Le quattro strade che portano all’indipendenza

riceviamo e pubblichiamo (Il meglio de lindipendenza)

di Daniele Quaglia – Sono almeno 4 le strade che portano all’indipendenza e sono state via via tracciate nel tempo: dal Bangladesh con la via del fatto compiuto; dalla Slovenia e altri con l’esercizio del diritto dei popoli di decidere da sé; dal Kosovo con la congiura internazionale; da Lituania e Crimea con la rivendicazione dell’originaria sovranità.
Illustriamo brevemente i casi sperando di offrire a tutti i Veneti di buona volontà l’occasione di focalizzare l’eventuale strada da percorrere.

Bangladesh costituiva la parte orientale del Pakistan, repubblica federale. Lingua, etnia, religione e geografia l’hanno sempre diviso dalla parte occidentale. Nel 1970, le elezioni politiche sono vinte in Bangladesh da un partito indipendentista che rivendica maggior autonomia. In risposta, il Pakistan Occidentale invia i carri armati che tentano di reprimere le velleità autonomiste con la forza. A difesa dei suoi confini e per evitare emergenze umanitarie, interviene l’India col supporto dell’Unione Sovietica e ben presto l’esercito pakistano, è costretto alla ritirata. Nel 1974 il Bangladesh, compiuta la secessione, si dichiara indipendente e all’ONU, fino ad allora inerme, non resta altro che prendere atto del fatto compiuto.
Slovenia, Croazia e Bosnia erano tre delle sei repubbliche della ex Jugoslavia, una Repubblica Federale che nella Costituzione contemplava il diritto di secessione. Nel 1989, dopo referendum, Slovenia e Croazia chiedono una maggiore autonomia proponendo la trasformazione della Federazione in Confederazione. Belgrado tarda a rispondere e queste, nel 1991 dichiarano l’indipendenza. I carri armati federali occuperanno città e piazze provocando l’intervento diretto della NATO e lotta armata tra le varie etnie. Finisce con la secessione nell’esercizio del diritto di autodecisione dei popoli e, nel 1992, col riconoscimento dei tre come nuovi Stati aderenti all’ONU.

Kosovo era una provincia autonoma della Serbia, nel 1989 declassata a provincia ordinaria. Nel 1998 gruppi separatisti rivendicano la secessione da Belgrado anche con referendum. Intervengono ONU e NATO favorevoli ad un Kosovo, provincia autonoma all’interno della Serbia ma, nel 2008, dopo i bombardamenti su Belgrado, col nulla osta di NATO e ONU, a smentire le dichiarazioni e le posizioni fino ad allora da queste sostenute, il Kosovo compie la secessione e si autoproclama Repubblica indipendente e viene riconosciuto tale solo da poco più della metà degli Stati aderenti all’ONU tra i quali l’Italia.

Repubbliche Baltiche, Estonia, Lettonia e Lituania dal 1918 Stati sovrani, vengono ceduti nel 1939, con Patto segreto di non belligeranza tra Hitler e Stalin, all’Unione Sovietica che era una Federazione. Nel 1988/1989, dopo referendum dichiarano la propria sovranità. Nel gennaio 1991 la Russia accenna ad un tentativo, poco convinto per crisi politica interna, di ristabilire l’ordine; a febbraio viene svolto un referendum sull’indipendenza. In agosto, Estonia e Lettonia completano la secessione con la dichiarazione di indipendenza in base al diritto di self determination mentre la Lituania rivendica la sovranità originaria.
Crimea, dal 1954 apparteneva all’Ucraina, Repubblica Federale. Nel 2013 l’insurrezione “Euromaidan” e la deposizione del Presidente ucraino, spingono la Russia ad intervenire in Crimea a difesa degli abitanti al 70% russi e delle sue basi militari; organizza un referendum che porta alla secessione con la proclamazione dell’indipendenza e al ricongiungimento della Crimea alla Russia come Repubblica indipendente. Come già la Lituania, per appropriati motivi anche la Crimea non rivendica il diritto di self determination bensì quello della sovranità originaria.

Riassumendo, alla base del processo di secessione/indipendenza c’è sempre:
la manifesta volontà del popolo espressa tramite referendum o votazioni;
il coraggio del popolo di sfidare e affrontare anche la repressione armata;
l’avallo di un potente Stato amico.

Ricordando che la forma federale, invece che nazionale, dello Stato da cui secedere aiuta non poco, l’importanza assoluta del fattore Stato amico è confermata anche dal caso della mancata secessione del Québec dal Canada: caso all’apice dell’attenzione internazionale finché c’era l’interessamento diretto della Francia di Chirac ma, caduto nell’oblio dopo il defilarsi di quest’ultima.
Per lo stesso motivo e fintantoché la Spagna riuscirà a gestire le rivendicazioni catalane come fatti meramente interni e non cadrà nella tentazione di usare la forza, la Catalogna molto difficilmente potrà guadagnare la tanto agognata indipendenza.

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