Il voto non serve se l’Italia non diventa federale

calabria

di Mario di Maio – Come d’abitudine, nel corso della campagna elettorale si sono evidenziati gli effetti negativi più recenti del sistema nato cresciuto e “perfezionato”in più di 150 anni di storia. Si e’ fatta propaganda infatti in una delle regioni ricche del Nord e in Calabria, fanalino di coda di quelle del Sud. E, come d’abitudine, è emerso che negli ultimi 5 anni l’Emilia ha progredito, mentre la Calabria, forse, è anche peggiorata.
In pratica l’assetto istituzionale italiano non è in grado di risolvere la questione meridionale e ” l’intollerabile divario” aumenta a dispetto dei ministeri “per il Mezzogiorno” e del permanente stanziamento di risorse “straordinarie” per risolvere “una volta per tutte” la situazione. E non è un mistero per nessuno che il sistema regionale, che dovrebbe essere il motore dello sviluppo dei vari territori nella pratica si è sostanzialmente risolto in una moltiplicazione di posti di lavoro pubblici che pesano non poco nel bilancio dello Stato.
Ma come può il Molise, o la Lucania, o qualsiasi altra Regione essere utile ai propri cittadini se le competenze relative alle materie dei settori “chiave” rimangono tutte concentrate a Roma, che, comunque gestisce a piacimento i soldi di tutti noi “sudditi”?
Ma non sarebbe meglio coinvolgere e responsabilizzare i territori? Guai, però, a parlare di federalismo e di federalismo fiscale!

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