Lega: la polveriera Veneto col disegno neodemocristiano di Tosi

di ANONIMO PADANO

Burrasca in casa Lega in Veneto dove il ‘postino’ sta per recapitare una dozzina di lettere di richiamo a chi ha ”esternato – come ha spiegato Flavio Tosi, nella veste di segretario regionale del Carroccio – su questioni interne al movimento, senza farlo nelle sedi opportune”. Tra i campanelli pare anche quello di Palazzo Balbi, sede della giunta veneta. All’apparenza una normale ”comunicazione” che ricorda che nella Lega – ha detto Tosi – vige la regola che le discussioni interne ”si fanno all’interno, non interessano all’esterno”. Ad accendere pero’ i fuochi mai sopiti tra le anime di un partito che non si e’ ancora ripreso dalla batosta elettorale il fatto che tra i destinatari del ‘richiamo’ ci sarebbe anche il governatore Luca Zaia, oltre ad altri big storici del Carroccio veneto: Gian Paolo Gobbo, Manuela Dal Lago – componente del triunvirato post Bossi -, Massimo Bitonci – avversario del sindaco di Verona per la segreteria veneta -, Stefano Stefani e Gianantonio Da Re, ex segretario per oltre un decennio in terra trevigiana. Ufficialmente i nomi nessuno li ha detti e non sarebbero stati pronunciati neanche durante la riunione di lunedi’ sera che ha portato di fatto all’espulsione del consigliere regionale Santino Bozza, da sempre critico della gestione Maroni-Tosi e reo di aver votato Pd. A dare una traccia pero’ sui possibili destinatari e’ stato indirettamente anche lo stesso Tosi che laconico ha ripetuto: ”arrivera’ a tutti coloro che mi risulta abbiano esternato alla stampa”. Dopo il vistoso calo elettorale, Zaia durante un incontro con i giornalisti aveva mosso due secche ‘contestazioni’ alla segreteria a guida Tosi: la scelta delle liste dei candidati e l’uscita tre giorni prima del voto sul ‘modello bavarese’ quale strada per una Lega allargata. In quell’occasione, il governatore aveva detto ”che sarebbe infantile trasformare un dibattito in un nuovo regolamento di conti. Se qualcuno pensa che nel mio partito non si debba dire cio’ che si pensa si sbaglia”.

Tosi ieri ha minimizzato la portata delle missive: ”non e’ una questione di ribelli e non c’e’ nessun provvedimento disciplinare” e ha parlato di ”un movimento compatto” proiettato verso la macroregione da costruite con Zaia e gli altri governatori leghisti. I focolai per tutta la giornata sono sembrati ardere pero’ sotto le dichiarazioni di attesa e i ‘no comment’ – ”attendo la lettera” ha detto Da Re, indicando pero’ che le riflessioni post voto non possono essere lette ”come un atto contro la Lega” perche’ ”riflessioni ovvie rispetto a numeri che parlano chiaro”. La tempesta di e’ invece scatenata nelle parole dell”eretico’ Bozza. ”Tosi cammina sopra un braciere. pensa di avere i chierichetti che lo seguono ma non e’ cosi’. Ha sbagliato tutto. C’e’ la scissione se non si cambia”; e non ”sara’ di quattro gatti” ha promesso. Altro tono nelle parole del ‘grande vecchio’ Giancarlo Gentilini: ”bene fa Tosi a richiamare, per adesso, queste pecorelle che si sono smarrite. Il buon pastore deve adoperare prima il richiamo e poi la frusta”. La realtà è che Tosi sta giocando un braccio di ferro con praticamente tutta la Lega bossiana e non che non condivide la sua idea di andare oltre il partito per creare qualcosa che, sospettano in molti, poco o nulla avrebbe a che fare con le radici leghiste. Al sindaco di Verona viene attribuito in pratica un disegno neodemocristiano aborrito da gran parte dei vecchi dirigenti, anche perché dietro Tosi vedono l’occupazione della Lega da parte di personaggi che non c’entrano nulla col leghismo.

Sulla polveriera Veneto ieri è in qualche modo intervenuto anche il segretario Maroni: ”Questa pagina si deve chiudere. Nessun processo, nessuna crisi particolare: lunedi’ al Consiglio Federale portero’ le mie idee e proposte perche’ questa fase di turbolenza si chiuda”. Maroni, conversando con i giornalisti, ha poi ribadito che sempre lunedi’ mettera’ a disposizione il suo mandato.

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