Lega: abbasso il prefetto, viva il prefetto, abbasso il prefetto…

di STEFANIA PIAZZO

Abbasso Bruxelles. Abbasso i prefetti. In tempo di morta, rispolverare le vecchie gloriose bandiere riaccende gli animi. Non fosse che a furia di abbaiare alla luna, chi crede più davvero che la Lega voglia abolire le prefetture? Matteo Salvini, vicesegretario del Carroccio, dal pulpito del congresso dei giovani ha attaccato i “maiali” dell’Europa, ha detto che più che al Sud, i nemici sono dentro un palazzo in giacca e cravatta. Poi ha rilanciato con l’aboliamo i prefetti.

Insomma, come assemblea studentesca mica male. Poi però quando si cresce, che si fa?

E’ più che naturale che i presidenti della Repubblica difendano a spada tratta i loro emissari. Cossiga ai prefetti diceva: «Rappresentare all’autorità politica, con schiettezza, la realtà del Paese è il compito che i prefetti si debbono assumere. Nell’azione di rilancio della pubblica amministrazione… sono quanto mai necessari la loro professionalità, la loro esperienza, la loro responsabilità, il loro impegno, il loro forte spirito di servizio». E non ci stupisce, è Kossiga.

Non meno Napolitano, per il quale sono «una grande risorsa al servizio dello Stato, delle collettività locali e della collettività nazionale». Secondo la spending review di Monti, articolo 10, invece, bisognava razionalizzare gli uffici governativi. Peccato che di recente il governo abbia ricordato che per abbassare i costi della pubblica amministrazione arriverà il superprefetto. Tutti e più poteri in mano a uno solo.
Certo, il pendolo della protesta leghista è antico sulle prefetture. Si è sopito durante l’ultimo impegno governativo, quindi non si stupiscano i giovani studenti padani e i giovani (quarantenni) padani se un ministro dell’Interno avrebbe detto che  «In un sistema federale il prefetto, come rappresentante del governo centrale, non solo è compatibile ma è necessario… in un sistema federale il prefetto non è più quello che qualche leghista definiva, anni fa, il rappresentante del governo opprimente e oppressore, ma una figura essenziale nel bilanciamento dei poteri». Hai capito il federalismo? I “qualche leghisti”, perché di qualche oramai si parla, hanno capito?

Peccato che nella stessa, medesima legislatura, il compagno di partito, Marco Reguzzoni, avesse presentato una proposta di legge per abolire i prefetti che invece piacevano a Maroni.

Ecco l’atto Camera 4008 che misteriosamente si è perso nelle nebbie. Prefettizie?

“Modifiche al testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, concernenti l’elezione del presidente della provincia e la composizione del consiglio provinciale, e altre disposizioni in materia di riorganizzazione delle funzioni degli organi di governo delle province e di trasferimento delle competenze delle prefetture-uffici territoriali del Governo” Proposta presentata il 18 gennaio 2011, atto Camera 4008.

E si legge: “La presente proposta di legge, inoltre, detta disposizioni finalizzate al trasferimento delle competenze del prefetto al presidente della provincia, al sindaco, al questore e alle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura. È necessario, difatti, riflettere sulla figura del prefetto, organo di rappresentanza del Governo nella provincia, che inizialmente ha trovato il suo fondamento normativo negli articoli 18 e 19 dell’ormai abrogato testo unico della legge comunale e provinciale, di cui al regio decreto 3 marzo 1934, n. 383, e, attualmente, nel testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Il prefetto si caratterizza come organo di competenza generale del Governo, sebbene dipendente gerarchicamente dal Ministero dell’interno. In quanto tale, il prefetto non può essere considerato organo decentrato di un settore dell’amministrazione statale”. E si legge ancora: “Il prefetto è in netta contrapposizione con le esigenze di decentramento dello Stato a favore delle autonomie locali che sono portatrici di interessi di diversa natura. Appare pertanto opportuno sopprimere la figura”. Ma come, due anni prima il ministro dell’Interno diceva che erano loro, i prefetti, gli alleati del federalismo, del territorio, del popolo? 

Ma colpo, si fa per dire, di scena. Tre anni prima di queste affermazioni, su  la Padania, nel 2006, nella più ampia intervista a Roberto Maroni, si legge: Abolire le prefetture in tutte le città italiane. Si torna ad una vecchia cara battaglia leghista: via i prefetti. Approfittando di una norma della Finanziaria presentata dal governo Prodi che vorrebbe togliere prefetture, questure e vigili del fuoco alle province con meno di duecentomila abitanti, il Carroccio rilancia: via i prefetti in tutta Italia, mantenendo i presidi di sicurezza (questure) e di protezione civile (vigili del fuoco).
«Cogliamo al volo l’occasione che ci propone il governo e ci aggiungiamo elementi di equità: se tutte le province hanno dignità costituzionale, allora non devono esistere cittadini di serie A e di serie B. Si chiudano le prefetture, tutte le prefetture, ma si mantengano poliziotti e vigili del fuoco sul territorio». L’indicazione viene dal capogruppo alla Camera del Carroccio, Roberto Maroni, che attacca il governo, ma nel contempo annuncia che visto il comportamento dei partiti del centrodestra «la Cdl non esiste più, ne prendiamo atto e a livello parlamentare avremo mani libere».

Che strano pendolo storico. Ieri Maroni, anche lui come Salvini dai giovani padani, afferma: “Mani libere su eventuali accordi col nuovo Pdl ipotizzato da Silvio Berlusconi. “Al momento è tutto aperto”, dice, “nessun automatismo sulle alleanze”. “Io sono interessato ai movimenti degli altri partiti perché si aprono spazi. Non sono però interessato ai contenitori ma ai contenuti”. Maroni ricorda quindi che l’assemblea federale del ‘Carroccio’ è prevista il 21 e 22 settembre a Venezia. Per quella data “il Pdl si sarà chiarito le idee e noi saremo in grado di decidere sulla base di contenuti se continuare l’alleanza”. Che brividi.

Chissà intanto che ne sarà dei prefetti.

“Adesso facciamo da soli, a tutela degli interessi del Nord”, declamava sempre Maroni nel 2006.
Oggi Salvini rilancia, dal teatro Nuovo: “Smontiamo le prefetture, che non servono a niente, e l’ufficio della Commissione europea a Milano, che non serve a nulla”. Se poi ci spiegassero anche a cosa servono gli uffici di rappresentanza delle Regioni nella Capitale, anche questo sarebbe utile. Ma è solo uno sfizio.

Poi, il colpo finale: “Oggi il pericolo vero non è al Sud ma è in giacca e cravatta, lavora in banca e talvolta si ritrova con altri cinquanta in qualche località per decidere chi campa e chi muore”. Chiude Salvini.

Beh, certo, la Lega alleata con i sanniti mica può pensare che i nemici arrivino dalle vittorie di Pirro. E neanche che il nemico sia interno. Macchè.

 

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