/

La svolta “autoritaria” della tv Polacca scandalizza l’Europa. Ma se è la fotocopia della Rai?

polonia tvdi GIOVANNI POLLI – La chiamano “Legge bavaglio” sull’informazione pubblica, tutti gli organi di stampa ne sono scandalizzati e danno conto della manifestazione con “decine di migliaia di partecipanti” a Varsavia contro la “svolta autoritaria” del nuovo governo polacco eurocontrario guidato dal premier Beata Szydło, appartenente al partito “Libertà e Giustizia” di Jaroslaw Kaczynski.

Ma che cosa prevede la riforma dell’emittenza radiotelevisiva di Stato polacca che tanto scandalizza gli europeisti? La nomina diretta dei responsabili di reti e testate da parte del ministero del Tesoro. E, a giudicare dalle reazioni indignate a livello europeo, si deve trattare davvero di qualcosa di molto simile a un “golpe strisciante” (la definizione è di “Repubblica”) al punto che la stessa Commissione Europea ha inviato, nei giorni scorsi, una comunicazione al governo di Varsavia in cui sottolinea “che la libertà di stampa e il pluralismo dei media sono fondamentali per il funzionamento della Ue”. Addirittura, se ne parlerà in Commissione Ue il 13 gennaio.

Peccato soltanto che la riforma dell’emittenza pubblica in Polonia, che tanto scandalizza la stampa anche quella “libera e democratica” nostrana, sia praticamente una fotocopia della riforma Rai di Matteo Renzi. E nessuno se ne accorge, oppure se ne accorgono tutti ma fanno finta di niente.

A dirla con un Edoardo Bennato d’antan, “meno male che adesso non c’è Nerone”, insomma.
Eppure sarebbe sufficiente per i coraggiosi paladini della libertà di informazione fare un piccolo sforzo per scoprire che l’informazione pubblica voluta da Renzi è tale e quale, in sostanza, quella voluta dai “nazionalisti e populisti euroscettici” polacchi. La Rai di Renzi prevede infatti un Cda con limitati poteri di sette membri, di cui due di nomina della Camera, due del Senato (che non sarà più elettivo), uno direttamente del governo e uno solo dei dipendenti. Con il combinato disposto dell’italicum, che prevede una maggioranza assoluta della Camera al governo, e con l’eliminazione dei poteri della Commissione di Vigilanza  che garantiva all’opposizione strumenti di controllo, il Cda della Rai è servito su un piatto d’argento, chiavi in mano, all’esecutivo.

 

Ma quello che conta davvero nella gestione dell’azienda è il potere di nomina diretta dell’amministratore delegato da parte del governo. Un ad che fa parte del Cda e vota, tra l’altro. E che cosa fa l’Ad di stretta nomina ed osservanza governativa? Designa i direttori di rete, di testata, di canale e i dirigenti di seconda fascia. Senza nemmeno la necessità di un voto dello stesso Cda, il cui parere sarà obbligatorio ma non vincolante. Oplà, quella Polonia autoritaria che tanto scandalizza i paladini della libertà di informazione, noi ce l’abbiamo servita direttamente in casa senza colpo ferire e senza un lamento. Senza quindi che nessuno scenda per strada a manifestare, senza che la Ue si laceri le vesti e si metta a gridare allo stupro della stampa.

 

Viene a questo punto il dubbio: siamo sicuri che tutto questo scandaloso strabismo da parte dei colleghi italiani circa la situazione in casa propria sia determinato non tanto da scarsissima diligenza professionale quanto da quell’ossequiosa riverenza al potere sempre indispensabile al mantenimento della propria scrivania? E tutta questa solenne preoccupazione altrettanto strabica da parte dell’oligarchia Ue circa il futuro della libertà di informazione in un suo Paese membro non ci suggerisce proprio nulla? D’altra parte una Ue che strepita contro i rischi di montanti di “xenofobia e razzismo” e poi sostiene apertamente il governo ucraino di Kiev ostaggio delle forze apertamente filonaziste non può più sorprendere nessuno. Soltanto gli ingenui.

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

Avanti Lombardia: Maroni, convochi o no questo referendum?

Articolo successivo

Riscrivere la storia: un'Europa più piccola e solo con il Nord Italia. Piace anche al Financial Times