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Le sette piaghe d’Italia che portano alla bancarotta

palloncinidi GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI

Le famose 10 piaghe che hanno colpito l’Egitto si stanno riproducendo in Italia in maniera ridotta di numero, ma non di dannosità, talchè , in modo analogo alla sollecitazione fatta al Faraone, i gestori della cosa pubblica sono sollecitati dai semplici cittadini a mutare registro se vorranno evitare la sua fine come nazione unica. Elenchiamo le sette piaghe italiche:

PRIMA PIAGA

Mancanza di uno spirito sociale. Lo spirito di comunità è praticamente assente, salvo nelle regioni del Nord. Basta vedere, a puro titolo di esempio, la distribuzione delle associazioni caritatevoli sul territorio e, ad ulteriore esempio, verificare da che parte arriva la maggioranza degli iscritti all’AVIS o l’adesione alla cessione di organi post mortem.

SECONDA PIAGA

Comportamento verso la collettività. Lo stile vigente in Italia è quello (ereditato dal Sud) di infischiarsene degli altri, pensando solo a se stessi e, al massimo, alla propria famiglia. Questo ha generato, da secoli, la mafia e gli atteggiamenti corrispondenti alla filosofia mafiosa, quali la spasmodica adozione della corruzione e del favore immeritato.

TERZA PIAGA

La furbizia. Secondo una cultura, tipicamente mediterranea è meno qualificato l’individuo colto, dell’individuo furbo. Il vantaggio di  detta filosofia, la furbizia la si trova in tasca senza fatica, mentre la cultura costa sudore e sacrifici. L’Italia, pertanto, è diventato il regno dei furbi. Non a caso i politici devono dimostrare sempre più di essere capaci di “fregare” gli avversari piuttosto che dimostrare la propria abilità nel risolvere i problemi del paese.

QUARTA PIAGA

La mancanza di cultura. Abbiamo avuto occasione di dimostrare su questo quotidiano, cifre alla mano, il crescente calo della cultura giovanile, nonché di quella professionale ed aziendale. Anche nel campo delle arti siamo nelle stesse condizioni. Basti vedere lo stato del teatro, delle arti figurative e del cinema il quale ultimo è riuscito perfino ad ottenere una tassa sulle televisioni per riuscire a sfangarla, pur producendo film ai quali non hanno il coraggio di assistere neanche tutti i familiari.

QUINTA PIAGA

Il processo di selezione dei rappresentanti dei popoli italiani avviene alla rovescia. Non solo non sono i migliori ad avanzare, ma in più costoro appartengono principalmente alle regioni del Sud. E quindi sono scarsamente rappresentativi dell’Italia che produce. Vi prego di soffermarvi a guardare quanto avviene in televisione. La stragrande maggioranza dei presentatori, degli intervistati e dei problemi discussi appartengono al Sud. Il Nord esiste solo per pagare! La scarsa cultura regna sovrana tra gli stessi rappresentanti del popolo. E’ sufficiente ascoltarli qualche volta per accorgersene. A questo proposito è stato più che sufficiente un sondaggino fatto presso i parlamentari per accorgersi che la parola “spread” viene spessissimo usata, ma senza conoscerne il significato.

SESTA PIAGA

La dipendenza dalla burocrazia. Burocrazia, in generale, è sinonimo di scorsa voglia di lavorare e, soprattutto, scarsa capacità organizzativa (praticamente nulla). In Italia queste caratteristiche negative raggiungono vette impensate ed impensabili. La burocrazia italiana, oltretutto, nel terrore quotidiano di perdere il potere che possiede in misura nettamente superiore al potere dei politici, complica le cose, attraverso i regolamenti essa stessa stila, in modo tale da rendersi indispensabile. Purtroppo i suoi costi, diretti (paghe e stipendi) ed indiretti (ritardi e/o regolamenti folli o sostanzialmente errati) stanno portando questo Stato sull’orlo della bancarotta. Temiamo che il processo, a meno di una rivoluzione, sia ormai diventato irreversibile.

SETTIMA PIAGA

Il gigantesco debito pubblico. Il debito pubblico italiano è un debito-primato a livello mondiale derivato da una cultura, anche questa mediterranea, che fare “un piacere” agli amici, specie se il piacere è a spese degli altri cittadini, costa meno fatiche che spremersi le meningi a vantaggio della collettività. E “fa un piacere” oggi, “fa un piacere” domani siamo giunti alla condizione attuale.

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