Le vacanze piemontesi degli ex consiglieri regionali, processo Rimborsopoli

di GIOVANNO D’ACQUINObandiera-piemonte-1

Era nato tutto durante una trasmissione tv, quando dalla battuta di un amministratore uscì la vera notizia. Le vacanze, a quanto pare a spese del contribuente. Via alle prime indagini e poi mani sui bilanci, lavoro per la Guardia di Finanza. Adesso il cosiddetto processo Rimborsopoli inizia a entrare nel vivo, con gli inquirenti chiamati dal giudice a esporre i fatti contestati e le prove esibite dall’accusa. Dalle vacanze si arrivò ben presto a contestare altro: vestiti, medicine, champagne, regali, benzina, biglietti per lo stadio o il teatro, persino le parcelle degli avvocati, per arrivare alle vacanze.

Davanti ai giudici ha parlato cinque ore il capitano delle Fiamme Gialle, Francesco Mangano. Le accuse sono di peculato. Sotto la lente ci sono le spese dell’ex governatore Roberto Cota, di 23  ex consiglieri regionali. C’è chi è andato in vacanza a Malta, chi in missione in Cina si fa rimborsare oltre le indenntà pranzi e cene a parte, chi in missione a San Francisco si fa rimborsare buoni pasto come se fosse a casa a Torino…. idem per cene e pranzi in Svizzera e a Cannes, o a Venezia col motoscafo. C’è chi invece mangia a Venezia ma è in Piemonte, chi è al bar a Vercelli ma è anche al mare in Croazia. L’ubiquità delle ricevute e degli scontrini fiscali. C’è chi, ancora, va in Liguria al mare ma spende in montagna… Più carino anche andare nelle baite di Sestriere e limitrofi e poi a casa scaricava le spese sulla collettività.

L’accusa contesta anche altro: il pagamento di spese per feste di partito, alberghi compresi, viaggi in pullman per convention a spese dei gruppi, infine, le parcelle dei legali per i ricorsi contro la Bresso, i pieni di benzina, le ricariche telefoniche, cravatte di Marinella, abbonamenti per il volley, per la Juve, e perché no, anche i gratta e vinci. La fortuna, si sa, è bendata. La magistratura, qualche volta, un po’ meno.

 

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