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Da Domaso al congresso: la Lega alla battaglia per vivere

di GIANLUCA MARCHI

Domaso, lago di Como, domenica pomeriggio, 17 anni dopo la marcia sul Po della Lega. Il Movimento Giovani Padani organizza per il terzo anno consecutivo un appuntamento nato nel 2011 per celebrare il decennale della morte del professor Gianfranco Miglio, anche se quest’anno ci si è tenuti distanti dal grande ideologo per qualche incomprensione intercorsa col figlio dello stesso. Unico accenno serio a prof. tanto amato (adesso) dai leghisti quello di Stefano Bruno Galli, a sua volta docente alla Statale e capogruppo in Regione della civica “Maroni Presidente”: “Il pensiero di Gianfranco Miglio si serve, studiandolo e approfondendolo. Di esso non ci si serve”.

E’ toccato a chi scrive fare l’ipercritico della giornata, chiedendosi se ha ancora un senso che il movimento belleriano mantenga al primo punto del proprio statuto la fatidica dicitura “Lega Nord per l’indipendenza della Padania”, visto che di indipendentista nel partito si vede ormai ben poco e persino un documento come quello di CoLoR44 (obiettivo portare nel consiglio regionale lombardo una risoluzione che, come successo in Veneto un anno fa, avvii il percorso verso il referendum per l’indipendenza) ottiene l’adesione entusiastica dei militanti, ma la freddezza spaventata di dirigenti e dirigentucoli.

Risposta di Matteo Salvini, segretario della Lega Lombarda e aspirante segretario federale al congresso prossimo/venturo, se si farà entro Natale: “Noi sappiamo dove dobbiamo andare, il nostro obiettivo resta sempre quello: Lega Nord per l’indipendenza della Padania. La discussione semmai è sul come: personalmente la parola Macroregione non mi entusiasma, ma è uno strumento per arrivare a quel risultato. Prima avevamo una valanga di parlamentari, ma alla fine abbiamo capito che, oltre agli errori commessi, da Roma non si cambia nulla. Ora invece abbiamo i tre governatori del Nord e la partita sarà diversa. Il momento in cui tirare la corda è vicino e dipenderà solo da noi, non da altri”.

Le parole possono anche essere belle, ma per ora sono solo parole: vedremo, a breve stando a Salvini, se diventeranno sostanza. Perché di belle parole fuggite col vento ne abbiamo ascoltate da gonfiarci come una mongolfiera. Certo, dal ragionamento del capo della Lega Lombarda si evince una conclusione: questa è l’ultima occasione, o la Lega la gioca veramente la partita e la gioca bene oppure dovrà dichiarare il proprio fallimento.

Obiezione: tuttavia gli alleati che il Carroccio si ritrova nelle tre Regioni (Lombardia, Veneto e Piemonte), soprattutto il Pdl, non fanno ben sperare in un braccio di ferro ingaggiato con lo Stato centralista. Risposta di Salvini: “La Lega non è legata a doppio filo col Pdl e con Berlusconi, la nostra è solo un’alleanza di interesse. Li sfideremo e se dovessimo scoprire che la sinistra è disposta a offrirci qualcosa in più sul fronte dell’indipendenza, allora parleremo con la sinistra”. Considerazione per un certo verso paradossale, perché  è lo stesso Salvini a definire quella italica come la sinistra più “retrograda e rincoglionita” del Continente, visto che nelle altre parti d’Europa è autonomista e indipendentista.

CoLoR44 e referendum per l’indipendenza. Sul sostegno al documento che vuole una Risoluzione 44 anche per la Lombardia il segretario ha annunciato che la Lega Lombarda ha deliberato di chiedere ai propri sindaci e amministratori locali di farlo approvare nei rispettivi consigli comunali. La decisione è maturata con qualche mese di ritardo, ma, come si suol dire, meglio tardi che mai… Sul fatto che invece nel Consiglio regionale della Lombardia qualcuno si possa già far carico della presentazione di un progetto di legge per lo svolgimento del referendum si preferisce sorvolare.

Elezioni Europee. Salvini auspica, per quell’appuntamento, la creazione di un cartello di tutti coloro che vogliono combattere contro questa Europa centralista. “Mi auguro – dice – che in futuro possa avvenire una riunione di tutti i movimenti che guardano all’indipendentismo e all’autonomismo”: aspirazione non disdicevole, ma anche in tempi recenti qualcun altro ha pronunciato parole analoghe, alle quali non sono seguiti fatti. In Veneto, invece, intorno al progetto di referendum che si vota oggi, s’è verificato un riavvicinamento di forze che ha coinvolto anche la Lega.

Le prossime battaglie. Salvini annuncia che proporrà alla Lega di mettere in discussione la cosa più borbonica e romana che ci sia, i prefetti. E poi: “Chiederemo di poter usare i nostri soldi messi da parte dai nostri Comuni virtuosi, ma bloccati dal patto di stabilità. E se a Roma ci diranno di no, ebbene quello sarà il momento di scatenare la guerra attraverso i nostri governatori, perché alla Lega non bastano e non servono solo buoni governatori. E ne vedremo delle belle, perché l’unica cosa che non potremo fare è di non fare la battaglia!”. Maroni, Zaia e Cota preparate l’elmetto, perché se Matteo Salvini diventerà segretario federale, vi imporrà di indossarlo! E infatti quelli che l’ex ragazzo va ripetendo di questi tempi sono i discorsi di uno che il segretario federale aspira a farlo. Poi se lo diventerà davvero, è tutta un’altra storia. Ma se dovesse succedere, qualcuno di certo gli ricorderà gli impegni assunti.

Macroregione. A Domaso il tema è stato ad appannaggio di Stefano Bruno Galli. Per il prof. e capogruppo della Lista Maroni Presidente la “macroregione è il grimaldello per scardinare l’Europa statalista. E’ la strada maestra perché lo Stato italiano, ormai morto, venga al Nord a trattare la resa”. Come? “Se il Nord per un mese smette di pagare le tasse, lo Stato salta per aria”. Siccome Roma non mollerà, vedremo se i tre prodi governatori leghisti avranno il coraggio di decidere che i soldi delle tasse pagate dai lombardi, dai veneti e dai piemontesi non andranno più a Roma per far saltare il banco… Sono minacce non del tutto nuove, ma alle quali non si è mai dato corso…

“La Macroregione si può fare a Costituzione invariata, ottenendo forme speciali di autonomia” sostiene Galli. Obiezione di chi scrive: il Parlamento romano, dominato da una maggioranza lazial-meridionale, difficilmente voterà mai per una maggiore autonomia del Nord.

Euro o non Euro. Il prof. Claudio Borghi è un teorico dell’uscita dell’Italia dall’Euro: “Se noi usciamo dall’Euro – argomenta – la nostra moneta futura si svaluta, risolvendo i nostri problemi di competitività. Invece ora abbiamo una moneta troppo forte, mentre la Germania troppo debole. Moneta forte significa che ci conviene comprare beni prodotti all’estero, è più comodo, ma poi scopriamo che da noi c’è la disoccupazione. E per tornare competitivi ci sono solo due modi: o si svaluta o si abbassa il costo del lavoro. Non è possibile avere una stessa moneta con economie disomogenee. Anziché a una moneta unica, dovremmo pensare a più monete per lo stesso Stato. Se otterremo l’indipendenza restando nell’Euro, per noi non cambierà nulla. Il sistema Europa salterà perché non può stare in piedi. Probabilmente non salterà per l’Italia, ma sarà la Francia a farlo saltare. E a quel punto noi dovremo essere pronti e dovremo essere un’Italia unita e federale”.

Quest’ultimo pensiero dal mio punto di vista lo trovo politicamente agghiacciante, sulle argomentazioni economiche non sono invece in grado di disquisire. Noto però che Matteo Salvini sposa la visione del prof. Borghi e da questo punto di vista si trova su una posizione completamente opposta rispetto a Giancarlo Giorgetti e Luca Zaia, che non auspicano l’uscita dall’Euro. E’ questa una diatriba che il futuro congresso leghista dovrà dirimere in vista delle Europee.

Per concludere: la Lega ha aperto la sua stagione congressuale, anche se la data del congresso ancora non c’è. Al di là delle persone, che pure hanno il loro peso, la domanda sostanziale è una: c’è, e quale può essere, la ricetta per dare ancora un futuro al movimento?

 

 

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