La società multietnica si può evitare

di LUIGI AGNELLI*

Il modello d’integrazione del “multiculturalismo” in Europa è fallito. In città inglesi, olandesi, belghe e persino francesi assistiamo al formarsi di ghetti ed enclavi etnico-religiose che costituisco una sorta di stato dentro  lo stato. Tutto ciò è assurdo e pericoloso per la coesione sciale e si fonda su di una ideologia che mette le culture tutte sullo stesso piano. Prima ci si accorgerà del fallimento prima sarà possibile porvi rimedio.
A voi piace una società multiculturale? Forse, prima di rispondere, bisognerebbe fare chiarezza su un paio di concetti. Che la “multiculturalità” esista è un semplice dato di fatto, una realtà oggettiva innegabile. Piaccia o no, in qualsiasi posto del globo terrestre si vada, capiterà sempre di imbattersi in esseri umani portatori di culture diverse. Il termine “multiculturalismo” invece, identifica una sorta di ideologia che mette sullo spesso piano qualsiasi forma culturale. Non solo, in virtù di una malintesa idea di rispetto altrui si propende per una società dove gruppi d’individui fanno riferimento a culture diverse, ovvero religione, usi, costumi, ma soprattutto valori, e li si rende liberi di autogovernarsi persino di sopra delle leggi del paese ospitante. Non esiste, quindi, una scala comune lungo la quale collocare tutte le culture e diventa improponibile giudicarle in  termini di maggiore o minore bontà, giustezza, desiderabilità, eccetera. Questo è il relativismo che deriva da una ideologia “multiculturalista”. Tutti i sistemi culturali hanno la stessa dignità etica, e perciò sono tutti uguali: i fondamentalisti come i democratici, i fanatici come i liberali, i violenti come gli umanitari, gli intolleranti come i dialoganti. E se qualcuno s’azzarda a dire che la democrazia è migliore della teocrazia, una costituzione liberale maggiormente auspicabile della sharia, una decisione parlamentare più adeguata di una sura, una organizzazione internazionale migliore della humma, una sentenza di un tribunale indipendente meno faziosa di una fatwa, scatta l’autocensura. Si pensa quindi, che la società possa funzionare senza un comune collante culturale. Esempi fallimentari di questo modo d’intendere l’integrazione li abbiamo davanti agli occhi: Gran Bretagna (a Londra si parla addirittura di Londonistan), Olanda, Belgio, Francia (in parte), paesi scandinavi. E che cosa sta avvenendo lì? Semplice, abbiamo città in cui vi sono enclavi etniche/culturali dove si amministra la giustizia in modo diverso, di qui la Costituzione, di là la s’haria, dall’altra parte le leggi tribali africane. Veri e propri ghetti che si allargano sempre più, dove per gli “autoctoni” diventa impossibile entrare e dove persino la polizia non s’azzarda più di tanto a metterci il naso. Vi piace questo modello di società? Una Babele di valori alternativi ed incompatibili tra loro? Perché di questo passo è esattamente questo il futuro che ci aspetta tra qualche decina d’anni anche da noi, proprio come sta accadendo in molte città inglesi, francesi, olandesi, belghe.

Una questione analoga già tormentava Platone ed ecco perché lui si dichiarava un convinto universalista, il relativismo, in termini etici, dentro la medesima “polis” porta alla distruzione della stessa. Vi ricordate i primi anni ’70 quando ogni tanto si vedeva qualche “vù comprà” e lo si considerava un fenomeno folkloristico? Bene, adesso non lo è più e sapete cos’è che ha fatto la
differenza? Il numero. Ora sono tanti, tantissimi e quando la concentrazione di stranieri in un determinato territorio supera il 4-5% iniziano i problemi.
Dove ho preso questo numero? Dall’etologia, perché per quante incrostazioni culturali abbia, l’uomo rimane pur sempre un animale territoriale, il più terribile. E cosa accadrà quando la percentuale di islamici in Italia e in Europa avrà raggiunto il 20/30%? Quante lauree in sociologia bisogna avere per capire a quali enormi problemi andremo incontro se il modello d’integrazione è quello del “multiculturalismo”? Il politicamente corretto non mi conviene, ergo a me questo modello di società non piace affatto; di più, la temo come la peste. Ma una società multiculturale è inevitabile, si dice! Balle, non c’è nulla di inevitabile. Accadrà se noi vogliamo che accada, se lasceremo che ciò accada. Mi viene in mente la storiella dell’ubriaco (leggetevi Paul Watzlawick). Sotto un lampione c’è un ubriaco che sta cercando qualcosa. Si avvicina un poliziotto e gli chiede che cosa ha perduto. “La mia chiave” risponde l’uomo e si mettono a cercarla tutti e due. Dopo aver guardato a lungo, il poliziotto gli chiede se è proprio sicuro di averla persa lì. L’altro risponde: ”No, non qui, là dietro, solo che là è troppo buio”.
Assurdo? No, solo politicamente corretto. E questo modo di vedere le cose sottintende due disfunzioni gravi di pensiero. La prima: esiste un’unica soluzione possibile, consentita, sensata, ragionevole (il multiculturalismo) e se gli sforzi non hanno ancora avuto successo, questo dimostra che non ci si è ancora adeguatamente applicati. La seconda: il supporre che esista solo questunica soluzione non può mai, in quanto tale, essere messa in discussione! 

Eventuali verifiche possono essere fatte solo riguardo alla sua applicazione.
Risultato: guai a chi prova ad avanzare dubbi sul modello di una società “multiculturale”. Io non voglio una società “multiculturale”, voglio una società dove chi arriva, sia esso bianco, nero, rosso o giallo, accetti e faccia propri i nostri valori fondanti, dove la legge degli uomini su questa terra valga più delle leggi di un Dio collerico ed oscuro, dove l’acquisizione della cittadinanza sia la fine di un lungo e convinto percorso di integrazione.
Nessuna differenza culturale quindi? Suvvia, non sono così sciocco, basta che le differenze si mantengano su di un piano tale da non mettere in discussione l’integrità della società. Traduzione esemplificativa: parla pure la tua lingua d’origine a casa tua, mangia ciò che ti pare, prega, se hai un Dio da pregare, ma sappi che se vuoi rimanere qui dovrai fare tuoi gli altri valori fondanti, in caso contrario sei “libero” di tornare da dove sei venuto. Le culture non sono tutte uguali, c’è di meglio e c’è di peggio: rivendico il diritto di considerare la mia tra le migliori! Io non sto dalla parte delle culture, di tutte, indiscriminatamente. Io sto dalla parte dell’essere umano e talvolta
ciò che chiamiamo “cultura”, l’essere umano lo maltratta, lo umilia, lo rende schiavo, gli ruba la dignità e poi la vita. Essere occidentali significa anche questo, stare dalla parte delle persone, se serve anche contro le culture.
La nostra, di cultura, ha prodotto mostri (c’è bisogno che faccia l’elenco? Sarebbe un insulto a chi legge) ma siamo andati oltre, siamo andati contro quella che in quel momento era la nostra cultura, o una parte degenerata della nostra cultura. Le rivoluzioni le abbiamo inventate noi o no? Un afroamericano che portava il nome di Martin Luther King ha detto:”Giudicate gli atti di un uomo indipendentemente dal colore della pelle e della sua religione”. E allora rinchiudere un essere umano dentro ad un chador, ad esempio, è un atto di barbarie e non mi interessa di che colore sia la pelle o la religione di chi lo fa! E se sto zitto, se non mi indigno, se non protesto, se me ne sto in disparte a farmi gli affari miei, se me la cavo dicendo che “tanto è la loro cultura”, se permetto che ciò accada a casa mia, nella mia nazione, nelle mie città perché il “multiculturalismo” è bello, non significa che sono tollerante, significa che sto dalla parte degli aguzzini anziché della vittima.
Significa tradire la mia cultura perché, da sempre, essere occidentali ha significato stare dalla parte della vittima. Se non fosse stato così, ci saremmo tenuti il nazismo, e prima ancora lo schiavismo, i Re per volere divino, l’Inquisizione e la caccia alle streghe e via di seguito. Io non sto dalla parte delle culture a prescindere, perché comunque sono tutte uguali, io sto dalla parte delle Hirsi Alì, delle Chahdortt Diavann, delle Azar Nafisi, delle Taslima Nasreen e di quante come loro e a rischio della vita hanno gettato a terra il chador; se non state dalla loro parte, ovvero dalla parte delle vittime, significa che state da quella degli aguzzini. Se ve ne state zitti siete dalla parte degli aguzzini.

Prendete tutti i parametri che vi pare (libertà individuale, libertà religiosa, benessere, diritti costituzionalmente garantiti, progresso tecnologico, diritto alla salute, libertà sessuali, ecc.) e poi chiedetevi: esiste al mondo un modello migliore? Se esiste fatemelo vedere. Etnocentrismo? Così è se vi pare! Mettiamola così: a casa propria tutti hanno il diritto di esercitare la propria cultura d’appartenenza, ma se tu vieni a casa mia ti devi adeguare alla mia cultura, così come se io venissi a casa tua dovrei adeguarmi alla tua. Mi piace la reciprocità! Come dice l’antropologa Ida Magli, le culture non si sovrappongono mai sullo stesso piano, una vince e domina, l’altra perde e viene dominata, questa non è un’opinione, questa è la storia. E l’Europa? Decisamente femmina agli occhi del mondo, sempre secondo Ida Magli ed anche un po’ puttana, accoglie tutti nel suo grembo, ha bandito le guerre e i corpi militari, amplia il suo territorio includendo dentro di sé altri popoli e altre nazioni senza determinare i suoi confini e senza difenderli. L’Europa si offre in modo quasi osceno compiacendosi della proprio femminilità e il mondo maschio e aggressivo resta affascinato dalla sua volontà di essere presa, posseduta, dominata, sotto-messa. L’Europa anela a diventare prostituta che regala tutto quello che possiede per poter essere penetrata fino all’annientamento. Pian piano si sta facendo ingravidare dai popoli che la penetrano ogni giorno. La sua fine si realizzerà semplicemente con la sostituzione genetica. L’Islamismo è destinato a vincere perché ha la forza della procreazione e possiede le strutture universali del sacro. L’Europa è ridotta a femmina e priva del minimo coraggio di affrontare conflitti che mettano a repentaglio la vita fisica, per i musulmani sarà un gioco da ragazzi impossessarsene e imporre il proprio modello culturale. L’Europa si percepisce come una landa desolata portatrice di una cultura tra le tante, mentre così facendo, gli altri la percepiscono come una terra di conquista. La storia non torna indietro si dice, appunto sostiene la Magli, non si tornerà indietro: semplicemente le culture finiscono quando muoiono i loro portatori, muoiono prima socialmente e culturalmente, poi fisicamente. E alla fine prevarrà la cultura islamica. Cassandra anche lei come Oriana Fallaci? No, semplicemente fessi noi: se non si farà qualcosa in fretta, in Italia e in Europa, finirà esattamente come profetizzato dalla Magli. E’ questa l’Europa che vi immaginate per i vostri figli? Il modello del “multiculturalismo” come lo abbiamo visto applicato in mezza Europa è fallimentare, prima ce ne renderemo conto meglio sarà! L’alternativa? La conoscete già, è scritta qualche riga sopra.

*responsabile del sito www.IoStoConOriana.it

 

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