LEGA, DEPISTA PER NON PARLARE DI SOLDI ALL’ESTERO

di GIANLUCA MARCHI

Si aspettavano chiarimenti e spiegazioni sulla clamorosa vicenda degli investimenti all’estero, segnatamente 7 milioni di Euro dirottati in Tanzania, a Cipro e in Norvegia, e invece dalla segreteria politica della Lega Nord, riunitasi nel pomeriggio in via Bellerio, è uscita una classica operazione di depistaggio mediatico. Siccome il partito era impelagato in una vicenda che lo imbarazzava parecchio nei confronti  di migliaia di militanti, che si ritrovano sollecitati ad aprire il portafoglio per pagare gli affitti delle varie sezioni sparse sul territorio padano, cosa di meglio che sviare l’attenzione su altro. Ed ecco il coniglio uscire dal cilindro: il Carroccio ha deciso che nella riunione della Giunta per le autorizzazioni a procedere, prevista per  domani, voterà a favore dell’arresto dell’on. Nicola Cosentino, ex sottosegretario ma soprattutto ancora oggi coordinatore in Campania per la Pdl, accusato di legami con la camorra.

Secondo l’ex ministro Maroni “non ci sarebbe fumus persecutionis”. Meglio dunque aizzare l’ira dei berlusconiani (sempre che al momento decisivo, cioè il voto in Aula, i leghisti poi si esprimano coerentemente con questa posizione), cercando così di sviare l’arrabbiatura della base per i soldi investiti all’estero anziché nelle attività di partito.

La discussione su quest’ultima spinosa vicenda, pare su iniziativa di Roberto Maroni, sarebbe stata rinviata a una prossima riunione del Consiglio federale, il massimo organo decisionale di via Bellerio.

Dalla riunione di oggi emerge anche un’altra novità, per altro abbastanza scontata: Marco Reguzzoni, uno dei pilastri del cosiddetto “cerchio magico” rimarrà capogruppo alla Camera nonostante tutti gli annunci di avvicendamento che si erano rincorsi nei mesi passati.

Il suo vero concorrente, l’ex ministro degli Interni Roberto Maroni, si è defilato dalla corsa, anche se da alcune ricostruzioni apparse in agenzia alcuni dei presenti avrebbero sentito Umberto Bossi sibilare al Bobo: “Intanto il capogruppo non te lo avrei fatto fare ugualmente”. Alla base della decisione di Maroni ci sarebbe la volontà di avere le mani più libere per operare a 360 gradi all’interno del partito e non limitarsi a svolgere il ruolo parlamentare di presidente dei deputati. Ad ogni modo, puntualizzano fonti maroniane, l’ex ministro dell’Interno non ha ritirato la propria candidatura, dal momento che non l’aveva mai presentata.

La sorpresa maggiore della riunione, comunque, è stata la mancata discussione sulla storia degli investimenti all’estero, che alla sua esplosione aveva provocato dichiarazioni di possibile belligeranza interna come quella dell’eurodeputato Matteo Salvini, vicino a Maroni, che si era augurato immediate spiegazioni. Invece, stando alle indiscrezioni filtrate dalla seduta, nessuna spiegazione sarebbe stata chiesta a Bossi ed anzi i presenti sarebbero convenuti sul fatto che la Lega sarebbe al centro di un attacco continuo da parte dei media ai quali si vorrebbe in qualche modo trovare  rimedio.

 

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