La SuperLega (ma di calcio)

Risulta un po’ difficile immaginare Florentino Perez e Andrea Angelli come moderni Fidel Castro e Che Guevara, ma il lancio della Superlega e’ davvero qualcosa di rivoluzionario per il mondo del calcio, come dimostrano le veemenza e la quantita’ delle reazioni, per lo piu’ sfavorevoli ed indignate. I due dirigenti, presidenti di Real Madrid e Juventus – tra i club fondatori del progetto che ha raccolto 12 adesioni – nella nota che ha ufficializzato la nascita hanno voluto spiegare lo spirito e le finalita del torneo. “Aiuteremo il calcio ad ogni livello e lo porteremo ad occupare il posto che a ragione gli spetta nel mondo – ha sostento Perez, che sara’ anche il primo presidente della Superlega – Il calcio e’ l’unico sport davvero globale con piu’ di quattro miliardi di appassionati e la responsabilita’ di noi grandi club e’ di rispondere ai loro desideri”. I club fondatori “hanno una fanbase che supera il miliardo di persone in tutto il mondo e un palmares di 99 trofei a livello continentale – ha sottolineato Agnelli, vicepresidente della Superlega – In questo momento critico ci siamo riuniti per consentire la trasformazione della competizione europea, mettendo il gioco che amiamo su un percorso di sviluppo sostenibile a lungo termine, con un meccanismo di solidarieta’ fortemente aumentato, garantendo a tifosi e appassionati un programma di partite che sappia alimentare il loro desiderio di calcio e, al contempo, fornisca un esempio positivo e coinvolgente”.

Ma chi sono gli uomini che hanno scatenato la ‘guerra dei ricchi’, come l’ha ribattezzata L’Equipe? Perez, 74 anni, imprenditore nel ramo costruzioni, a capo dei Galacticos dal 2009, e’ uno dei personaggi piu’ influenti di Spagna. Nel 2013 aveva portato al Real Gareth Bale, versando al Tottenham 100 milioni di euro, all’epoca l’acquisto piu’ costoso della storia del calcio. Gia’ uomo politico, Forbes stima il suo patrimonio attuale in 2,2 miliardi di dollari. Tipico self made man, nel 1983 si dedico’ all’iniziativa privata diventando nello stesso anno amministratore delegato di Construcciones Padros, S.A. Di recente ha mostrato interesse per rilevare la quota di Aspi (Autostrade per l’Italia della famiglia Benetton) offrendo fino a 10 miliardi di euro. Andrea Agnelli, erede della famiglia che ha scritto la storia del Novecento italiano, e’ e restera’ ill presidente dei nove scudetto consecutivi della Juventus. Dopo l’annuncio ha lasciato la carica di numero 1 dell’ECA (l’Associazione dei Club Europei) e l’incarico nell’esecutivo dell’Uefa. Contro di lui, soprattutto, si e’ scagliato Aleksander Ceferin che gli ha dato del “mentitore”, dopo che i giornali inglesi aveva pesantemente attaccato la sua politica e ironizzato sulle scelte interne. Che non sono solo Pirlo e la classifica Juve, ma i diritti tv, la governance della Lega, la ripartenza del calcio devastato finanziariamente dalla pandemia.

“I sogni non si comprano”. In attesa dei pareri di fuoriclasse del calibro di Messi, Cristiano Ronaldo e Mbappe’, e’ un no unanime alla Superlega quello che si leva dai protagonisti principali, i calciatori. Anche da alcuni di quelli che teoricamente dovrebbero essere beneficiati, come Bruno Fernades, del Manchester United, e Cancelo, del City, due dei club fondatori del nuovo supercampionato di elite. Mentre il sindacato mondiale dei calciatori annuncia che si opporra’ alle “esclusioni dalla nazionali” paventate da Uefa e Fifa, e quello italiano invoca “un accordo”, la sorpresa dei giocatori e’ testimoniata proprio dai tweet dei due campioni portoghesi di Manchester.”I sogni non possono essere comprati”, ha scritto Fernandes, ripostando il messaggio del suo collega del Wolverhampton Daniel Podence in cui viene elogiata la Champions League. “Il calcio. Il pallone. Il sogno”.

Nella foto Podence indossa la maglia dell’Olympiakos Pireo, come a voler dire che anche un club come quello pluricampione della Grecia ha il diritto di poter competere con le grandi d’Europa. Al gruppo di coloro che si oppongono alla Superlega appartiene anche Mesut Ozil, campione del mondo 2014 attualmente in forza alla sua squadra del cuore, il Fenerbahce, dopo un passato glorioso al Real e all’Arsenal. “I bambini crescono sognando di vincere la Coppa del Mondo e la Champions League – ha scritto il turco di Germania su Twitter – , non una Super League. Il divertimento del big match e’ che avvenga solo una o due volte all’anno, non ogni settimana. Davvero difficile da capire per tutti gli appassionati di calcio la’ fuori …”. Un no netto viene anche da Formello, casa Lazio, e precisamente dai due spagnoli Pepe Reina e Luis Alberto, che hanno fatto loro le parole di un altro contrario, il loro connazionale Ander Herrera del Psg. “Mi sono innamorato di un calcio popolare, del calcio dei tifosi, del sogno di poter vedere il club del mio cuore competere con i piu’ grandi – il pensiero di Herrera. Con questa Superlega europea uccidiamo i tifosi, la loro illusione e quella dei club meno grandi di poter competere nelle maggiori competizioni . Amo il calcio, e non posso rimanere zitto di fronte a questo, credo in una Champions League migliorata, pero’ no al fatto che i ricchi rubino cio’ che il popolo ha creato, che non e’ altro che lo sport piu’ bello del nostro pianeta. No alla Superlega europea”. Reina ha aggiunto un commento: “Bravo amigo”, con accanto l’emoticon di un cuoricino. Che i calciatori in generale siano contrari all’idea della Superlega lo si evince anche da un lungo comunicato del loro sindacato internazionale, il FifPro, in cui si accenna a un “caos che danneggia tutti”. Pero’, forse perche’ preoccupato che il progetto vada in porto provocando la reazione di Uefa e Fifa, lo stesso FifPro precisa che si opporra’ “con forza alle misure di entrambe le parti che violeranno i diritti dei calciatori, come l’esclusione dalle rappresentative nazionali”.

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