LEGA: I MARONIANI STANNO VINCENDO. E LA MANUELA CHIAMA BOBO

di GIANLUCA MARCHI

La Lega Nord andrà da sola al primo turno delle prossime elezioni amministrative. Per il secondo turno si vedrà e si faranno i conti dopo il 6 di maggio. La linea che prevale è dunque quella voluta dai maroniani, che da settimane insistono sulla corsa solitaria, e avevano più volte arricciato il naso di fronte alla possibilità di recuperare delle intese col Pdl qua e là. D’altra parte dopo la vicenda Verona, conclusasi con la vittoria di Flavio Tosi, vale a dire il sostanziale numero 2 dell’ala maroniana,  era difficile immaginare qualcosa di diverso.

Dunque non ci saranno alleanze con il Pdl al primo turno delle amministrative di maggio, ma in test importanti – come a Monza – ci potranno essere liste civiche di supporto al candidato sindaco leghista, che peschino voti in un elettorato più ampio. La segreteria politica della Lega Nord ha confermato oggi pomeriggio che il Carroccio farà corsa solitaria, nonostante le avances di Angelino Alfano e le ambizioni più o meno nascoste di alcuni candidati locali. Poi, al secondo turno, si vedrà il da farsi. Nessuno dei dirigenti del Carroccio ha voluto parlare, lasciando la riunione di via Bellerio, alla quale a quanto si è appreso Umberto Bossi non ha partecipato di persona.

«Abbiamo parlato di tutto», si è limitato a dire Roberto Maroni ai giornalisti. Di fatto dalla segreteria leghista non è arrivato quel cambiamento di rotta che gli ex alleati del Pdl chiedevano per riproporre agli elettori un centrodestra unito. «Speriamo che Bossi possa concedere alcune deroghe per dimostrare che uniti si vince al Nord», aveva detto Alfano da Milano poco prima che in via Bellerio si riunissero i dirigenti leghisti. Che il Carroccio dia il suo benestare alle liste civiche può anche essere il segno della volontà di sperimentare nuove aggregazioni e mettere al sicuro un numero di voti da far pesare al secondo turno. Un pò come accaduto con il caso di Flavio Tosi a Verona, benchè altrove i rapporti con gli altri partiti siano diversi. Sicuramente più di una lista ci sarà a Monza a sostegno di Marco Mariani, il sindaco leghista che cerca la riconferma rompendo la coalizione col Pdl che lo ha sorretto finora nel primo mandato. Modello che al primo turno delle amministrative sarà adottato anche ad Asti, Cuneo e Conegliano Veneto.

E a conferma che ormai la campagna elettorale sta iniziando, subito dopo la riunione della segreteria, Maroni è andato in provincia di Como a presentare ufficialmente i due candidati sindaco leghisti di Erba e di Cantù, a lui vicini. Insomma, i maroniani, a quel che si racconta, stanno facendo man bassa sul territorio e ormai appare probabile che finiranno per controllare il movimento, o quantomeno i congressi nazionali che contano, vale a dire Lombardia e Veneto. Bossi, a quanto pare, si sta rendendo conto che il controllo gli è sfuggito di mano, che intorno ormai il cerchio magico/malefico s’è sostanzialmente squagliato, e allora pur di rimanere in sella è pronto ad accettare le condizioni poste da Maroni. E la conclusione del caso Tosi è stata emblematica al riguardo.

In questo scenario si inserisce una notizia pubblicata la scorsa settimana da un settimanale fuori dal giro politico, Diva & Donna, notizia che tuttavia non risulta sia mai stata smentita. Il settimanale di gossip ha raccontato di uno sfogo del Trota con alcuni amici nel quale il consigliere regionale si sarebbe detto pentito di aver compiuto la scelta politica, viste tutte le difficoltà che ora si trova ad affrontare e anche le molte contestazioni interne, perché se li ritroverebbe contro un po’ tutti. Per questo si sarebbe più volte rivolto al padre per ottenere una difesa e soprattutto una garanzia del suo ruolo futuro nella Lega. A quanto pare, però, questo martellamento verso il Senatur non sembra aver prodotto granché e allora qui arriva la seconda e ancora più gustosa notizia buttata nell’arena politica dal settimanale patinato: Roberto Maroni si sarebbe recato in visita a Gemonio, ma non su invito del “capo”, bensì della di lui signora, la Manuela Marrone.

Questo è un gesto clamoroso nella battaglia interna al Carroccio. La moglie di Bossi è sempre stata una nemica giurata dell’ex ministro dell’Interno e se l’invito corrisponde al vero (ma, ripetiamo, smentite non ve ne sono state), significa che la signora sta valutando che la partita è persa e che dunque per ottenere soddisfazione alla sua unica preoccupazione, cioè assicurare un futuro in politica ai figli, è disposta a scendere a patti col “nemico”, forse a riconoscergli pure la vittoria in cambio di alcune garanzie.

Che le cose stiano veramente così o no, il fatto è ormai che i maroniani si sentono con la vittoria in pugno e in privato parlano di “carrozzone che ormai sta per saltare per aria”. E al riguardo vengono in mente le parole di una delle canzoni più celebri di Renato Zero: “Il carrozzone va avanti da sé, con le regione, i suoi fanti e i suoi re…”. Il fatto è che il Carrozzone Lega così non va più avanti,  le ipotetiche regine, Marrone e Mauro, non potevano andare da nessuna parte, i fanti (Reguzzoni, Bricolo, Belsito e i cerchisti vari) si stanno squagliando come neve al sole, mentre i re, Bossi padre e figlio, non sono più in grado di regnare su nulla.

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