare al meglio il movimento, ringraziandolo per aver accettato la nomina a Presidente Federale con un lungo e sentito applauso». «Nel corso della seduta il Consiglio Federale ha inoltre deliberato la nomina dell’on. Stefano Stefani a nuovo Segretario Amministrativo Federale del movimento, in sostituzione del dimissionario Francesco Belsito, e ha nominato gli onorevoli Silvana Comaroli e Roberto Simonetti quali nuovi componenti del Comitato Amministrativo Federale, in seguito alle dimissioni dei senatori Roberto Castelli e Piergiorgio Stiffoni dal sopradetto organismo». «È stata infine deliberata la richiesta che il Comitato Amministrativo Federale sottoponga immediatamente ad una società di revisione dei conti esterna la certificazione della situazione patrimoniale della Lega Nord». 

 

di GIANLUCA MARCHI

La Lega che abbiamo conosciuto è sostanzialmente finita. Questo, in pratica, il responso emesso ieri dai commentatori dei principali quotidiani italici. E una volta tanto mi trovo d’accordo con il senso dell’analisi. Lo tzunami che in questi giorni sta scuotendo il Carroccio potrà anche lasciare in piedi l’impalcatura, ma sarà una struttura ammaccata, acciaccata, appesa più alla volontà di sopravvivere a se stessa che a una vera ragione ideale per continuare ad esistere. Le idee camminano sulle gambe degli uomini e in questo caso gli uomini, o meglio i dirigenti che avrebbero dovuto far procedere quelle idee rivoluzionarie, con tutto il contorno che ad esse si accompagnava, hanno tradito la missione. Il tradimento con tutta probabilità ha cominciato a consumarsi già da molti anni a questa parte, ma è adesso che la triste conclusione della parabola leghista si evidenzia in tutta la sua drammaticità e plasticità. Le inchieste condotte da tre Procure potranno anche concludersi con l’accertamento di fatti magari meno gravi rispetto a quelli oggi ipotizzati, ma l’immagine che ormai si consolida è quella di una Lega per nulla diversa dagli altri partiti, compresi quelli della Prima Repubblica. Ancora una volta mi sento di concordare con la valutazione espressa dall’amico Giancarlo Pagliarini: il Carroccio rischia di finire come il Psi. Bossi come Craxi probabilmente continua a girare senza quattrini in tasca, ma è tutto il contorno che si è irrimediabilmente deteriorato. E il finale è ancora più tragico e drammatico, perché la Lega delle origini aveva tratto gran parte della sua forza non solo dal sogno che era stata capace di alimentare in tanti cittadini del Nord, ma anche e soprattutto dall’immagine offerta di essere diversa ed estranea, anzi diametralmente opposta, al sistema dei partiti che combatteva. Scoprire oggi che quella diversità è coincisa spesso con una finzione è una beffa ancora più difficile da sopportare per chi ci ha creduto e ancora oggi ci crede, nonostante tutto.

La storia ci dirà quali sono stati i meriti, le genialità, i demeriti, gli errori e i torti di Umberto Bossi. Oggi la cronaca ci disegna invece un quadro triste, quello di un ormai ex leader politico il quale, complice una malattia che altrove non avrebbe consentito a nessuno di rimanere il capo di un partito così influente per la vita di un Paese, ha finito per trasformare e snaturare la sua creatura, riducendola da fiamma alimentatrice di un progetto di riscatto e di libertà per intere popolazioni, a un simulacro di se stessa riempito solo di voracità di posti e quattrini. In questo precipizio, bisogna dirlo, molto ha influito l’alleanza con Silvio Berlusconi, un tempo il nemico da abbattere, e invece divenuto l’alleato che ha finito per “inquinare” con il suo stile anche il socio più piccolo, colui che avrebbe dovuto  portare con sé il carico di idealità e di progetti che il Cavaliere non poteva avere, essendo dedito solo a promuovere se stesso.

E’ chiaro che Umberto Bossi porta la responsabilità di gran lunga maggiore di tale degenerazione. Ma come ho già detto ieri, non è che gli altri “colonnelli” leghisti siano del tutto esenti da colpe, visto che hanno floridamente pascolato nel recinto per loro disegnato dal Senatur. E inoltre, e questa potrebbe essere la colpa più grave, hanno voltato la testa dall’altra parte e sono stati comodamente silenti quando hanno cominciato a capire che la Lega procedeva in tutt’altra direzione rispetto a quella iniziale. Hanno inteso così salvare le rispettive teste? Certo che sì, ed è anche umanamente comprensibile: chi non ha il coraggio non se lo può dare. Ma aver partecipato al gioco e oggi pensare di schivare la colata di fango che si abbatte sulla Lega è una pretesa velleitaria.

Così sono convinto che chi in questi mesi ha cercato di condurre una battaglia interna per portare il movimento fuori dalle secche in cui s’era immerso – mi riferisco a Roberto Maroni, agli uomini a lui più vicini e ai molti militanti che hanno abbracciato con entusiasmo questa fase – oggi, dopo tutta quanto sta capitando, si trovi di fronte a una sfida più difficile rispetto a quella che pensava di vincere fino a pochi giorni fa: ai cosiddetti “barbari sognanti” non può più bastare di conquistare la Lega attraverso i congressi ed archiviare la vecchia classe dirigente. Adesso, o mai più, devono mandare Bossi nel Pantheon, devono epurare e ripulire il movimento al centro come alla periferia, anche guardando in casa propria. Ma soprattutto devono darsi un progetto politico chiaro, concreto e ben diverso dalle troppe panzane che sono state spacciate in questi ultimi quindici anni, e indicare a priori gli strumenti di lotta politica con cui sono disposti a perseguirlo e con chi eventualmente. E, last but non least, devono essere una casa di vetro. Saranno capaci di intraprendere una tale sfida? Lasciamo la risposta ai prossimi eventi. Ma se sarà negativa, nessuno potrà salvarsi dalle macerie.

Macerie, e qui arrivo e concludo col punto più dolente, che ahimé rischiano di travolgere anche coloro, militanti e leghisti in genere, che in tutta questa storia non hanno avuto alcuna responsabilità, se non quella di credere a un sogno che li ha fatti sperare in un Paese diverso, in un futuro migliore per i propri figli, nella libertà di decidere del proprio avvenire. La gran parte di queste persone non ha tratta alcun vantaggio nello scegliere l’appartenenza al Carroccio, anzi hanno pagato dazio, spesso hanno lavorato gratuitamente per il successo delle iniziative del movimento, se non addirittura ci hanno messo quattrini, e in alcuni casi (vedi Credieuronord) sono state coinvolte in operazioni condotte sciaguratamente da coloro nei quali avevano riposto la propria fiducia. Questa gente non meritava di essere ripagata con la moneta (mi riferisco soprattutto ai comportamenti) che oggi sta scoprendo con somma amarezza.

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