LA “TEMPESTA PERFETTA” CHE ALEGGIA MINACCIOSA SOPRA L’EURO

di GIANMARCO LUCCHI

Il D-Day in Europa si avvicina e la paura tra i sudditi di Sua Maestà è in aumento. Specie tra chi aveva investito nel mercato immobiliare del continente. I britannici che hanno le seconde case in Grecia, Spagna e Portogallo stanno cercando in massa di liberarsi di questi immobili per paura di perdere i loro investimenti a causa del crack dell’euro. A rivelarlo è una ricerca condotta dall’agenzia di cambi HiFX ripresa ieri dal Sunday Times. Secondo lo studio, il 39% dei britannici con casa in Grecia sta cercando di vendere. La percentuale scende al 34% in Spagna e al 23% in Portogallo – il turnover fisiologico sarebbe del 15%. Insomma, stiamo assistendo a un vero e proprio fuggi-fuggi.

Un altro studio recente ha d’altra parte evidenziato come, rispetto al 2008, le richieste di valutazione rivolte alla vendita da parte di proprietari britannici siano aumentate nell’eurozona del 191%. «Se la Grecia dovesse uscire dall’euro – ha commentato Mark Bodega, direttore di HiFX – ci aspettiamo una svalutazione dei prezzi immobiliari del 50%». Come se non bastasse, al rischio crollo si è aggiunto il rafforzamento della sterlina nei confronti della moneta unica. Morale: non solo è difficile vendere e le valutazioni sono più basse rispetto agli anni del boom, ma anche riuscendo la prospettiva è quella di portare a casa, al netto del cambio, una somma inferiore all’investimento iniziale. Sembra dunque che stia arrivando la tempesta  perfetta.

«Chi ha fatto il compresso per la vendita di una villa  in Italia per una somma di 550mila euro a inizio 2012, quando il cambio era a 1.18, e si aspettava di realizzare 466mila sterline, al rogito ne incasserà invece 437mila», ha spiegato Bodega. Il caso – dove la perdita ammonta a «28mila sterline» – spiega bene «il tipo di rischi ai quali i clienti sono esposti in una transazione della durata di tre mesi». Vediamo allora il caso di Tara Ghale, 44 anni, proprietaria di una villetta situata sulle colline di Marbella, Spagna. La casa è in vendita dall’anno scorso – al prezzo di 240mila euro – e sino ad oggi non c’è stato nemmeno un potenziale acquirente. Intanto l’incasso ipotetico è passato da 214mila sterline a 193mila.

Certo è sempre una questione di prospettive. Per chi ha i nervi saldi, nota il Times, questo potrebbe essere un buon momento per fare affari nell’eurozona. Per esempio una tipica casa vacanze francese da 250mila euro in 10 settimane è passata da 213mila sterline a 200mila.

Ma se a queste notizie aggiungiamo, per chi intende dargli credito, alle previsione nefaste di Paul Krugman che sul New Yorkt Times (non sull’ultimo dei bollettini) ha preconizzato quanto segue: la Grecia fuori dall’euro entro giugno e  Spagna e Italia pronte a bloccare i conti correnti nelle banche per evitare la fuga dei capitali, c’è comunque da chiedersi sei i signori che hanno in mano le leve di comando della “zona euro” hanno ben chiara la partita che si sta giocando contro la moneta unica. Oppure vanno a tentoni e si risveglieranno solo quando avremo tutti sbattuto il muso?

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6 Comments

  1. Concordo sostanzialmente con l’articolo, che peraltro prende in considerazione solo una parte del complesso “panorama” dell’Euro. I nodi che stanno venendo al pettine (e forse con una accelerazione crescente) erano insiti nella sua nascita, con il pressapochismo e l’ambiguità muta del relativo articolo del Trattato. Ora la domanda è: uscire traumaticamente dalla moneta unica (con perdite vicine al 50%) o lasciare andare avanti la situazione (che erode comunque la ricchezza in direzione concordante con perdite progressive che toccheranno il 50% e potrebbero aumentare ancora) ?
    Senza una banca di ultima istanza e senza un preciso chiarimento sulla proprietà dell’Euro penso sarebbe meglio uscire dalla moneta unica e ripensare un diverso sistema monetario.

    • Ma la banca di ultima istanza c’è:
      sono i cittadini.

      – Ci sono miliardi di euro a disposizione nei conti correnti.
      – C’è un patrimonio immobiliare che viene pignorato e rivenduto al ritmo di 40.000 immobili l’anno.
      – Ci sono oltre 100 miliardi di crediti delle imprese in mano allo stato.

      e tutto questo solo in Italia.

      I cittadini italiani sono un pozzo senza fondo: oltre a quanto ho elencato non dimentichiamo che lo stato gli preleva il 60% del PIL ogni anno.
      Quindi c’è ancora un buon 40% che gli può ancora estorcere con tutta tranquillità…

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