Lega, che intendono i parlamentari con “nostro paese”? Militanti, chiedeteglielo…

di TONTOLO

Nel dibattito surreale sulla fiducia a Letta le parole più impiegate sono state “paese”, “Paese”, “nostro paese”, “il nostro paese”. È stato tutto un festival di paesismo, paesità, paisà. Tutti si vergognano – e non hanno torto – di dire “Italia” o “patria”, non hanno la decenza di chiamarlo “Stato”  o “repubblica”, evitano “penisola” e “stivale”,  e non sono così liberi da usare espressioni anche più significative come “baraccone”, “bottega”, “greppia”.

Dalla pelosa consuetudine con “paese” non si sottraggono neppure i parlamentari leghisti. Sarebbe interessante sapere cosa si materializza nella loro testa quando dicono “paese”: il loro comune, la Regione, la Padania o – ahimè, ahiloro, ahitutti – l’Italia, che passa loro uno stipendio? E poi cosa si materializza? E, fra le loro orecchie,  c’è un luogo fisico in cui qualcosa si possa materializzare?

Ecco cosa dovrebbero fare tutti i militanti leghisti quando incontrano i loro eletti: farsi spiegare cosa intendono quando dicono “il nostro paese”. E poi provvedere ma – mi raccomando – niente sangue, solo pitalate di sterco!


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