Le balle spaziali di Renzi e il solito aumento delle tasse

di CLAUDIO ROMITI

Il premier Renzi ha dunque svelato al mondo intero la sua ricetta per trasformare in un giardino fiorito l’italico regno del sottosviluppo. Più tasse e più deficit in salsa keynesiana. In particolare mi ha colpito la vera e propria mazzata, da noi ampiamente annunciata su queste pagine, che questo formidabile “venditore di pentole” ha inferto al settore del risparmio privato. Massacrando ulteriormente le cosiddette rendite finanziarie – definizione ideologica che la politica del tassa e spendi usa per spennare i polli che ancora investono i propri risparmi in azioni e obbligazioni -, l’avventuriero fiorentino avrebbe trovato le coperture per ridurre il 10% dell’Irap che grava sulle imprese.

Al netto degli annunci (vogliamo vedere i ddl), trattasi del ben conosciuto metodo delle partite di giro fiscali le quali, non determinando alcun sostanziale beneficio di sistema, servono solo a creare scompiglio nel già devastato quadro economico-finanziario, incentivando nella fattispecie la fuga degli investitori dalla nostra già asfittica borsa.  Andando oltre le più funeste aspettative, il governo del fare fumo ha portato l’aliquota che grava su qualunque forma di plusvalenza finanziaria, esclusi i titoli di Stato, al 26%, un livello da considerare molto alto se consideriamo le altre tagliole tributarie che appesantiscono le compravendite azionarie e i relativi depositi. Nei fatti, su un pacchetto di titoli modesto, tra tobin tax, bolli e quest’ultima imposta, il prelievo effettivo sugli eventuali guadagni può ampiamente superare il 30%.

Ma oltre ai dubbi di una fiscalità che, al pari dei giochi controllati dallo Stato, colpisce sostanzialmente il passaggio di quattrini da una mano all’altra senza che vi sia un effettivo aumento della produzione, utilizzare la tassazione sul capital gain quale copertura permanente per un taglio strutturale dell’Irap è a dir poco demenziale. Lo è soprattutto in considerazione del fatto che durante i lunghi periodi di depressione nei valori di borsa, che da molti anni caratterizzano Piazzaffari, creano solo minusvalenze, mettendo in discussione le entrate previste dal governo Renzi. Entrate rese ancor più incerte proprio dall’inasprimento dei tributi che pesano sugli scambi finanziari, a mo’ di serpente che si morde la coda. In altri termini, possiamo considerare questa farlocca copertura per tagliare una modesta percentuale dell’imposta rapina per eccellenza una tragica pagliacciata la quale, in prospettiva, getta le basi per un aumento del deficit pubblico o/e per nuove tasse.

Se questa è la direzione indicata dall’ambizioso premier per far ripartire la nostra economia, non resta altro da fare che metterci l’elmetto. Il peggio deve ancora venire. Il new deal renziano si preannuncia a colpi di  tasse e balle spaziali.

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

Domenica si marcia a Vicenza per dare senso ad una grande nazione

Articolo successivo

Burocrazia e malagiustizia, ecco come l'Italia ti fa chiudere l'azienda