LE DIMISSIONI DI BOSSI? UNA PRESA PER I FONDELLI!

di FRANCESCO FORMENTI*

La notizia di questi giorni è quella delle dimissioni di Umberto Bossi da segretario della Lega Nord. I più “cliccati” programmi televisivi hanno fatto a gara a invitare vecchi e nuovi esponenti leghisti e presunti politologi per analizzare ed entrare nei minimi particolari di questa intricata vicenda. Ma valutando bene tutta la faccenda non possiamo non notare alcune anomalie e giochi di prestigio che la dicono lunga sulle “presunte” dimissioni del nostro “eroe”; infatti contemporaneamente ha lasciato la carica di segretario ed ha assunto quella di presidente del movimento.

Per gettare acqua sul fuoco è stato prontamente istituito un triumvirato composto da elementi che già sedevano nel direttivo federale con mansioni non di poco conto e che comunque, a norma di statuto, non hanno alcun potere e quindi il vero potere sta nelle mani del presidente di turno, in questo caso ancora di Umberto Bossi.

Nuovo amministratore è stato nominato Stefano Stefani, che anche lui faceva parte della vecchia dirigenza leghista e mi meraviglia molto che fosse all’oscuro di queste vicende, essendo da molti anni collaboratore con i vari amministratori per via dei suoi incarichi interni al partito.

Detto questo sarebbe interessante che, sempre per chiarezza e trasparenza nei confronti dei militanti, si pubblicassero i bilanci compresi i contributi obbligatori dei parlamentari, dei consiglieri regionali e di tutti gli altri soggetti obbligati a versare parte delle loro entrate di derivazione politica dal 1992 in poi e vedremmo che le cifre in ballo aumenterebbero esponenzialmente. Io ci ho provato nel 2000 con l’ineffabile amministratore di condomini Balocchi, il quale mi rispose che tutto era regolare.

Anche sul fronte dei versamenti non sempre il trattamento, a mio modesto avviso, era uguale per tutti. Infatti il contributo veniva trattenuto alla fonte, prima ancora che venisse erogato lo stipendio da parte del Parlamento, quasi una sorta di sostituto d’imposta tanto odiato e dileggiato dalla politica leghista del sindacato della ben nota attivista Rosy Mauro e, visto che non tutti erano uguali e figli della stessa madre, diversi erano esonerati da questa consuetudine (il capo voleva cavalli snelli e troppi soldi avrebbero potuto renderci piuttosto pigri, da qui la tosatura), ora sarebbe il momento di conoscerne i nomi e le motivazioni.

Detto questo il tutto mi sembra una gran presa per i fondelli, i militanti più attenti rimarrebbero delusi per l’ennesima volta, gli altri non capirebbero e tirerebbero diritto ed il congresso, se si farà, non cambierà di una virgola con buona pace di tutti.

*Unione Padana

 

 

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