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Le Regioni del referendum, Lombardia e Veneto, bucano Francoforte. Catalogna e Sicilia presenti

di STEFANIA PIAZZOfrancoforte

L’indipendenza non è solo un referendum e un conto corrente per raccogliere i fondi. Di solito quando un territorio ha qualcosa da dire, alla prima occasione buona alza la voce, alza la propria insegna culturale. Altrimenti cosa chiederebbe a fare un referendum se non volesse marcare la propria diversità? Le Regioni hanno questa opportunità, alzare l’insegna, perché, con i soldi dei cittadini, hanno centri studi, centri di statistica che sfornano, non sappiamo a questo punto per chi, volumi, ricerche, analisi. Raccontano, in altre parole, che cosa è la loro regione culturale ed economica, sociale, spiegano come vivono e dove vogliono andare. E pubblicano anche opere di autori che hanno lasciato un segno nella storia di una rivendicazione di autodeterminazione territoriale.

Detto questo, ad ottobre, puntuale, si apre la fiera del libro a Francoforte. In Europa è l’evento cruciale per chi vuole diffondere e fare circolare la controinformazione, per chi vuole farsi conoscere ai vicini di casa. E puntuale, anche quest’anno, Catalogna e Sicilia, con le rispettive Regioni, c’erano. Con le loro case editrici, i loro volumi, a raccontare e manifestare con orgoglio la rispettiva identità. La Catalogna, non c’è bisogno di dirlo, tra un mese vota il referendum per mandare a quel paese Madrid e lo vediamo quanto sia alta la coscienza di una appartenenza: lingua, storia, cultura, economia. La Regione Sicilia, forte di una autonomia che ben si guarda dal mettere in discussione, era in Germania a raccontare le proprie ragioni. Invece la Lombardia, che poteva essere presente col proprio ente di ricerca che fa copiose pubblicazioni, Eupolis, era assente. Come lo scorso anno. Ma come, la Lombardia sta per incamminarsi verso un referendum per conquistare passo dopo passo lo statuto speciale, come la Sicilia, fa a meno di andare, alla vigilia per di più dell’Expo che ospita, a Francoforte? E’ più abile Palermo di Milano. E’ più capace Barcellona del Pirellone.

E che dire del Veneto? Sta lottando per andare a referendum nonostante il governo lo abbia impugnato, sta raccogliendo con un conto corrente dedicato, i fondi per sostenerne le spese, eppure a Francoforte non c’è il proprio vessillo culturale, economico, accanto a quello catalano e siciliano. Mica sarà importante avere un padiglione per spingere l’acceleratore dell’opinione pubblica, sui media europei, sulla questione dell’indipendenza e sulle resistenze che si stanno subendo! Regione Lombardia e Regione Veneto hanno dato buca.

E la lombarda Eupolis, braccio culturale della Regione Lombardia? Nota alla magistratura, ma non al salone del libro per divulgare la cultura chiamata a sfornare. Qualcuno glielo ha impedito? Non c’erano gli stagisti o le stagiste a illustrare con documenti e volumi, perché la Lombardia ne ha piene le palle di Roma?Una vetrina migliore di quella tedesca. non ci poteva essere. O no? Meglio andare a spiegare in procura cosa si fa?

Insomma, un centro studi “invisibile”, come la defunta macroregione? Ma chi se ne frega dei libri. Ma chi se ne frega degli editori che diffondo l’informazione contro il regime che si contesta tutti gli altri giorni. Viva Cattaneo, viva San Marco! Per tutto il resto c’è Expo.

 “Senza la bandiera alta dell’orgoglio identitario e culturale non si va da nessuna parte, forse perché, semplicemente, non si vuole andare da nessuna parte. Non vogliamo credere che interessino  solo e semplicemente  le poltrone, alla faccia di allocchi e “militonti”. Per carità, nulla di tutto questo, vero?”, scriveva su queste pagine un anno fa, al ripetersi degli stessi eventi, il nostro collaboratore Giuseppe Reguzzoni. 

 

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