Lega ad alta tensione. Tosi: se Bossi se ne va non moriremo

di GIANMARCO LUCCHI

Lega Nord a pezzi? Poco ci manca e un chiarimento vero, e non di facciata, prima o poi dovrà arrivare.  Di certo, il tradizionale raduno sul ‘sacro prato’ di Pontida, che nelle intenzioni doveva servire per rilanciare l’immagine di un partito unito e compatto soprattutto agli occhi della base e dei militanti, ha sortito l’effetto opposto: innalzare il livello dello scontro tra bossiani e maroniani. Al punto che Umberto Bossi, ‘padre nobile’ del movimento (e’ pur sempre il presidente  federale) ora minaccia l’addio. Esprimendo forti dubbi sulla possibilita’ di restare nel partito da lui stesso fondato.

Eccole, le conseguenze di Pontida. E soprattutto della contestazione che il segretario Roberto Maroni e’ stato costretto a incassare da parte di una manciata di fedelissimi del Senatur. Immediatamente definiti dallo stesso Maroni ”quattro pistola” che ”subiranno le conseguenze” per il loro strappo. Cosi’, i segretari nazionali Matteo Salvini (Lombardia), Roberto Cota (Piemonte) e Flavio Tosi (Veneto), sono stati subito incaricati di stabilire eventuali espulsioni o provvedimenti disciplinari per i contestatori di Pontida. Detto, fatto. L’iter delle ‘purghe’ padane e’ scattato l’altra sera: il consiglio federale della Lega Lombarda, riunito in serata da Matteo Salvini nel quartier generale di Via Bellerio, ha proposto alcune espulsioni. Rischiano di essere messi alla porta l’ex capogruppo alla Camera, Marco Reguzzoni, l’ex assessore regionale lombardo allo Sport, Monica Rizzi, e altri ex parlamentari, tutti bossiani di ferro. Nulla di definitivo, per ora. L’ultima parola sul loro destino spetta al consiglio federale. E per i militanti tesserati al Carroccio da piu’ di 10 anni esiste la possibilita’ di giocarsi una carta ulteriore: una sorta di ricorso in appello da presentare davanti a un comitato di disciplina nella speranza di ottenere un’assoluzione di secondo grado da parte di un organismo presieduto proprio da Bossi. Ma la sola richiesta di espulsione di alcuni esponenti legati al Vecchio Capo ha riacceso l’ira soprattutto di quest’ultimo che ieri, dalla sua Varese, non solo ha preso le distanze dalle decisioni di Maroni (”Io – ha detto, secondo quanto riportato da Varese News – non ho mai messo fuori nessuno, tranne per chi si era venduto visibilmente”), ma ha anche minacciato di sbattere la porta in faccia al partito che ha fondato: ”Se va avanti cosi’, alla fine non restero’ nemmeno io”. Esclusa, almeno per il momento, l’ipotesi di scissione con la creazione di un nuovo partito di bossiani: ”No – ha assicurato l’ex ministro delle Riforme – questo no”. Poche parole ma comunque sufficienti perché Salvini imprimesse una frenata: il segretario della Lega Lombarda ha infatti deciso di sospedere la richiesta di espulsione per Reguzzoni.

Intanto l’uomo più odiato da Bossi, Flavio Tosi, non manca di togliersi un po’ di sassi dalle scarpe: “Bossi? Se va via la Lega sopravvivera’. Tutti sono utili, nessuno e’ indispensabile”. Cosi’ il sindaco di Verona, a ‘La Zanzara‘ su Radio 24, stando a una nota diffusa dall’ufficio stampa del programma. “La Lega ha un suo segretario una sua struttura e un suo progetto, ognuno puo’ decidere di uscire. Le esternazioni estemporanee non aiutano il lavoro di Maroni”, ha continuato il segretario della Liga Veneta, commentando le dichiarazioni del senatur dopo le proposte di espulsioni in Lombardia (“Se va avanti cosi’, non resto neppure io”). E adesso i riflettori si spostano proprio in Veneto dove domani si riunisce il consiglio nazionale della Liga e potrebbe scattare un nuovo giro di ramazze verso i bossiani, con un Tosi che si preannuncia meno disponibile di Salvini a evitare lo scontro diretto.

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