La triade, il tripartitismo imperfetto e l’Italicum

di DANIELE VITTORIO COMERO

Il fallimento del progetto Monti ha portato ai risultati elettorali del 25 febbraio 2013, con tre partiti-polo ben strutturati, di consistenza quasi identica intorno al 25%. Un sistema tripolare che ha voluto la rielezione di Napolitano al Colle, continuando la consolidata convergenza di PD e Forza Italia in governi dalle larghe intese. Convergenti anche nella messa a punto del nuovo sistema elettorale Italicum. Un sistema complesso finalizzato alla trasformazione  di un partito di minoranza in uno squadrone di maggioranza, tramite l’artificio del doppio turno di coalizione per assegnare un “premio” in seggi.

Il premio, sia chiaro, non è per gli elettori, ma per uno dei componenti delle larghe intese, che dovrebbe mettere fuori gioco il terzo partito, i penta stellati del M5S.

Il condizionale è d’obbligo perché Renzi non è per niente convincente, Berlusconi è impacciato dalle  vicende giudiziarie, Forza Italia rischia di scivolare in basso, per cui tutto questo marchingegno potrebbe essere controproducente per chi l’ha ideato. Come dimostra la sortita di Berlusconi dell’altra sera, nel programma Tv di Vespa. A pochi mesi dal primo incontro del gennaio 2014 i conti dell’Italicum sono incerti. Infatti, in caso di elezioni politiche anticipate, il sistema potrebbe escludere a priori dal ballottaggio uno dei partiti ideatori dell’Italicum. Lo schema tripolare potrebbe diventare “imperfetto”, con il partito di centro destra escluso a priori dalla competizione per il premio.

Secondo il politologo Giovanni Sartori, una delle poche voci critiche, che ha trovato spazio sui grandi giornali, è un “sistema scorrettissimo”. Sartori ha espresso più volte una valutazione negativa sulla riforma elettorale realizzata da Roberto D’Alimonte. Scherzando, ma non troppo, ha scritto che il nome Italicum sa troppo di treno, per cui ha proposto un altro nome: “bastardellum”. Per ora non è il caso di scherzare su questo pericoloso marchingegno legislativo, perché veramente l’Italicum è un’operazione quasi alchemica, di trasformazione del ferro in oro. In un prossimo futuro, un partito (gruppo) di minoranza, anche del 25%, potrà diventare una solida maggioranza in grado di occupare il governo e tutte le maggiori cariche pubbliche del Paese.

L’attuale governo di Renzi è l’ultimo tentativo dopo i fallimentari tentativi di Monti e Letta, per cui ben si addice la citazione di un antico detto latino “motus in fine velocior”, suggerita da Giorgio Galli.

Infatti, secondo una legge della fisica, gli ultimi momenti di un evento sembrano scorrere più velocemente, quasi per un impellente bisogno di abbreviare l’attesa  che separa dalla meta finale.

Allo stesso modo il sistema politico italiano sembra divorare,  nella sua corsa sempre più veloce a cambiare guida politica, tutte quante le fasi della triade hegeliana (tesi, antitesi e sintesi). Alla tesi che ha fatto leva su Mario Monti, l’abile economista incapace  di risolvere i problemi economici, è contrapposta l’antitesi politica rappresentata da Enrico Letta, il raffinato politico che temporeggia e perde tutte le occasioni, a sua volta superato dalla sintesi di Matteo Renzi, l’efficace comunicatore moralista che probabilmente alla fine nessuno vorrà più ascoltare.

Occorre sottrarsi al giogo della comunicazione politica, che per sua natura è breve, intensa e effimera, che ha necessità di riproporre continuamente messaggi sempre più forti: prima la rottamazione, poi le continue sfide elettorali delle primarie, ora la riforma elettorale e costituzionale, la riduzione degli stipendi pubblici e dei costi delle istituzioni. Tutte cose largamente condivisibili, se fossero veramente fatte bene. Però, di tutti questi protagonisti della scena politica, come singoli, non ne rimarrà nulla: solo l’eco o il frastuono di azioni che si rivestono di senso in rapporto ad un sistema politico, ormai logoro, che trova la sua ragione di essere nella smania di potere. Forse, è giunto  il momento di azzerare gli ispiratori e i politici delle larghe intese.

Anticipazione e rielaborazione per L’Indipendenza di un testo contenuto nel libro “L’Urna di Pandora” (Biblion Edizioni) scritto dall’autore in collaborazione col prof. Giorgio Galli e l’avv. Felice Besostri e in uscita il mese prossimo

 

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