TOSI: CANDIDATURA DI BOSSI INOPPORTUNA. LA RIVOLTA SUL WEB

di GIANLUCA MARCHI

«La ricandidatura di Umberto Bossi a segretario federale? non me l’aspettavo. E francamente la ritengo inopportuna»: lo dice Flavio Tosi, indicando che a decidere «sarà il congresso. Io ritenevo improbabile una riproposizione di Umberto Bossi alla segreteria». «Dopo di chè, ovviamente, al congresso ognuno è libero di candidarsi – aggiunge Tosi – e saranno i militanti a decidere se il segretario sarà ancora lui o qualcun altro. Naturalmente il sottoscritto si augura che sia Roberto Maroni».

 

Ma il Senatur ormai sembra non sentire ragioni. «Per forza»: ha replicato ai giornalisti che, al suo arrivo a un appuntamento elettorale a Cassano Magnago, gli hanno chiesto una conferma sull’intenzione di candidarsi al congresso federale della Lega Nord che si terrà fra due mesi.  

La ricandidatura ha scatenato molti militanti e in radio e sul web è andata in onda la rivolta. Scrive Gabriele Martini sul sito de La Stampa:

Apriti cielo, la maschera è caduta. Decine di iscritti prendono d’assalto la pagina Facebook di Maroni. E’ lì che va in scena il parricidio virtuale padano. «Se Bossi si ricandida, la Lega è finita», scrive Paolo. «Bossi ha fondato la Lega e come Sansone vuole farla sparire ammazzando tutti i filistei», accusa Maurizio. Un militante lancia il suo personalissimo ultimatum ai dirigenti del partito: «O si cambia e si recupera in credibilità o io la faccia non ce la metto più». «Per quel che mi riguarda – avverte Simona – o Bobo o niente». Le risponde Fabrizio: «Il niente si è purtroppo ricreduto… Mi sa che si rimangerà le scuse di Bergamo e tutto il resto. Belsito hai vinto tu».

Su Radio Padania va in onda la frustrazione di un popolo diviso. Arriva una telefonata da Vicenza: «Piuttosto del ritorno di Bossi è meglio chiuderla qui, non ne possiamo più». In studio Igor Iezzi prova a riportare la discussione sull’iniziativa anti-Imu, con scarsi risultati. Passa qualche chiamata, tocca a Enzo da Monza: «La ricandidatura del Senatùr è negativa, è una forma di trasformismo che non accetto dalla Lega». Avanti un altro: «Siamo stufi, Bossi non può autoproclamarsi capo a vita. Così non c’è giustizia». Angela da Bergamo adombra complotti: «La ricandidatura di Bossi è l’ultimo tentativo di Berlusconi di riagganciare la Lega, io ormai non ci credo più».

Sul Web qualcuno esce dal coro e prova a dare la colpa ai «soliti giornalai servi di Roma ladrona». Ma a vincere è la delusione: «Però potevate dircelo che era tutto uno scherzo». La parola d’ordine è Maroni segretario. «Se non diamo una svolta seria e credibile per la Lega è finita – scrive Gian Piero -. Lo chiedono la maggior parte dei militanti e i simpatizzanti delusi che aspettano una svolta per tornare a votarci». Fulvio concede l’onore delle armi, ma nulla di più: «Bossi è stato un grande leader, ma è ora che si faccia da parte. Se sarà candidato unico al congresso io non andrò neanche a votare». Paolo è dello stesso avviso: «Mi pare arrivato il momento di dire basta. A Bossi voglio bene, ma se non capisce da solo che è arrivato il momento di farsi da parte, bisogna che qualcuno glielo faccia capire».

 

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Doveva essere il giorno della protesta fiscale voluta da Roberto Maroni e lanciata attraverso i tanti sindaci del Carroccio: il “Lega unita day” di Zanica doveva celebrare la ritrovata compattezza del Carroccio dopo lo tzunami Belsito e cercare di recuperare terreno in vista delle amministrative di domenica. E invece si è risolta, manco a dirlo, nell’ennesima celebrazione di Umberto Bossi e della sua sibillina ricandidatura a segretario federale.

Che il Senatur abbia totalmente sparigliato le carte lo si è capito molto bene leggendo il commento postato a sera da Maroni sul suo profilo Facebook: ”Grazie a tutti coloro che sono venuti a Zanica. Peccato solo che la dichiarazione (a sorpresa) di Bossi di volersi candidare alla segreteria federale abbia consentito ai giornalisti di mettere in secondo piano la protesta fiscale contro l’Imu sulla prima casa. Ma la battaglia continua, in tutti i sensi… Buona notte a tutti i barbari sognanti”. Nelle parole del capo dei “barbari sognanti” (ma la presunta corrente non era stata sciolta?) traspare evidente una certa irritazione per l’accaduto e si cerca di dare la colpa ai giornalisti (ieri piuttosto maltrattati dai militanti, come se la colpa di quanto sta emergendo sia di chi scrive…), quando è ben chiaro che un annuncio come quello fatto da Bossi inevitabilmente diventava la notizia della giornata. Anche perché, bisogna ammetterlo, non si è capito bene cosa sarà la “protesta fiscale” di carattere politico contro l’Imu. Molti si attendevano un annuncio clamoroso del tipo: i sindaci della Lega inviteranno i propri cittadini a non pagarla oppure a versarla in misura ridotta alle casse comunali anziché a quelle statali (e bastava sentire gli ascoltatori ai microfoni aperti di Radio Padania proprio in contemporanea con Zanica per capire quali erano le attese), facendo asse coi propri amministrati per parare le conseguenze; invece non s’è capito bene in cosa consisterà questa protesta, tutto è stato rimandato a una riunione degli amministratori che si terrà a Seriate il 25 maggio ed è rimasta la sensazione che sarà molto meno di quanto ci si immaginava. Anche perché non è sfuggito agli osservatori più attenti che contro il non pagamento dell’Imu si sono schierati alcuni pezzi da novanta del movimento, soprattutto in Veneto, a cominciare da Flavio Tosi e dall’on. Massimo Bitonci, sindaco uscente di Cittadella, il regista della recente vittoria dei bossiani al congresso provinciale di Padova.

Come detto nella mente di Roberto Maroni e del triumvirato che condivide con Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago doveva essere il giorno della ritrovata compattezza della classe dirigente. E così è stato il ‘Lega unita day’ celebrato nel giorno del primo maggio che coincide con il 25simo anniversario dalla fondazione del Carroccio, almeno nelle immagini e nella parole offerte dal palco. Dove da Maroni e i trimuviri, passando per Sindaci ricandidati e Governatori in carica, fino al ‘gran finale’ ancora una volta al padre-fondatore Umberto Bossi, c’erano tutti a rilanciare uniti il movimento, ad eccezione degli ‘spazzati via’ Rosy Mauro, Piergiogio Stiffoni, Francesco Belsito. E degli ‘accantonati per ora’ come Renzo Bossi o Davide Boni.

Sotto al palco, però, il Senatur ha sparigliato e ai giornalisti ha a sorpresa risposto di essere pronto a ricandidarsi alla segreteria al Congresso straordinario in programma fra un mese e che avrebbe dovuto consacrare la nuova leadership di Roberto Maroni, con ascesa sua o di persona a lui vicina all’incarico per 25 anni ricoperto da Bossi. Un solo evento, per bocca dello stesso Maroni, avrebbe potuto fermare questa staffetta: “Sono pronto – aveva spiegato l’ex ministro dell’Interno- ma se Bossi si candida io non lo farò e voto per lui…”.

Ieri Bossi ha risposto ai giornalisti che “se serve all’unità” della Lega lui è pronto a tornare Segretario. La sopresa pare abbia mandato in tilt lo stato maggiore maroniano, dove s’è faticato a nascondere sconcerto e fastidio. Anche se in diversi sottolineano come quello di Bossi non debba ancora essere considerato un annuncio. Innanzitutto perchè dato in risposta ai giornalisti e non dal palco al ‘popolo dei lumbard’. E poi perchè preceduto da quel ‘se serve all’unità’ che dipenderà anche dalla stessa reazione dei maroniani e del loro leader. Ieri sera in tv su La7 a ‘Otto e mezzo’ un imbarazzato Governatore del Piemonte Roberto Cota (protagonista nei giorni scorsi di una profonda virata verso il nuovo corso) ha fatto finta di non capire la domanda diretta e ripetuta sulla ricandidatura. Ed ha risposto più volte come se l’annuncio non fosse già ufficialmente avvenuto. “Se si ricandiderà o meno Bossi lo dirà al congresso…”. E pur tuttavia se il vecchio capo ha buttato lì quella frase qualcosa vuol dire: forse, passata la prima valanga e visti i segnali che emergono qua e là (l’ultimo in ordine di tempo quello di Padova dove i barbari sognanti sono stati sconfitti al congresso provinciale), si sta convincendo di potersi tenere ancora saldo il movimento.

Alcuni bossiani di ferro, comunque, hanno già celebrato il ritorno di Bossi come cosa fatta e si sono affrettati a farsi sentire. Il primo è stato Roberto Castelli, messo parecchio da parte negli ultimi tempi (che l’affaire Belsito gli abbia giocato qualche scherzo?), è corso a dettare alle agenzie che il Senatur ha ancora molto da dare al movimento. E non poteva mancare neppure Giuseppe Leoni: “Venticinque anni dopo – ha ricordato il  primo deputato della Lega in Parlamento con Bossi a Palazzo Madama – Umberto ha annunciato la sua ricandidatura. Il 1 maggio 1987 eravamo presso l’Aero Club di Vergiate, notaio il dott. Fantasia. E avevamo attrezzato la raccolta firme. Avevo mobilitato tutto il mio paese, Mornago, addirittura c’era gente che era venuta senza carta d’identita’, e’ tornata a casa a prendere il documento e nel giro di 4 ore abbiamo raccolto tutte le firme che servivano permettendoci di presentare il simbolo Lega Lombarda con il risultato che l’Umberto e’ stato mandato al Senato ed io alla Camera. 800 firme per il collegio elettorale di allora che era Como-Sondrio-Varese”.

Roberto Calderoli, ex ministro e triumviro in carica, in una dichiarazione scritta sulla giornata di ieri diffusa in serata e ripetuta questa mattina, non ha detto una sola parola sull’annuncio del possibile ritorno di Bossi alla guida del partito, celebrando invece la partecipazione e la ritrovata unità fra i padani.

“La Lega Nord – ha affermato Calderoli- esprime tutta la sua soddisfazione per l`ottima riuscita del Lega Unita Day, a Zanica, festa organizzata con soli tre giorni di preavviso eppure riuscitissima, sia in termini di partecipazione, con più di 5000 presenti, nonostante il maltempo che ha flagellato la provincia di Bergamo in questi giorni, sia in termini organizzativi.
Complessivamente, per organizzare e allestire questa festa e in particolare il Lega Unita Day, hanno lavorato 120 volontari, garantendo, tra l`altro, anche 1300 posti a sedere e altrettanti pasti completi nell`affollatissimo tendone dell`area feste dove si è consumato il pranzo dei lavoratori padani”.

“E` stata una splendida giornata e per questo non posso che ringraziare di cuore e applaudire – ha affermato ancora – tutti quelli che hanno lavorato in questi giorni a Zanica. Ma non solo. Desidero esprimere la mia soddisfazione e rivolgere il mio ringraziamento a tutti i leghisti bergamaschi per il grande lavoro che Bergamo si è sobbarcata nell`arco di pochi giorni con l`organizzazione di una serie di eventi importanti quali la serata dell`Orgoglio Leghista, l`Assemblea di tutti i militanti ad Alzano e oggi il Lega Unita Day. Come sempre Bergamo è davanti a tutti…”.

Anche quella di Calderoli è sembrata più che altro un’uscita dovuta, a chiusura di una manifestazione che così entusiasmante non è stata (ormai i militanti che vengono allertati e convocati sono sempre quelli e non sono certo 5 mila come si va raccontando) e dove la scena, come sempre, è stata rubata a tutti da solito Bossi.

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