La verità sul Mes? Non vi dicono che serve un referendum

di Luigi Basso – Il 23 luglio 2012 il Parlamento autorizzava il Capo dello Stato, Napolitano, a ratificare il Trattato istitutivo del MES, sottoscritto il 2 febbraio dello stesso anno dal Governo Monti appena nato.
Il Trattato era stato sviluppato almeno dal 2010 dal Governo Berlusconi, sostenuto da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia.
Il Trattato è dunque perfettamente in vigore da anni e le polemiche di questi giorni al riguardo, con tanto di rinfacci da destra e sinistra, sono solo una sceneggiata per distrarre le masse.

Tutti (tranne i 5 stelle perché non erano ancora in Parlamento) hanno partecipato a realizzare, chi mettendo un mattone chi una tegola, l’edificio del MES che è stato, appunto, il culmine di una procedura durata almeno 3 anni: il Trattato non è nato in una notte come un fungo.
Peraltro, come al solito, la cosa più grave del MES è quella che viene taciuta: il MES non prevede clausole rescissorie o di uscita.
In punta di diritto internazionale, peraltro, neppure il recesso unilaterale con una legge votata dal Parlamento europeo potrebbe bastare, proprio per mancanza di una clausola che consenta di risolvere il Trattato.
Anche l’attivazione della fase contenziosa prevista dall’art. 37 del Trattato porterebbe poco lontano poiché il Giudice di ultima istanza, qualora si esaurissero i gradi interni al MES, sarebbe comunque la Corte di Giustizia Europea e non abbiamo dubbi sulla sentenza che emetterebbe.

Si badi, ancora, che nel Trattato MES non sono previste attivazioni senza condizioni, ma si ripete più volte che le condizioni devono essere “rigorose”: la parola “condizioni” e derivati ricorre quasi sempre nei primi articoli del Trattato.
Ma allora cosa bisognerebbe fare?
Semplice: non attivare il MES.

A questo punto ha ragione, per una volta, Monti, quando invita Conte a dire la verità e tutta la verità, pubblicamente.
Ci proviamo noi a dirla.
Cari italici, i soldi in Cassa sono finiti, se volete che paghiamo stipendi pubblici e pensioni vi dobbiamo impiccare al MES, che prevede la Trojka (art. 13 comma 3).
Nessun Governo può avere sulle sue spalle un compito moralmente così gravoso: qualunque scelta facesse, quel Premier sarebbe inseguito a vita dai sostenitori dell’una o dell’altra opzione.
La via maestra rimane quella democratica: un referendum.

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