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L’Atlante dei classici padani. Ecco la Terra promessa: la Padania dronizzata, macroregione del mattone

di STEFANIA PIAZZOpadania classics3

A prima e distratta vista non comprendi se il progetto Padania Classics sia una di quelle tante strategie librarie e giornalistiche per esaminare la fenomenologia della Lega, nascita, caduta e risurrezione. Poi, sfogliando le pagine internet di questo sorprendente viaggio tra la cementificazione politica e sociale di casa nostra, ti rendi conto che il lavoro appena uscito, L’Atlante dei classici padani, è l’impietosa e realistica carrellata di ciò che ci circonda. Oltre che il fallimento di una Terra promessa tra mito e culto del leader. Anzi, dei leader. Una terra nei suoi paradossi e nelle sue ambizioni distratte e scoordinate, fotografata mentre non se ne accorgeva dell’obiettivo. In altre parole, si potrebbe parlare di confusione urbanistica della macroregione o, se si preferisce, di una grande betoniera politica che mescola da mattina a sera agglomerati o solitudini sociali. Viene da chiedersi se questa Padania sia una terra felice, ma la risposta ciascuno di noi ce l’ha già. Un tempo, nei primi anni ’90, si sentiva dire: “E un rutto vi sommergerà”. Invece un cementificio ci ha sommersi. Il progetto nasce da una idea di Filippo Minelli, ed è curato da Krisis Publishing. Con una introduzione di Carlo Sala, testi di Emanuele Galesi, infografica di Alberto Antoniazzi, illustrazioni di Marta Comini e traduzioni di  Anna Carruthers, spiega nella presentazioe online:

 

L’osservatorio della MacroRegione

“La Padania esiste. E’ un territorio del nord Italia senza confini nazionali ma definito da azioni politiche e imprenditoriali. Dopo 30 anni è sotto gli occhi di tutti”.

“Formalmente non riconosciuta da nessuno, la Padania doveva essere una Repubblica Indipendente separata dallo Stato italiano dagli anni ’90, come proposto dal Referendum per l’indipendenza tenutosi nel 1997 in ogni Consiglio Comunale del nord Italia. La lotta per l’indipendenza era sia a livello sociale che istituzionale; mentre gli attivisti dipingevano muri e strade con slogan pro-indipendenza un partito politico chiamato Lega Nord lottava in Parlamento per ottenere risposte alla pressante richiesta di federalismo”. Si legge nel sito di padaniaclassics per inquadrare giusto il perimetro di una fotografia sociale. E poi si comprende meglio l’intenzione. Ecco cosa si legge:

Monitoraggio

Giriamo la Padania in lungo e in largo, osserviamo quello che è stato e quello che sarà, i comportamenti delle persone, annotiamo posti e facciamo rilievi.

Documentazione

Fotografiamo e filmiamo in digitale e analogico, da terra e con l’aiuto di droni. Documentiamo i cambiamenti in corso e l’invecchiamento di quello che già c’è.

Produzione

Coinvolgiamo le persone diffondendo il materiale via internet, attraverso la produzione di mostre, pubblicazioni, documentari, tour didattici e workshop.

Detto questo, la Padania dronizzata è servita. E’ il quotidiano che non vediamo. Tanto ne siamo assuefatti. Ed ecco una carrellata di immagini, che valgono più di mille parole. Era questa la terra promessa? Diversi poi sono i capitoli di analisi proposte: Infastiditi dal vuoto; La Terra promessa; Sangue aziendale: Salire sulle cose; La Madre è grande; A proposito di palme; Rumore di fondo; Everybody boom boom; Dentro la mangiatoia; Le cattedrali del disastro.padania classics2

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