Lasciateci lavorare la nostra terra. Al Nord 200mila ettari non coltivati per regole imposte da Bruxelles e poi non abbiamo il grano…

di Gigi Cabrino –   La guerra in Ucraina va avanti ormai da quasi due mesi e le sanzioni verso la federazione Russa unite all’impossibilità di importare dall’Ucraina sta causando non pochi problemi sul fronte dell’approvvigionamento di materie prime con rialzi notevoli dei prezzi.
Da diverse settimane le associazioni di categoria hanno lanciato l’allarme per una probabile carenza di grano con l’impossibilità di colmare il vuoto lasciato dall’impossibilità di importare dalle zone di guerra.

Senza rivedere gli accordi UE sulle produzioni agricole non c’è via d’uscita ma è il caso di ricordare che sul territorio italiano, in prevalenza nelle nelle regioni del Nord, ci sono quasi 200mila ettari di terreni lasciati a riposo in virtù degli accordi europei; vista la situazione eccezionale non sarebbe da escludere lo sblocco delle coltivazioni in questi terreni per una semina immediata.

Stiamo parlando di incolti per 20200 ettari in Emilia Romagna, 17544 in Piemonte, 12300 in Veneto e 11000 in Lombardia.
CIA Alessandria osserva che nel solo territorio della provincia alessandrina sono 5595 gli ettari di terreno lasciato a riposo per gli accordi comunitari per un totale di 2952 aziende.
Questi dati derivano dalle denunce PAC fatte dagli agricoltori e dalle rivelazioni della Regione Piemonte, pertanto non è da escludere che i terreni incolti possano essere ancora di più.
Gli agricoltori osservano che la possibilità di riconvertire questi terreni in coltivazioni potrebbe ridurre la carenza di grano causata dalla guerra e soprattutto ribassare i costi di produzione di tutti quei prodotti cerealicoli ultimamente cresciuti proprio in seguito al conflitto ucraino.
Per far fronte alla carenza di grano e cereali derivante dal conflitto ucraino gli agricoltori chiedono di poter fare la loro parte semplicemente potendo lavorare.

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

Non contenti, arriva anche il Forum per il Sud

Articolo successivo

L'inflazione, il nuovo import della crisi. Bce acquisterà meno titoli di Stato, alle imprese meno credito