LEGA AUSONIA: C’E’ TANTA VOGLIA DI INDIPENDENZA AL SUD

di FRANCESCO MONTANINO

Napoli – La settimana che è appena chiusa verrà ricordata, oltre che per la tragedia della Costa Concordia, anche e soprattutto per la clamorosa protesta inscenata in Sicilia dal Movimento dei Forconi che ha bloccato un’intera regione, e che si sta espandendo rapidamente nel resto della Penisola. Nelle stesse ore in cui la Lega Nord a Milano ha manifestato contro il governo delle banche e dei poteri forti di Monti, al Sud la rabbia popolare non si placa. Hanno infatti fatto il giro non solo del web ma anche del mondo, le immagini del tricolore bruciato a Palermo, che testimoniano più di ogni altra manifestazione di piazza, il malcontento e l’esasperazione che si respirano in ampi strati della popolazione del Mezzogiorno.

“Era ampiamente prevedibile che prima o poi anche il Sud si facesse sentire” – è questo il primo commento di Gianfranco Vestuto, segretario federale della Lega Sud Ausonia che da oltre 15 anni si sta battendo per l’affermazione del vero federalismo e dell’autonomia anche nelle regioni meridionali. “Mentre la Lega Nord – prosegue con una battuta, Vestuto – è passata dalla guerra di secessione a quella di successione per la leadership interna, il Sud è in piazza a rivendicare i propri diritti con non solo l’indifendibile tricolore che è stato bruciato, ma anche con un fronte della protesta che si sta allargando in queste ore anche alla Calabria ed alla Sardegna e che domani arriverà pure a Napoli e nel Lazio”.

Il segretario federale del principale movimento autonomista del Sud non ha dubbi: “Ormai il disagio avvertito dalle nostre popolazioni è evidente e mi sembrano davvero stucchevoli e poco credibili queste manovre di schettiniana memoria della Lega Nord, volte a salvare il proprio cadreghino in Parlamento e nelle istituzioni locali, mentre la barca sta affondando. Persi gli ultimi ideologi del federalismo di spicco come Miglio e Pagliarini, anche al Nord il partito di Bossi ha del resto miseramente fallito se pensiamo che in Alto Adige, vi sono istanze del SVP che richiedono addirittura l’annessione all’Austria”.

Su quali possano essere gli scenari futuri, Vestuto non ha dubbi rimarcando l’esigenza di “avere un progetto macroregionale nuovo, perché se sta vacillando il sistema Europa così come avevamo abbondantemente previsto nel momento in cui è stato introdotto in maniera liberticida l’Euro, figuriamoci quello italiano che non è mai esistito. Occorre rinegoziare l’Unione Europea, alla luce dei nuovi scenari macroregionali con realtà come la Sicilia e la Sardegna che stanno rivendicando l’indipendenza”.

Due sono gli scenari che il segretario federale della Lega Sud Ausonia intravede in questo delicato momento: “O si passa all’Europa dei popoli oppure ci sarà spazio a derive autonomiste incontrollate, con conseguenze imprevedibili. Dal canto nostro, continuiamo a portare avanti il progetto autonomista e macroregionale che abbiamo stilato con la presentazione di una proposta di legge che prevede l’istituzione sin dal 2000 del Parlamento autonomo di Ausonia (antico nome del Sud, nda) basato sul modello scozzese che prevede la possibilità di avere una nostra banca nazionale sovrana che emette autonomamente moneta, e che è inserito in un contesto euromediterraneo, visto che per noi quello italiano non solo non è mai esistito, ma è fallito in maniera clamorosa. Appare chiaro che questa classe politica legata ai partiti nazionali deve andarsene visto che non basterà più che ogni territorio batterà i pugni a Roma per avere i finanziamenti che occorrono, ma sarà necessario presentarsi con progetti ben precisi. Guardiamo con particolare interesse, per la soluzione dei problemi interni ai nostri territori, al modello svizzero che riteniamo essere quello più moderno ed applicabile. Forse occorrerà ancora del tempo prima che la rabbia delle popolazioni del Sud si trasformi in coscienza civica vera e propria, visto che il centralismo romano per troppi decenni ha costruito un modello di stato assistenzialista che ha tarpato sul nascere ogni volontà e possibilità di sviluppo, e foraggiato le varie mafie e camorre presenti. Ma l’unica via percorribile è quella per la quale ci stiamo battendo da oltre 15 anni e se non c’è il senso di appartenenza ad un qualcosa di realmente condiviso, anche e soprattutto dal punto di vista economico, non ci resta altro che la secessione e l’indipendenza. Che non sono il minore dei mali, ma l’unica vera via di uscita che abbiamo a disposizione per contrastare questa fase di crisi e recessione che ci sta colpendo. L’incalzare di economie in espansione come quella cinese, fondata sulla globalizzazione – conclude Vestuto – impone senz’altro un ripensamento nella concezione e nella costruzione dell’Europa, che non mi stancherò mai di dirlo, dovrà essere dei popoli e delle piccole patrie, e non più delle lobby e dei potentati economici e politici, attraverso la valorizzazione di sistemi che valorizzino le vocazioni territoriali”.

 


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