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La seconda notte delle scope per Bossi

bossi nuovodi STEFANIA PIAZZO – Sembra che il tempo per Umberto Bossi possa anche tornare indietro. Anzi, non essere passato mai. Il numero 10 poi è una condanna e vedremo perchè…

Intanto la condanna in primo grado per appropriazione indebita, frutto dell’inchiesta della primavera 2012, è ancora qui a battere cassa. Mediatica e politica. La notte delle scope è tornata. Roberto Maroni si è pronunciato affermando: “Mi spiace per Umberto, persona straordinaria. Mi spiace per lui, non per quelli che hanno sfruttato lui e la sua malattia in modo vergognoso”.

Eppure era un autunno recente, un 10 ottobre di poco tempo fa, quando Maroni si lasciò andare ad un commento…

Che voleva dire Maroni affermando: “Se trovo un giudice con le palle girate, decado da governatore?” Boh! Nulla ovviamente in riferimento a nuovi scenari lombardo-campani. Ovviamente. Insomma, i cerchi, nella politica o nei granai della politica, vanno e vengono.

Basta fare un ripasso negli archivi. Vedi http://www.lindipendenzanuova.com/maroni-se-trovo-un-giudice-con-le-palle-girate-decado-da-governatore

Altro ripasso per i corti di memoria.

Intercettazioni. Imprenditori. Politica. Magistrati. E la procura di Reggio Calabria. Ve la ricordate l’inchiesta con schizzi di fango su nomi e volti noti nel nuovo corso della Lega? Prima fu la volta dell’avvocato Aiello, voluto dal  governatore lombardo a sovrintendere ad alcune questioni legali del movimento. Di lui aveva  scritto il Corriere della Calabria, e anche le agenzie di stampa perché intercettato dalla procura di Reggio.  Da non credere. Ad Aiello di sicuro non erano mancati gli strumenti della difesa, per replicare al fatto di essere di “sooggetto interesse investigativo” per gli inquirenti.

Certo è che la Regione è un bel bersaglio per i magistrati: il 2 ottobre 2014 mentre non era scoppiato ancora ufficialmente nulla, noi scrivevamo che….. http://www.lindipendenzanuova.com/il-cerchio-poco-magico-che-si-stringe-sulla-regione-lombardia-cosi-veloci-solo-gli-elicotteri/

Oppure……:

Ciriello chi? Viminale, Inail, Lombardia

Le scope mediatiche le usò anche l’Espresso, toccando il nuovo corso della comunicazione 2.0 e nella gestione delle questioni interne leghiste, Isabella Votino. Perbacco.

Ripasso d’archivio.  Rilanciava l’Ansa citando l’Espresso che, secondo quanto scriveva il settimanale,  sarebbero emersi “inoltre contatti della Votino con investigatori milanesi per tentare di ottenere informazioni su inchieste in corso che potrebbero interessare persone vicine alla Lega e a Maroni”.

Doveva essere il nuovo corso, quello partito la notte delle scope il 10 aprile del 2012. La Lega fu centrifugata fuori dal ruolo che aveva avuto e nulla è stato più come prima.

I problemi però non sono di oggi….

Era il 14 luglio del 2014 e Maroni arrivò notizia di un avviso di garanzia. Il quadro accusatorio cade su Eupolis, l’Istituto superiore per la ricerca, la statistica e la formazione di Regione Lombardia.
Da diversi anni Eupolis “ha sottoscritto una convenzione quadro con il Commissario Generale di Expo Milano 2015 per supportare: – la definizione e l’approfondimento del tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, soprattutto attraverso la predisposizione di approfondimenti conoscitivi (normativa, letteratura, stakeholder, etc.) in relazione ai vari sottotemi; – la gestione delle relazioni internazionali in ottica di promozione della partecipazione dei Paesi ad Expo 2015; – l’attività tecnico amministrativa, in particolare nell’attività di informazione sugli sviluppi e gli avanzamenti nella preparazione dell’Esposizione”.
Secondo i pm, sarebbero state esercitate pressioni, “per far ottenere indebitamente due contratti a tempo determinato a due persone a lui vicine, Mara Carluccio in Eupolis (Ente di Regione Lombardia per la ricerca, la statistica e la formazione) e Maria Grazia Paturzo in Expo2015”.
In un passaggio del decreto di perquisizione firmato dal procuratore di Busto Arsizio Eugenio Fusco e il pm Pasquale Addesso si leggeva sul ruolo del collaboratore: “In particolare non essendo riuscito a collocarle presso lo staff del Presidente in quanto al loro assunzione sarebbe stata soggetta a controlli d’ala Corte dei Conti, Ciriello, manifestando che tale era il desiderio del Presidente Maroni, richiedeva ed otteneva da esponenti di Eupolis” un contratto di consulenza alla Carluccio per 29.500 euro e da esponenti di Expo in corso di identificazione un contratto di 2 anni da 5.417 euro al mese per la Paturzo anche tramite la ‘Obiettivo Lavoro Temporary srl”.

Ci fermiamo qui nella rilettura delle vicende di cronaca. Tutti sono innocenti fino a prova contraria. 

Però ancora una volta, le coincidenze, vacca la miseria, si sprecano. Il 10 aprile 2012 a Bergamo si consumava la notte delle scope. Stessa data in cui salpò il Titanic con tutto il suo carico di cortigianeria e molle aristocrazia, dal porto di Southampton, città tanto cara a  certi massoni. Giusto per non dimenticare l’archivio.

Ora, il 10 luglio, stesssa cifra tonda, Bossi torna sulla graticola. Senza sconti. Ma con commiserazioni politiche. Come anche quella di Salvini: “La condanna a Bossi? Dispiace dal punto di vista umano. Fa parte però di un’altra era politica. La Lega ha rinnovato uomini e progetti”.

Del Titanic morirono quasi tutti, fu fatta fuori la “base” popolare, si salvarono alcuni colonnelli e le loro signore.

Avevamo scritto e lo pensiamo ancora che  sbaglia chi spera in un ritorno di Bossi o dei “bossiani”. E’ storia, non torna. Il Nord deve costruire altro, la politica si costruisce con chi ha visione politica, non in virtù di una nostalgia. Ma sbaglia e ha commesso un errore fatale chi ha pensato che demolendo le statue, i simboli, i nomi, si vincesse ancora. Non si demoliscono le identità, non si commette l’errore di rimuovere col fondatore anche i valori fondanti. L’aver trasformato una successione in guerra di religione ha portato, diaspore ed espulsioni comprese, all’accelerazione di un processo che venne avviato da dentro e da fuori, per distruggere o per cambiare. Col risultato algebrico di questa “alleanza” di azzerare politicamente un mondo. Salvini lo dice chiaramente: un’altra era politica!

Ma di notti delle scope ce ne sono state altre, dimenticate. Ulteriore ripasso dall’archivio.

Chi voleva dunque innocuizzare l’unica anomalia del sistema, c’è riuscito. Un pezzo alla volta, è venuto giù tutto. Era così difficile capirlo, fin da subito? E non è difficile da capire che la famiglia, a fine mese, non si chiede dove appendere la cartina della macroregione o la firma di una convenzione, bensì punta a due domande basilari. A quando: 1)il lavoro; 2) la giustizia sociale? Le parole sono come pietre e la gente non dimentica. Il Corriere della Sera, 24 aprile 1995, Elio Girompini, pagina 3: Maroni: Ah, se fossimo rimasti con Silvio… Adesso avremmo tre presidenti leghisti e con me al Viminale il federalismo sarebbe cosa fatta.

Ma ancora: Il Corriere della Sera, 6 febbraio 1995, pagina 5- “Umberto Bossi a l’Espresso racconta: “Per quanto mi riguarda, mi farei volentieri da parte se sapessi di lasciare il comando a gente fidata. No, non voglio che la Lega diventi un cagnolino nelle mani della canaglia berlusconiana”. (…)
Allora, quando si tornerà alle urne,(chiede il Corriere a Maroni, ndr) ci saranno due leghe, una di destra, e una di sinistra? “Oramai credo proprio di sì (…). Se diamo vita a una nuova Lega, ancorata al Polo, nel giro di pochi mesi dovremmo riconquistare gli elettori perduti, anche perché il 90 per cento era di centro destra, e solo il 10 per cento di sinistra”. (…) “Se noi gli diamo queste due condizioni, stare nel Polo della libertà, senza Bossi, tutti quelli che se ne sono andati dovrebbero tornare a votare Lega. (…)”. Ed era il 1995. Altri tempi, stessa storia.

Resta ed è la disgregazione politica del Nord il cuore del problema, è da qui che è partito il focolaio di una più ampia faglia. L’anticipazione, forse, di una più diffusa “guerra civile molecolare”, un tutto contro tutti, che profeticamente anticipò nei primi anni Novanta Enzesberger. La democrazia è apparente, è finita da un pezzo. Lo Stato non è più l’elemento superiore che regola i conflitti, lo Stato è uno degli elementi in lotta e decreta vita e morte dei suoi prigionieri. Decine, centinaia di piccole guerre, con convinzioni sbriciolate e autodistruttive, sono in corso. Eliminato l’antidoto popolare dell’identità e di chi prometteva di difenderlo, spacciando promesse e incassando altro, per ambizione e fini diversi, il varco si è aperto. Non è dato sapere quante generazioni serviranno per richiuderlo. In nome di una indipendenza, soprattutto dal passato.

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