“LA VERSIONE DI TOSI”, IL LIBRO INTERVISTA DELL’UOMO FORTE

di REDAZIONE

E’ uno degli uomini forte della nuova Lega 2.0, reduce dal successo alle comunali di Verona e al congresso nazionale della Liga. Flavio Tosi si racconta. Parecchi bocconi amari ingoiati dopo la malattia del Capo e la nascita del cerchio magico, ma  anche il massimo rispetto, sempre e comunque, per quell’Umberto Bossi padre della Lega che pure era arrivato a definirlo uno «stronzo», minacciando di cacciarlo. Flavio Tosi racconta la sua storia con la Lega e il suo essere sindaco a Verona a 360 gradi, senza reticenze  e non rinunciando neppure a rinnovare critiche e rilanciare proposte, nel libro-intervista «La versione di Tosi» di Stefano Lorenzetto che, per Marsilio, è in libreria da domani.

Tosi traccia un profilo di Bossi come di un uomo politico che ha verso la Lega un amore come se fosse «la figlia che non ha mai avuto». Il sindaco di Verona e neo segretario veneto del Carroccio parla poi della malattia del leader che scatena gli appetititi di chi gli è vicino e che Bossi non riesce ad arginare. Nel libro il ciclone giudiziario nasce dal fatto che ad un certo punto «il potere vero era concentrato nelle mani di Manuela Marrone e Rosi Mauro, che comandavano scavalcando il Consiglio federale. Quello che decidevano, diventava legge». Secondo il neo segretario della Liga Veneta se non avesse avuto problemi di salute, poi, il Senatur «non avrebbe mai candidato suo figlio, mai» perchè «sapeva benissimo che era un errore madornale. Non è in questo modo che si fa carriera nella Lega».

Il libro-intervista affronta anche le sue litigate con Bossi, con il rischio espulsione; ma su questo il sindaco dice: «credo che Bossi non abbia mai pensato di cacciarmi. Non è scemo». E anche questa sicurezza nasce dalla certezza che il Senatur pensa sempre al bene della Lega un fatto che, per Tosi, è dimostrato dall’appoggio, dopo le sue dimissioni da segretario federale, a Roberto Maroni.

Dimostrando la sua costante autonomia, pur da maroniano di ferro, Tosi – nell’intervista – sul tema caldo della secessione spiega: «l’articolo 5 della Costituzione non lascia margini di manovra» e «l’Italia è una sola»; e aggiunge «come fa la Lega a parlare di secessione dopo essere stata tre anni e mezzo al governo? Quale credibilità può avere un ex ministro della Repubblica italiana che all’improvviso viene a propormi di smembrarla? Siamo seri». Tosi preme piuttosto sul federalismo e sulla realizzazione di tre macro aree: «tre macroregioni all’interno della stessa Repubblica, dotate di autogoverno fiscale e amministrativo. Costituzionalmente ineccepibili. Farebbero il bene dell’Italia, giacchè se tutti gestiscono le loro risorse, sono anche responsabilizzati nel farlo al meglio».

Sul piano personale ricorda anche le tante minacce ricevute. Si dice pronto a difendersi ma non chiede protezione alle forze dell’ordine. Dice che ha tre pistole: «per strada non le userei mai – sottolinea -. Ma se mi ritrovassi un aggressore in casa, sì».

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