Le città perdono il 50% dei fatturati. Bernardelli (Grande Nord): ma tranquilli, segreto di stato su chi ha preso i bonus

di Roberto Bernardelli – Avete visto il report disastroso di Confcommercio? Il turismo a macchia di leopardo e solo finché dura sta dando un po’ di respiro all’economia vera. Ma i dati visti da vicino sono una apocalisse. Dove troverà l’impresa le risorse per pagare le tasse?

Il governo più che dire su la mascherina giù la mascherina non sa fare. E’ un’Italia a due velocità quella fotografata da Fipe Confcommercio in questo Ferragosto: con uffici e fabbriche chiuse e senza la massa dei turisti, le città d’arte fanno registrare un calo dei fatturati che oscilla tra il 30 e il 50 per cento. Boccata d’ossigeno per le aree alpine e prealpine dove il mese di agosto si sta rivelando meno drammatico rispetto alle previsioni, grazie al turismo di prossimità e ai vicini valichi con la Svizzera e l’Austria: fatturati e occupazione all’80% circa rispetto al 2019.

Ma prosegue la sofferenza delle città d’arte, da nord a sud, Sicilia compresa: il 70% circa delle attività ha ritenuto più conveniente chiudere i battenti, mentre chi rimane aperto incassa il 50/60% in meno rispetto a un anno fa. In controtendenza le località di mare, dal Friuli alla Toscana alla costa adriatica, dove le prenotazioni sono in aumento con punte del 50% rispetto al 2019.

“I dati positivi delle località balneari sono un’ottima notizia – ha sottolineato Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici Esercizi – ma è chiaro che si tratta di un pannicello caldo: due settimane di ripresa non possono compensare 6 mesi drammatici per il settore. Tra l’altro si tratta di un fuoco di paglia, destinato a durare fino al 23 agosto, quando gli italiani rientreranno nelle città”. ”

La speranza è che da settembre si cominci a riaprire gli uffici, allentando lo smartworking per dare ossigeno anche alle attività dei centri urbani e in periferia che ora vedono un crollo di fatturati del 50% e di un terzo degli occupati. È il momento di uno sforzo in più da parte del governo per rilanciare i consumi, altrimenti rischiamo un autunno caldo”, ha aggiunto.

Ma guardiamo anche ad altri settori.

Passando dal food all’abbigliamento, il punto arriva da Federmoda Confcommercio che a ferragosto, dopo 15 giorni di saldi, in qualche regione anche oltre un mese, stima un calo complessivo di incassi nei negozi e nelle boutique di circa 1,4 miliardi. I consumi infatti si dovrebbero attestare a 2,1 miliardi contro i 3,5 miliardi dell’anno scorso. In particolare, secondo un sondaggio di Federazione Moda Italia-Confcommercio, il 74% delle imprese intervistate ha registrato un calo delle vendite rispetto ai primi 10 giorni di saldi del 2019. Le vendite sono stabili per il 14% e per un 12% positive.

Nessuno che dica come si esce da crollo del Pil? No, si litiga solo sugli sbarchi, si distrae l’opinione pubblica come sta accadendo da anni.

Il 53% delle aziende che ha risposto ha evidenziato un calo del fatturato entro il 30% rispetto all’anno precedente, ma per la restante parte la perdita è stata superiore, arrivando a toccare un -70/80% nei centri delle grandi città che soffrono di più, a differenza delle periferie, dei centri minori e delle località turistiche che hanno registrato qualche soddisfazione. Gli acquisti hanno riguardato soprattutto t-shirt e polo, abiti donna, bermuda, camicie, calzature donna, pantaloni e sandali. Per Federmoda Confcommercio servirebbero per ripartire contributi a fondo perduto, ‘bonus’ per gli acquisti di abbigliamento e calzature, un credito di imposta per la svalutazione dei magazzini, dal momento che sarà impossibile recuperare la stagione primaverile completamente persa, con molti prodotti che resteranno invenduti.

No, ma tranquilli, ci sono cento task force e un super commissario…

ONOREVOLE ROBERTO BERNARDELLI – PRESIDENTE GRANDE NORD

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