Certo sono lontani i tempi in cui La Civiltà Cattolica pubblicava testi come “L’Islam contraffazione araba del monoteismo biblico”. Era il 1912, e oggi il vento è cambiato. Tanto da scuotere persino Il Foglio che il 17 gennaio 2015 turbato titolava: Quei “ragazzi turbolenti” che ammazzano non sono l’islam – La sconcertante sociologia della Civiltà Cattolica che assolve il terrorismo.
Titolo un po’ fortino… Ma come commentava il quotidiano di Giuliano Ferrara l’indomani della strage di Parigi?
“Per evitare che tremila occidentali vadano in Siria per fare il jihad o che entrino nelle redazioni dei giornali con il kalashnikov in mano, basterebbe curare di più l’educazione nei quartieri difficili, sostenere le famiglie più fragili, organizzare le zone urbane periferiche. E’ la ricetta della Civiltà Cattolica presentata nell’editoriale che apre l’ultimo numero della rivista dei gesuiti italiani. Aiuole ben curate e piste ciclabili, dunque; strade e piazzette illuminate e i fratelli Kouachi, i killer dei redattori di Charlie Hebdo, saranno solo un caso isolato, una triste parentesi nella storia contemporanea. L’islam – quello definito “normale” dall’omologa nostrana di Etudes, la rivista che aveva pubblicato, salvo poi far marcia indietro, le vignette di Charlie Hebdo su Benedetto XVI e Francesco e Cristo crocifisso – infatti, non c’entra nulla con ciò che è accaduto a Parigi, Tolosa, Londra, Madrid né con quanto stava per accadere a Bruxelles prima che i servizi locali procedessero al blitz nelle cittadine di Villvord e Verviers, nei dintorni di Liegi. E neppure con l’abbattimento delle Torri gemelle a New York, l’11 settembre del 2011”.
Insomma, con sarcasmo Il Foglio non ci sta alla facile lettura sociologica che sembra essere avulsa dalla virulenza con cui la matrice terroristica dell’islam sta pianificando attacchi e devastazione. “Occorre innanzitutto riconoscere da dove questa violenza non viene. Non vi è correlazione diretta con l’immigrazione musulmana”, chiarisce subito il periodico diretto da padre Antonio Spadaro, che poco dopo ribadisce il concetto, spiegando che gli attentatori sono semmai “nemici della democrazia, lupi solitari legati a gruppi organizzati a livello internazionale, formati alla violenza più crudele e dormienti per anni”.
Casi isolati, insomma, disadattati…
“Questi attentati non sono legati in alcun modo alla pratica normale dell’islam: tutti i gruppi musulmani hanno chiaramente e fortemente denunciato questi estremismi, compresi quelli dei paesi musulmani. Del resto, essi ne sono le prime vittime collaterali”.
Ma Il Foglio replica: “Dimentica, la Civiltà Cattolica, che tutti questi gruppi fondamentalisti hanno in comune anche il credo coranico che mostrano sui vessilli issati su vecchie chiese conquistate prima d’essere rase al suolo e sulle jeep scassate con cui entrano nelle città appena cadute sotto il loro controllo… Se l’islamologo d’origine araba padre Samir Khalil Samir S.I. diceva al Foglio lo scorso 10 gennaio che il dialogo interreligioso odierno “consiste nei musulmani che per prima cosa ricordano che se si verifica qualche attentato è perché si trovano in condizioni sociali difficili”, per la Civiltà Cattolica è proprio quel contesto sociale a giocare un ruolo decisivo nel portare sulla cattiva strada quei ragazzi turbati: “Un miscuglio di problemi, di disoccupazione, di emarginazione, di carcere e di vuoto religioso”.
Curiamo meglio le aiuole, vinceremo l’Isis.