Lega Nord a congresso: quattro punti per non ripartire male

di GIANLUCA MARCHI

La Lega Nord arriva al dunque: domani e domenica al Forum di Assago si celebra il congresso federale. Sono passati dieci anni e qualche mese dal precedente appuntamento, che fu celebrato all’inizio del 2002 nello stesso luogo, dove un Umberto Bossi ancora in piena forma e dominus assoluto del movimento indicò in Giancarlo Giorgetti il suo delfino. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata tantissima e ultimamente è stata un’acqua molto turbolenta. Sta di fatto che al congresso odierno il Carroccio arriva molto acciaccato e sofferente, ma con la sola speranza di invertire la rotta drammatica imboccata negli ultimi mesi affidandosi alla mano e alla testa di Roberto Maroni. Non ci sono altre soluzioni che possano portare il movimento fuori dal guado in cui si trova. E non è nemmeno detto che l’ex ministro dell’Interno possa riuscire nell’arduo compito.

Come ha già scritto su queste colonne Gilberto Oneto, la Lega può sperare di riprendersi ed evitare l’autodistruzione solo se la gestione di Roberto Maroni, che pure ha in animo di realizzare una direzione collegiale del partito, riuscirà a sterelizzare la presenza di Umberto Bossi. Se invece ogni decisione e qualunque scelta del nuovo segretario federale saranno in qualche modo minate dai pareri e dalle sconfessioni del “vecchio capo”, allora sarà un massacro. Ma questo lo potremo constatare solo in corso d’opera, già a cominciare dalle prossime settimane. E comunque proprio ieri Maroni è stato chiaro: non intende essere in alcuna maniera un segretario dimezzato, per cui il Senatur ne prenda nota: o si candida in contrapposizione  e vinca chi deve vincere oppure sappia che il segretario sarà un altro, punto. E si metta in riga…

Attendendo Godot, esercitiamoci allora nell’individuare due o tre questioni che potrebbero portare la Lega a intraprendere un percorso meritevole di essere seguito con attenzione e poi giudicato senza sconti:

1) se l’obiettivo resta quello dell’indipendenza della Padania, come da statuto, il nuovo corso leghista dovrebbe innanzitutto ammettere che ogni tentativo di raggiungere il traguardo passando da Roma non ha più senso (anche per gli errori clamorosi compiuti nel passato più o meno recente dagli stessi leghisti), e che da ora in poi lo sguardo delle tre principali Regioni di Nord (Lombardia, Veneto e Piemonte) non deve più essere rivolto verso la capitale italica, ma deve indirizzarsi a Nord, verso la Mitteleuropa, puntando su Monaco e arrivando fino a Berlino. Per il Nord Italia guardare a Sud non ha più senso: in questa direzione non c’è nessuna soluzione ai problemi del Settentrione del Paese. Un tale cambio di prospettiva politica sembra sia da qualche tempo oggetto dei ragionamenti del segretario in pectore, e se così fosse non sarebbe un cattivo inizio. D’altra parte un’avvisaglia in tal senso  sembra essere l’incontro che proprio oggi i presidenti delle regioni dell’arco alpino Italiano (Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli  e delle Province autonome di Trento e Bolzano) avranno a San Gallo, in Svizzera, con i colleghi delle regioni transalpine europee (Svizzera, Francia, Germania e Austria), con l’obiettivo disottoscrivere un documento di “iniziativa delle Regioni” per la costruzione di una “Strategia Macroregionale” europea per le Alpi;

2) se il Settentrione guarda a Nord, allora non ha neppure più senso dannarsi l’anima per conquistare i seggi del Parlamento romano, anche se una scelta tattica da non trascurare potrebbe essere comunque quella di partecipare alle elezioni politiche, ma poi non far mai presenziare deputati e senatori ai lavori parlamentari, se non in rare eccezioni per scombinare i giochi;

3) nei giorni scorsi Roberto Maroni è stato abbastanza netto, parlando di Roberto Formigoni e della Regione Lombardia, nel dire che difficilmente si potranno evitare le elezioni anticipate nel 2013: ebbene, dal congresso prenda l’impegno che la Lega staccherà la spinta alla giunta lombarda per consentire l’abbinamento delle elezioni amministrative con quelle politiche. Così facendo, e poi ovviamente mantenendo l’impegno, consentirà alla Lega di recuperare qualche credibilità rispetto alle troppe giravolte politiche che hanno caratterizzato la sua azione nell’ultimo decennio. E forse, sottolineo forse, potrebbe candidarsi con qualche chances a guidare in futuro la Lombardia;

4) individui un percorso per riprendere, in maniera seria, senza infingimenti e senza prese in giro, un dialogo e un confronto con il variegato mondo indipendentista e autonomista, che oggi è comprensibilmente molto diffidente verso il Carroccio, ma che può contribuire a recuperare alla battaglia autonomista settori di elettorato oggi allontanatisi dall’urna proprio a causa delle delusioni e dei tradimenti patiti dalla Lega. E’ un compito duro, che può essere svolto solo con umiltà, ma che sarebbe il segnale di un mutato atteggiamento.

 

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

La scuola pubblica, come si entra e come si esce

Articolo successivo

IVIE: un'altra odiosa gabella tutta italiana sulle case