Lamon, per la sua secessione due disegni di legge

di REDAZIONE

Sprint della Lega in Parlamento per ripresentare non uno, ma due disegni di legge sul distacco di Lamon dal Veneto e l’annessione al Trentino. A fare la prima mossa alla Camera è stato l’onorevole del Carroccio Matteo Bragantini, membro nella scorsa legislatura della prima Commissione affari costituzionali, mentre al Senato ci ha pensato l’ex vicecapogruppo Sergio Divina. Venerdì, giorno di apertura delle Camere, anticipando anche l’elezione dei presidenti a palazzo Madama e Montecitorio, il Carroccio ha rimesso subito in pista il progetto secessionista che può diventare così uno dei primissimi provvedimenti a passare sotto gli occhi del nuovo Governo. Se lo augura il sindaco Vania Malacarne, con la speranza che i ritmi dopo un’attesa che dura ormai dal 2005 continuino a essere questi, cioè finalmente rapidi. E in tal senso, dice il primo cittadino, «è benvenuto qualsiasi contributo che ci aiuti a passare in Trentino».

Così il segretario provinciale leghista Diego Vello: «Nella speranza che il progetto di legge venga al più presto portato in aula e sia data una volta per tutte risposta al Comune di Lamon e ai suoi cittadini che da anni aspettano una pronuncia definitiva, esprimo soddisfazione e ringrazio l’onorevole Bragantini del suo costante interessamento sulle questioni inerenti i referendum», commenta. «Mi auguro che nessuno questa volta trovi scuse inutili per bloccare ancora il voto». Gli fa eco la neo senatrice Raffaela Bellot che ha promesso, anche da parte sua, di lavorare «affinché Lamon abbia al più presto una dovuta risposta». Un ringraziamento alla Lega «per aver mantenuto la promessa, dimostrando impegno nei nostri confronti» arriva poi da Renzo Poletti, storico leader referendario che ha ripreso la battaglia nonostante lo stop di settembre, quando la Camera ha rispedito il disegno di legge in Commissione bilancio per volontà del Governo prima del voto.

Un dietrofront con il ritiro del documento che sull’altopiano fece infuriare tutti, perché interpretato come la mancanza di volontà da parte dei politici, almeno alcuni, di prendere posizione. Il motivo fu spiegato dall’allora sottosegretario di Stato Severino Ruperto nella «necessità di approfondimenti in ordine ai riflessi finanziari, quindi all’impatto che il provvedimento potrebbe avere». In poche parole, il bisogno di valutare i contraccolpi economici dell’operazione. Nel frattempo, la Regione a fine febbraio ha dato il via libera alla mozione di richiesta agli organi romani di portare avanti l’iter. E adesso il nuovo Governo si troverà il disegno di legge sul tavolo in cima alla lista.

FONTE ORIGINALE: http://corrierealpi.gelocal.it

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