ROSI MAURO: LA LEGA E’ MORTA. MARONI: LA SUA LEGA E’ MORTA

di GIANLUCA MARCHI

«La Lega Nord è morta perchè Bossi ha sbagliato a dimettersi»: così Rosi Mauro vicepresidente del Senato a Sky tg24. «All’interno del partito c’è stato un complotto. La Lega non era un bancomat e io non ho preso soldi dal partito», ha aggiunto. Maroni adatto a fare il segretario della Lega? «No, assolutamente no. E’ sempre stato un secondo e un secondo resterà. Per me non ha le caratteristiche del leader della lega Nord e infatti vuole fare un’altra cosa»: ha risposto ancora Rosi Mauro. 

«Se qualcuno che è stato espulso dice che la Lega è morta ha ragione. Ma è morta quella Lega, la sua, quella non c’è più. Esiste, rimane e continuerà la Lega delle origini, sulle cui sorti sono ottimista». Così Roberto Maroni stasera a Cantù in un comizio per la chiusura della campagna elettorale del candidato sindaco leghista Nicola Molteni. Il riferimento era alle dichiarazioni rese oggi dalla vicepresidente del Senato Rosy Mauro. 

E BOSSI TORNA A PARLARE DOMANI A LESA

Umberto Bossi ha deciso di rompere il lungo silenzio dietro cui si è trincerato in questi giorni. Domani sarà in piazza a Lesa, in provincia di Novara, e si misurerà con la sua gente, la base leghista. Il senatur verificherà se l’avviso di garanzia che lo ha raggiunto per la gestione dei fondi di partito ha incrinato il suo rapporto con la folla. Sarà un nuovo battesimo per il leader leghista e, probabilmente, segnerà anche il futuro di Bossi dentro e fuori dal movimento che ha fondato e guidato per oltre 20 anni. 

 MATTEO SALVINI CANDIDATO ALLA GUIDA DELLA LEGA LOMBAR

Matteo Salvini sarà il prossimo segretario della Lega Lombarda. A deciderlo sarebbero stati il triumviro Roberto Maroni e Giacomo Stucchi, che oggi hanno pranzato assieme allo stesso Salvini. Salvini ha già iniziato la raccolta delle firme tra i delegati necessarie a presentare la candidatura per il congresso delle Lega Lombarda che si terrà l’ 1-2 giugno a Bergamo. La prima firma è proprio quella di Giacomo Stucchi, a seguire quelle dei responsabili del Movimento Giovani Padani che sono tra i più vivaci sostenitori di Salvini, al quale occorrono una cinquantina di firme.

«Sono molto orgoglioso e felice di mettermi a disposizione della Lega»: questo il primo commento che Matteo Salvini ha scritto sulla sua bacheca facebook dopo la decisione di candidarsi alla segreteria della Lega Lombarda. «Metterò anima e cuore a disposizione del movimento – ha promesso l’europarlamentare – per far in modo che la Lega diventi la prima forza di riferimento e di liberazione in Lombardia». Sempre su facebook Salvini ha quindi ringraziato i militanti leghisti, Giacomo Stucchi e i Giovani Padani che hanno già aderito alla sua candidatura. E ha ringraziato «Bossi che ci ha portati fino a qui e a Maroni che ci porterà molto lontano».  

Salvini è stato vicino a Maroni fin dall’inizio della battaglia interna nel movimento, soprattutto quando fu emessa la fatwa per impedire all’ex ministro di prendere parte ai comizi dei ‘lumbard’. Salvini ottiene il passo indietro di Giacomo Stucchi, fino a poche ore fa in pole per la conquista della poltrona di segretario lombardo e ora primo firmatario della candidatura di Salvini. Stucchi, che i maroniani avevano anche provato a nominare capogruppo a Montecitorio, forse otterrà un ruolo di prestigio al prossimo congresso federale. Salvini ottiene ottimi riscontri sul web e spesso rappresenta la Lega in tv ma tra gli stessi maroniani c’è qualche piccolo malumore: «Dovrebbe girare di più sul territorio e non solo a Milano – spiegano – ma è in gamba e se Maroni lo ha scelto per noi va benissimo».

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LEGA: LA DIFFICILE ATTRAVERSATA DEL DESERTO PER NON MORIRE

Sopravviverà la Lega Nord al terremoto che sta subendo ormai da quasi due mesi, con in più le ultime scosse che hanno investito i piani altissimi del palazzo? Difficile dirlo oggi come oggi. Alcuni osservatori della politica già prevedono che il Carroccio è destinato a perire nemmeno troppo lentamente. Non ne sono così convinto, perché penso che vi sia ancora un consistente corpo di militanti e di elettori fatto di gente per bene, che ha creduto in una prospettiva politica e che probabilmente è disposto è disposto a buttare ancora il cuore oltre l’ostacolo pur di non accettare la dichiarazione di fallimento. E’ gente sicuramente frastornata ed abbattuta, ma probabilmente ancora disposta a credere. Quanto possono pesare elettoralmente lo diranno le prossime politiche e la capacità, da parte di chi prenderà in mano le redini del movimento, di rianimare e rilanciare lo spirito leghista, senza equivoci e senza infingimenti.

Certo, se quest’ora toccherà a Roberto Maroni come tutto fa prevedere, per l’ex ministro dell’Interno sarà una sfida da far tremare i polsi. Lui (o chi per lui) sarà chiamato a una lunga traversata del deserto per portare fuori il Carroccio dal fango in cui è precipitato in queste settimane e anche per ridare un senso politico alla Lega. Perché, diciamocelo francamente, dopo vent’anni di promesse mai mantenute e di annunci roboanti finiti nel nulla – il federalismo, la secessione, la devolution, il federalismo fiscale – anche il più tenace dei fedeli militanti è assalito del dubbio che il “messia” potrebbe non arrivare mai. La traversata del deserto, tanto per intenderci, potrebbe anche non riuscire e allora per la Lega sarebbe una fine ingloriosa. La sensazione è comunque che l’impresa, per avere qualche chanches di riuscita, dovrebbe cominciare con l’archiviazione della famiglia Bossi al completo, a cominciare dal vecchio capo.

Intanto Maroni cerca di dare e darsi forza, traendo qualche elemento positivo da tutto quanto sta succedendo: le inchieste giudiziarie che hanno coinvolto il partito e quanto ne è seguito possono essere uno stimolo, a suo parere, a rinnovare il movimento. «Quello che è successo – ha detto il triumviro parlando coi giornalisti a margine di un comizio elettorale ieri sera a Tradate – può aiutare la Lega a rinnovarsi». Maroni ha ribadito che «da questa crisi, da questo male nascerà un bene: la nuova Lega, la Lega 2.0». Incalzato dai giornalisti Maroni non ha però voluto svelare chi vorrebbe come prossimi segretari nazionali, soprattutto in Lombardia. «Non appoggio nessuno – ha detto -. Ho le mie conoscenze, le mie preferenze, le mie amicizie: ho sentito nomi di persone che stimo, ma da parte mia non ci sarà alcuna indicazione perchè dovrà essere la base a decidere». Su chi guiderà, a partire dal congresso di giugno, la Lega Lombarda, Maroni ha comunque detto di augurarsi che «sia un giovane, un ragazzo di grande energia». In sostanza ha fatto capire che il candidato da lui preferito è Matteo Salvini e a tarda sera è arrivata la conferma. Infine, per quanto riguarda i futuri vicesegretari generali, l’ex ministro dell’Interno ha spiegato che li sceglierà e nominerà il prossimo leader, quindi dopo il Congresso federale.

E così nel marasma generale si cerca di definire questa Lega 2.0 e Maroni, preparandosi a guidare il movimento, detta le regole. In primis quella «aurea», come la definisce lui stesso, secondo cui nel Carroccio del futuro «decide la base» e scompaiono le «imposizioni dall’alto». Insomma, una netta presa di distanza rispetto al vecchio corso, quello di Bossi. Il Bobo sarà il nuovo segretario, anche se il diretto interessato prova a nascondersi, ma la sua elezione appare scontata, sebbene Mario Borghezio rilanci la propria candidatura.

Quanto ai congressi di fine mese, quelli di Lombardia e Veneto,  saranno l’occasione per applicare «la regola aurea». «Questa volta i delegati saranno davvero liberi di scegliere tra chi deciderà di candidarsi» e non ci saranno «imposizioni dall’alto», ha spiegato ieri Maroni. In Lombardia sembra una partita a due tra Matteo Salvini e Giacomo Stucchi, entrambi maroniani. In Veneto la partita è più complessa: l’ala cerchista resiste, mentre l’ala bossiana è forte e sta scegliendo un candidato da contrapporre al maroniano Flavio Tosi. La partita è apertissima.

Bossi, intanto, continua a tacere. Il Senatur «ha il morale sotto i piedi», ha raccontato Maroni. La vicenda giudiziaria «è una cosa che non ha fatto piacere nè a lui, nè a me, nè a nessun leghista». La Lega però deve andare avanti e «l’opera di pulizia continua». Ma continuerà fino ad arrivare alla famiglia di Gemonio? Questo l’ennesimo dilemma.

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