LEGA 2.0: LONTANA DA ROMA MA NON DALLE POLTRONE ROMANE?

di GIANLUCA MARCHI

RAI: CAPARINI, NESSUN NOME DALLA LEGA PER CDA. PRIVATIZZARE AL PIU’ PRESTO AZIENDA

“La Lega non proporrà alcun nome per il prossimo consiglio di amministrazione della Rai. Confermiamo la nostra posizione sulla improcastinabilità della sua privatizzazione perché questo è l’unico modo per tenere fuori i partiti dall’azienda. Nel 1995 la maggioranza dei cittadini hanno votato affinché la Rai non fosse più sulle spalle dei contribuenti, noi chiediamo di rispettare quell’impegno prima che sia troppo tardi e non valga più nulla. Lo dichiara davide Caparini, responsabile della comunicazione della Lega Nord. “L’auspicio è che tutti i partiti si tengano fuori dalle nomine del cda Rai. La situazione economica è di assoluta emergenza e richiede misure straordinarie senza le quali si profila il rischio di un intervento di salvataggio come quello per Alitalia. Aumentare il prezzo della benzina per la ricostruzione dell’Emilia può avere un senso, certamente non per pagare gli stipendi al carrozzone Rai”.

***

C’è qualcosa che agita la Lega Nord nelle retrovie e non si tratta delle schermaglie e della “battaglia” in vista del congresso federale di fine mese che dovrebbe decretare il passaggio definitivo alla cosiddetta Lega 2.0 sotto le insegne di Roberto Maroni e dei “barbari sognanti”. 

Vediamo di non girare intorno e andare subito alla questione. Maroni, nell’annunciare il suo nuovo corso, ha fatto balenare la concreta possibilità che la Lega dovesse ritornare alle origini e soprattutto al territorio, prendendo le distanze da Roma, dove il prossimo congresso potrebbe anche decidere di non andare più, cioè di non più proporre candidature per la Camera e per il Senato. A parte che sarebbe curioso sapere cosa ne pensano i parlamentari uscenti e più ancora coloro che si sentono pronti per fare il grande salto verso quella romana, che sarà anche una palude ma dispensatrice di ottimi stipendi, oltre che di futuri vitalizi.

Orbene, personalmente non sono così convinto che un partito indipendentista, o sedicente tale, debba rinunciare a candidarsi al parlamento nazionale. Sono invece assolutamente contrario che, una volta approdato al centro del potere, si faccia coinvolgere nei governi. L’esempio più classico è quello iberico dei catalani e dei baschi, che a Madrid si sono quasi sempre tenuti le mani libere, per poter meglio condizionare le maggioranze di governo e contrattare il massimo per i propri territori. Entrare in un esecutivo vuol dire invece tagliarsi le palle, perché automaticamente scatta il ricatto dovuto al vincolo di maggioranza. Vogliamo un esempio nostrano? Pensiamo ai parlamentari della Sudtiroler Volkspartei, capaci di realizzare veri e propri capolavori per la loro provincia, ancorché aiutati dal fatto di rappresentare una minoranza linguistica. La Lega, invece, nell’allearsi con Berlusconi per andare al governo ha commesso, a mio parere, il suo più grande errore politico, che ha finito per azzerarne la spinta e il significato politico.

Detto questo, rispolverare ora l’idea di abbandonare Roma può anche essere una strategia destinata a riscuotere qualche consenso, ma nel momento in cui la si cavalca, essa imporrebbe anche di tenere comportamenti conseguenti, altrimenti rischia solo di rivelarsi essere uno specchietto per le allodole. E i comportamenti leghisti di questi ultimi giorni sembrano andare in tutt’altra direzione che l’abbandono della palude romana.

Primo esempio: la nomina di Giovanna Bianchi Clerici quale commissario dell’Autorità Garante della Privacy. Per ottenere la nomina si racconta che Bobo Maroni abbia dovuto muoversi personalmente presso le alte sfere del Pdl. Risultato alla fine ottenuto, ma con annesso un certo sconcerto nelle file dei “barbari sognanti”, visto che il personaggio in questione ha alle spalle due legislature come parlamentare e due mandati come consigliere d’amministrazione Rai. C’era proprio bisogno – si son chiesti in molti – che ci si impegnasse per ottenere l’ennesimo incarico nazionale? Se questa è la partenza della nuova Lega 2.0 non è che c’è molto da essere ottimisti.

Ma il disagio interno nel Carroccio è salito esponenzialmente nelle ultime ore a fronte di una notizia che per ora è solo frutto di un retroscena giornalistico, sebbene non smentito ufficialmente. Bianchi Clerici ha lasciato libera la poltrona nel Cda Rai e allora per la sua sostituzione si è fatto il nome, sempre in ambito Lega, della pressoché sconosciuta, almeno alla stragrande maggioranza dei militanti non veneti, di Gloria Tessarolo (nella foto). Chi è costei? Laureata in lingue a Ca’ Foscari, 32 anni, trevigiana di Oderzo dove è stata segretaria del Carroccio e consigliere comunale di opposizione, volto noto delle tv locali, da due anni è consigliere d’amministrazione di Rai Cinema, poltrona che per lei è stata pretesa dall’ex ministro e ora Governatore del Veneto, Luca Zaia.

L’interessata, alla quale resta ancora un anno di incarico in Rai Cinema, pare non sappia nulla o dica di non sapere nulla dell’eventuale promozione alla capogruppo, ma la vulgata vuole che Zaia si starebbe nuovamente impegnando per lei e che Maroni non sarebbe nelle condizioni di dire di no, per il semplice fatto che, in vista del congresso federale, vorrebbe avere un po’ più della metà dei voti veneti che al momento gli sono assicurati attraverso Flavio Tosi.

Che si tratti solo di un retroscena giornalistico o della realtà lo si verificherà nei prossimi giorni. Certo che se la Lega 2.0 dovesse partire con questi handicap sulle spalle, sarebbe peggio di un ‘anatra zoppa.

 

 

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